19/10/2026
Direttore: Franco Liistro

La Toyota detta legge alla 6 Ore di Barcellona e torna a casa con il titolo Costruttori

 

 

Barcellona (nostro inviato). Il Mondiale Endurance ha fatto tappa per la prima volta a Barcellona con una gara che mette in palio punti pesantissimi nella corsa ai titoli mondiali. Sul circuito di Montmeló, lungo 4,657 chilometri, le Hypercar si preparavano ad affrontare 6 Ore di competizione, mentre nella categoria LMGT3 le squadre erano pronte a giocarsi la vittoria in una sfida altrettanto combattuta. Per Toyota, arrivata in Spagna da leader del campionato, l'obiettivo era  consolidare la propria posizione; per Ferrari, BMW e gli altri costruttori, invece, questa rappresentava un'occasione importante per riaprire la lotta nelle ultime gare della stagione.

Invece….dominio Toyota che ha firmato la doppietta nella 6 Ore di Barcellona assicurandosi matematicamente il titolo Costruttori Hypercar. Sul circuito catalano di Montmelò, la Casa giapponese ha messo il sigillo su una stagione che l’ha vista protagonista assoluta, incluso il trionfo nella 24 Ore di Le Mans. A imporsi sono stati Sébastien Buemi, Brendon Hartley e Ryo Hirakawa, capaci di gestire una gara impegnativa e di resistere nel finale al ritorno dei compagni di squadra Kamui Kobayashi, Mike Conway e Nyck de Vries. Sul terzo gradino del podio è salita la Ferrari di Antonio Fuoco, Miguel Molina e Nicklas Nielsen, che ha completato una prova solida, ma senza riuscire a inserirsi nella lotta per la vittoria.

La giornata comincia sotto un cielo che non lascia tranquilli i piloti. L'asfalto è umido e le condizioni della pista costringono la direzione gara a prolungare i giri di formazione dietro la safety car. Nessuno vuole correre rischi inutili prima ancora che la gara entri nel vivo, ma tutti sanno che una partenza prudente potrebbe favorire chi sarà più rapido nel trovare il momento giusto per attaccare.

Quando finalmente viene dato il via libera alla competizione, la tensione si trasforma immediatamente in azione. André Lotterer, partito dalla pole position con la Genesis numero 17, deve difendersi dall'attacco del compagno di squadra Daniel Juncadella. Lo spagnolo conosce bene il circuito e vuole sfruttare il vantaggio di correre davanti al pubblico di casa. Alla prima curva riesce a portarsi davanti, ma il suo entusiasmo dura pochissimo: poche curve più tardi, alla curva 5, perde il controllo della vettura e finisce fuori dalla traiettoria ideale, scivolando verso il fondo del gruppo.

La situazione cambia così rapidamente che Sébastien Buemi, al volante della Toyota numero 8, si ritrova al comando senza dover ingaggiare un lungo duello con le Genesis. È un'occasione preziosa per il pilota svizzero, che sa quanto sia importante evitare errori in una gara nella quale la gestione delle gomme e la regolarità possono contare più della velocità sul singolo giro.

La prima fase della corsa, però, è tutt'altro che tranquilla. Alla curva 1 si verifica anche un contatto tra la Cadillac numero 12 di Will Stevens e l'Alpine numero 35 di Ferdinand Habsburg. L'Alpine finisce nella ghiaia e perde terreno, mentre la Cadillac viene penalizzata con dieci secondi. È uno degli episodi che rendono subito complicata la giornata di alcune squadre e dimostrano quanto sia difficile trovare spazio in un gruppo così numeroso, soprattutto con l'asfalto ancora insidioso.

La Toyota numero 8 riesce intanto a prendere il controllo della gara, ma la vettura gemella numero 7 non resta a guardare. Nyck de Vries, al volante della seconda Hypercar giapponese, comincia a guadagnare terreno e si avvicina progressivamente a Buemi. Dietro le due Toyota, Ferrari cerca di mantenere il contatto con i primi, mentre Cadillac, Alpine e Peugeot si contendono le posizioni immediatamente successive.

Anche BMW vive una fase difficile. Dopo aver mostrato un buon potenziale nelle prove, una delle sue vetture è costretta a una lunga sosta per un problema tecnico, perdendo terreno prezioso. In una gara di durata, un inconveniente del genere può compromettere il risultato anche quando il ritmo è competitivo. La squadra tedesca deve quindi rivedere i propri obiettivi, mentre Toyota e Ferrari cercano di sfruttare ogni opportunità per accumulare punti importanti in campionato.

