PEDROSA NON CORRE A JEREZ, LA SUA UNA CARRIERA PIENA DI GUAI

Jerez de la Frontera. Adesso più che rattoppato, lo squadrone della Honda Hrc è proprio a pezzi. Lo avevamo capito da un po’ di giorni, ma avevamo pensato che i miracoli, a volte, possono accadere. E invece no: Dani Pedrosa non correrà a Jerez e la squadra affidata al team manager Livio Suppo ha subito predisposto un piano B, che è lo stesso di quello del Gran Premio del Gp del Texas ad Austin e del Gran Premio di Argentino a Termas de Rio Hondo.
In pista ci andrà ancora una volta il collaudatore Hiroshi Aoyama. E viste le non certo eccezionali condizioni di forma di Marc Marquez, che migliora giorno dopo giorno, ma con un mignolo fratturato non sarà al cento per cento, il piccolo giapponese sarà l’unico pilota “sano” dello squadrone del Sol Levante.
Livio Suppo ieri aveva detto, riguardo Pedrosa: “Non gli imporremo nulla, sarà lui a decidere se correre o no”. Intendendo con queste parole, un programma speciale: Dani in pista al venerdì, controllo della situazione e poi Aoyama pronto, nel caso di un parere negativo del pilota, a rilevare il collega per le prove del sabato e la gara.
Invece Pedrosa ha spiazzato tutti, pubblicando con largo anticipo il suo “no” sul suo blog. Poche righe, ma semplici e precise:
"Avrei voluto scrivere per darvi buone notizie ma purtroppo non è il caso, perché non potrò essere a Jerez. Ieri ho provato a correre con una supermotard per mettere alla prova il braccio, ma anche se in un primo momento sembrava che tutto andasse bene, subito dopo il test ho capito che l’avambraccio non era al 100%. A questo punto mi sono reso conto che, se lo sforzerò per l'intera settimana, il risultato sarà peggiore e l'ultima cosa che voglio è di creare un altro problema serio. Quindi, pur essendo una decisione molto difficile, penso che sia meglio aspettare qualche giorno in più per continuare con la riabilitazione e ritornare poi a Le Mans”.
Seguono i ringraziamenti a tutta la squadra e la promessa di essere presente ai box nel weekend. Stop. Arrivederci e grazie.
Chi è Pedrosa. A questo punto è giusto fare un passo indietro e tentare di spiegare il fenomeno Pedrosa. Sì, perché proprio di fenomeno si deve parlare, almeno stando ai fiumi di parole versati dai colleghi spagnoli, alla ricerca di un pilota-personaggio che potesse competere con un campione come Valentino Rossi.
La storia di Pedrosa fu anche motivo di grandi litigate tra il sottoscritto e i maggiori giornalisti delle testate spagnole: quando qualcuno di loro mi chiedeva cosa pensassi di Dani, io ribattevo che sarebbe stato un campione vero nelle categorie minori (classe 125 e classe 250) ma che con le moto “serie”, non avrebbe mai vinto un titolo iridato neanche a pagarlo. Vi lascio immaginare cosa mi piovve addosso. I più gentili mi davano dell’incompetente, altri si spinsero oltre spiegandomi che avrei dovuto cambiare mestiere e sparire dai circuiti.
Erano gli anni in cui Pedrosa, in classe 125, dopo un ottavo posto nel 2001 e un terzo nel 2002, conquistò il titolo nel 2003 e passò in 250 l’anno successivo dove demolì tutti gli avversari conquistando due titoli iridati consecutivi.
Il suo team manager era all’epoca Alberto Puig, che se lo coccolava e lo istruiva su cosa fare in ogni suo passo. Dalla colazione del mattino sino all’ora di andare a letto Puig era accanto a lui, sempre attento che non gli si avvicinassero giornalisti “non graditi”. Insomma un manager tuttofare, burbero, scorbutico, antipatico, da farti preferire un … riccio nelle parti intime, piuttosto che avere a che fare con lui.
Era talmente coccolato, seguito, amato dal suo sponsor, la spagnola Repsol, che nel 2004 corse accanto al torinese Roberto Rolfo, reduce da un 2° posto l’anno precedente e quindi con le credenziali in regola per correre per il titolo.
Ricevetti una telefonata da Roberto un mese prima del via e lui, con le lacrime agli occhi, mi confessò: “Enrico, hanno fatto la Honda a immagine e somiglianza del fisico di Pedrosa. E io in quella moto non ci entro: è piccola, la carena è strettissima e debbo tenere la gambe fuori”.
Rolfo si fece costruire, all’insaputa di Honda, una serie di carene più larghe ma era chiaro che non avrebbe potuto competere ad armi pari con nessuno. E difatti chiuse 8° la stagione.
Approdato in MotoGp ha conquistato il 5° posto del 2006, poi 2° nel 2007 (a 127 punti da Stoner), 3° nel 2008 e 2009, 2° nel 2010 (a 143 punti da Lorenzo), 4° nel 2011, 2° nel 2012 (a 12 punti da Lorenzo, suo migliore exploit della carriera), 3° nel 2013 e 4° lo scorso anno.
Io e molti altri miei colleghi italiani stiamo ancora aspettando una vittoria iridata di Pedrosa, che nel frattempo ha preso sberle da un po’ tutti: da Valentino Rossi, da Stoner, da Lorenzo e infine da Marquez. La colpa di tutto ciò?
Personalmente penso che il suo fisico mal si adegui a moto gigantesche per lui. Se andate a vedere il fisico degli altri piloti (compreso Marquez, che non scherza per niente), troviamo marcantoni della stazza di Rossi, Dovizioso, Iannone, Crutchlow, Redding, Lorenzo, Smith e i fratelli Espargarò per citarne alcuni. Ed è forse il suo fisico mongherlino alla base dei tanti, troppi, infortuni che hanno minato la sua carriera.
Con quella di Jerez saranno 11 i gran premi, dal 2008 a oggi, che lo hanno visto fuori dalla griglia. Almeno un Gp a stagione, se non di più: ginocchio, malleolo, astragalo, tibia, omero, mani, traumi lombari, clavicola un paio di volte fino all’avambraccio sinistro, appena rioperato.
Molti, al suo posto, avrebbero già appeso il casco al chiodo. Lui non si dà per vinto e questo sicuramente è il suo grande merito, non si arrende mai, ogni volta si rialza e ci riprova, per rincorrere quel sogno che ogni anno gli sfugge di mano. (Enrico Biondi)