La prima ora si conclude con una lotta serrata nelle posizioni di vertice. Buemi deve gestire il vantaggio, mentre de Vries continua a cercare il momento giusto per avvicinarsi. Il traffico delle vetture più lente, i doppiaggi e le differenti strategie di consumo rendono ogni giro delicato. Nessuno può permettersi di perdere concentrazione, perché basta un piccolo errore per ritrovarsi coinvolti in un contatto o perdere secondi preziosi.

Nel frattempo, i box osservano attentamente l'evoluzione del meteo e dell'asfalto. La pista si sta asciugando e diventa sempre più importante decidere quando abbandonare le gomme da bagnato per passare alle slick. Anticipare il cambio può garantire un vantaggio significativo, ma farlo troppo presto significa rischiare di non avere abbastanza aderenza nelle zone ancora umide. Aspettare troppo, al contrario, può costare diversi secondi a ogni giro.

La Toyota sembra avere una strategia ben definita. Il lavoro ai box è ordinato, i piloti riescono a mantenere un ritmo costante e le due vetture si confermano le principali candidate alla vittoria. Ferrari, con la numero 50 affidata ad Antonio Fuoco, Miguel Molina e Nicklas Nielsen, rimane in una posizione favorevole e prova a sfruttare ogni cambiamento per avvicinarsi ai leader.

Il primo momento davvero delicato per Toyota arriva durante la fase dei pit stop. Buemi riceve una penalità di cinque secondi per un'infrazione alla partenza e la situazione permette temporaneamente alla numero 7 di portarsi davanti. Sembra il momento giusto per riaprire il duello interno alla squadra, ma Brendon Hartley, subentrato sulla numero 8, reagisce immediatamente.

Il neozelandese attacca Conway sul rettilineo principale e riesce a riprendersi la leadership. Non si limita a recuperare la posizione: aumenta il ritmo e costruisce un margine che arriva a circa quattordici secondi. È una risposta importante, perché dimostra che la numero 8 non dipende soltanto dalla posizione guadagnata nelle prime battute, ma dispone anche di un passo competitivo nella fase centrale della gara.

La terza ora diventa così una fase fondamentale. Le squadre montano progressivamente le gomme slick e il ritmo si alza, mentre la pista asciutta permette alle Hypercar di sfruttare meglio il carico aerodinamico e la potenza disponibile. Le traiettorie cambiano rispetto ai primi giri e i piloti possono finalmente affrontare le curve con maggiore fiducia, pur dovendo prestare attenzione alle zone che conservano ancora umidità.

La gestione degli pneumatici assume un ruolo decisivo. Il circuito catalano mette sotto pressione soprattutto le gomme del lato sinistro, sottoposte a forti sollecitazioni nelle curve veloci. Le squadre devono valutare con attenzione se utilizzare lo stesso treno di pneumatici per più stint oppure effettuare cambi più frequenti. Ogni scelta può tradursi in un vantaggio, ma anche in un rischio che diventerà evidente soltanto nella parte conclusiva della gara.

Toyota continua a dimostrare una grande solidità. La numero 8 mantiene il comando, mentre la numero 7 rimane abbastanza vicina da tenere viva la lotta interna. Per la squadra giapponese è una situazione ideale: entrambe le vetture sono nelle posizioni di vertice e possono controllare il ritmo senza dover affrontare immediatamente un attacco diretto da parte dei rivali.

Ferrari, però, non rinuncia alla battaglia. La numero 50 resta stabilmente nelle prime posizioni e cerca di sfruttare le fasi di traffico e le soste per ridurre il distacco. Miguel Molina, che corre davanti al pubblico di casa, rappresenta un punto di riferimento importante per la squadra italiana. Il pilota spagnolo conosce bene il tracciato e prova a mantenere la Ferrari nella posizione migliore per approfittare di qualsiasi cambiamento nell'ordine di gara.

Alle sue spalle, il gruppo è molto compatto. Cadillac, Alpine, Peugeot e le altre Ferrari devono alternare momenti di attacco a fasi di gestione, perché il rischio di compromettere la gara con un errore è sempre presente. I doppiaggi diventano particolarmente delicati: le Hypercar più veloci devono superare le vetture GT senza perdere troppo tempo, mentre i piloti della categoria inferiore cercano di mantenere la propria traiettoria e di non farsi coinvolgere nelle battaglie per il primato.

La quarta ora porta un nuovo elemento di tensione. Una terza safety car ricompatta il gruppo e riduce il margine che Toyota aveva costruito con pazienza. Tutto il lavoro svolto fino a quel momento rischia di perdere parte del proprio valore, perché gli avversari possono tornare a distanza di attacco. Nei box aumenta l'attenzione e gli strateghi cominciano a valutare come sfruttare la neutralizzazione per organizzare le soste e preparare l'ultima parte della corsa.

Per chi si trova al comando, una safety car rappresenta contemporaneamente un'opportunità e un pericolo. Da una parte consente di effettuare una sosta perdendo meno tempo rispetto ai rivali; dall'altra cancella gran parte del vantaggio accumulato in pista. La Toyota deve quindi ricominciare a costruire il proprio margine, mentre Ferrari vede riaccendersi la speranza di inserirsi nella lotta per la vittoria.

La numero 8, tuttavia, continua a mostrare una notevole regolarità. Hartley e i suoi compagni riescono a mantenere la vettura nelle condizioni ideali, evitando errori e gestendo le gomme con attenzione. Anche la numero 7 resta protagonista, confermando che Toyota dispone di due equipaggi capaci di mantenere un ritmo elevato per tutta la durata di una gara così impegnativa.

Nella LMGT3, la Porsche numero 92 di The Bend Manthey si mantiene nelle posizioni di vertice. La categoria offre una gara diversa rispetto alla classe regina, ma non meno intensa: le differenze di prestazione tra le vetture rendono indispensabile trovare il giusto equilibrio tra velocità, precisione e gestione del traffico. La BMW numero 69 del Team WRT e la McLaren numero 10 di Garage 59 rimangono tra le principali rivali della Porsche, pronte a sfruttare ogni occasione per conquistare il successo.

Mentre la gara si avvicina alla fase decisiva, i piloti devono fare i conti anche con la stanchezza e con la pressione psicologica. Dopo diverse ore al volante, la concentrazione può diventare importante quanto la prestazione meccanica. Una frenata leggermente anticipata, una traiettoria sbagliata o un doppiaggio affrontato male possono compromettere il risultato di un'intera squadra.

Per questo motivo, le comunicazioni radio diventano sempre più importanti. Gli ingegneri aggiornano i piloti sul distacco dai rivali, sulle condizioni delle gomme e sulle possibili strategie. Il muretto deve decidere quando richiamare le vetture ai box e quando lasciarle in pista, cercando di prevedere le mosse degli avversari senza avere la certezza assoluta di come evolverà la situazione.

Toyota può contare sulla propria esperienza nelle gare di durata, ma non può permettersi di abbassare la guardia. Ferrari rimane in agguato e aspetta un'occasione per avvicinarsi, mentre le altre squadre cercano di trasformare una giornata difficile in un risultato positivo. La differenza, a questo punto, non si misura soltanto in decimi di secondo, ma nella capacità di prendere la decisione giusta nel momento giusto.

Le ultime fasi della 6 Ore di Barcellona rappresentano quindi il banco di prova definitivo per tutti i protagonisti. Dopo una partenza complicata dalla pioggia, gli incidenti, le penalità e le numerose variazioni strategiche, la gara richiede ancora lucidità e precisione. Nessuno può considerare il risultato acquisito prima della bandiera a scacchi.

La giornata catalana conferma quanto sia complesso il Mondiale Endurance. Non basta partire davanti o avere la vettura più veloce: bisogna essere competitivi in condizioni differenti, gestire il consumo degli pneumatici, coordinare i cambi pilota e reagire alle neutralizzazioni. È proprio questa combinazione di velocità, strategia e resistenza a rendere le sei ore una prova così particolare.

Per Toyota, la prestazione della numero 8 e della numero 7 ha rappresentato mettere fine alla lotta al titolo. Per Ferrari, il lavoro della numero 50 dimostra che la squadra italiana è capace di inserirsi nella contesa ma non quest’ anno oramai, mentre Porsche, BMW e McLaren animano una competizione altrettanto interessante nella categoria GT.

Barcellona si presenta così come una tappa fondamentale della stagione 2026, in un campionato arrivato ormai alle battute decisive. La pista spagnola mette in evidenza i punti di forza e le debolezze di ogni equipaggio, preparando il terreno per il successivo appuntamento di Monza, dove la lotta per i titoli entrerà nella sua fase conclusiva.

La cronaca di questa gara racconta soprattutto la capacità di Toyota di mantenere la calma nei momenti difficili e di sfruttare la propria esperienza quando le condizioni cambiano. In una competizione nella quale ogni dettaglio può fare la differenza, la costanza diventa un'arma fondamentale.

Le sei ore di Barcellona ricordano, infine, che nell'endurance la vittoria non si costruisce in un solo sorpasso o in un giro perfetto. Nasce da centinaia di decisioni, dalla precisione dei meccanici ai box, dalla collaborazione tra i piloti e dalla capacità di affrontare gli imprevisti senza perdere la concentrazione. È questa la vera essenza del WEC: una sfida in cui la velocità conta, ma la resistenza e l'intelligenza strategica possono fare la differenza fino all'ultimo giro. (Marc Canone)

COSI’ ALL’ARRIVO:

1 - Buemi-Hartley-Hirakawa (Toyota TR010 Hybrid) - Toyota - 198 giri

2 - Conway-Kobayashi-De Vries (Toyota TR010 Hybrid) - Toyota - 0"583

3 - Fuoco-Molina-Nielsen (Ferrari 499P) - Ferrari AF - 39"725

4 - Bamber-Bourdais-Aitken (Cadillac V-Series.R) - Jota - 52"811

5 - Ye-Kubica-Hanson (Ferrari 499P) - AF Corse - 53"353

6 - Stevens-Nato-Lynn (Cadillac V-Series.R) - Jota - 1'20"751

7 - Magnussen-Marciello-D.Vanthoor (BMW M Hybrid V8) - WRT - 1'32"135

8 - Gounon-Martins (Alpine A424) - Alpine - 1'32"956

9 - Riberas-Sørensen (Aston Martin Valkyrie) - Thor - 1 giro

10 - Milesi-Habsburg (Alpine A424) - Alpine - 1 giro

11 - Jaminet-Chatin-Juncadella (Genesis GMR-001) - Genesis - 1 giro

12 - Di Resta-Cassidy-Quinn (Peugeot 9X8) - Peugeot - 1 giro

13 - Duval-Jakobsen-Pourchaire (Peugeot 9X8) - Peugeot - 1 giro

14 - Frijns-Rast-S.Van der Linde (BMW M Hybrid V8) - WRT - 2 giri

15 - Pier Guidi-Calado-Giovinazzi (Ferrari 499P) - Ferrari AF - 3 giri

16 - Lotterer-Derani-Jaubert (Genesis GMR-001) - Genesis - 3 giri

17 - Shahin-Pera-Lietz (Porsche 911 GT3 LMGT3) - Manthey - 15 giri

18 - Au-Fleming-Kirchhöfer (McLaren 720S LMGT3) - Garage 59 - 15 giri

19 - McIntosh-Thompson-Harper (BMW M4 LMGT3) - WRT - 15 giri

20 - Dempsey-Yoluç-Eastwood (Corvette Z06 LMGT3) - Turkey by TF - 15 giri

21 - Hériau-Mann-Rovera (Ferrari 296 LMGT3) - AF Corse - 15 giri

22 - Berry-Andrade-Martin (Mercedes AMG LMGT3) - Iron Lynx - 15 giri

23 - Keating-Edgar-Catsburg (Corvette Z06 LMGT3) - TF Sport - 15 giri

24 - Gattuso-Levorato-Sargeant (Ford Mustang LMGT3) - Proton - 16 giri

25 - Zelger-Cressoni-Hodenius (Mercedes AMG LMGT3) - Iron Lynx - 16 giri

26 - Newell-Barrichello-Adam (Aston Martin Vantage LMGT3) - HoR - 16 giri

27 - West-Gehrsitz-Goethe (McLaren 720S LMGT3) - Garage 59 - 16 giri

28 - Leung-Gelael-Farfus (BMW M4 LMGT3) - WRT - 16 giri

29 - Flohr-Castellacci-Rigon (Ferrari 296 LMGT3) - AF Corse - 17 giri

30 - Umbrărescu-Schmid-López (Lexus RC F LMGT3) - Akkodis ASP - 18 giri

31 - Van Rompuy-David-Masson (Lexus RC F LMGT3) - Akkodis ASP - 19 giri

32 - James-Robichon-Drudi (Aston Martin Vantage LMGT3) - HoR - 20 giri

33 - Cottingham-Boguslavskiy-Güven (Porsche 911 GT3 LMGT3) - Manthey - 24 giri