09/09/2026
Direttore: Franco Liistro

WEC: alla 6 Ore di Austin la beffa Toyota spalanca la strada alla Ferrari; delusione BMW ma Peugeot è la peggiore

Austin. (nostro inviato)Certe gare sembrano scritte apposta per ricordare quanto l’endurance sappia essere crudele. La Lone Star Le Mans di Austin, sesto appuntamento del Mondiale Endurance 2026, ne è stata la dimostrazione più spettacolare. Per quasi sei ore Toyota ha inseguito un successo che sembrava finalmente alla portata, prima di vederlo sfumare proprio quando il traguardo era ormai a un passo. A raccogliere il regalo, con freddezza e sangue freddo, è stata la Ferrari.

La 499P numero 50 di Antonio Fuoco, Miguel Molina e Nicklas Nielsen ha conquistato una vittoria pesantissima sul circuito delle Americhe. Un successo costruito con pazienza, strategia e una buona dose di fortuna nel momento decisivo. La fortuna, questa volta, ha voltato le spalle alla Toyota numero 7 di Mike Conway, Kamui Kobayashi e Nyck de Vries. Eppure la giornata, per la Casa giapponese, sembrava essersi messa bene soltanto dopo una lunga rimonta.

La partenza aveva infatti premiato la Ferrari numero 51 di Antonio Giovinazzi, scattata dalla pole position dopo una qualifica tiratissima. Il pilota italiano aveva conquistato la prima posizione precedendo di un soffio la Cadillac di Jack Aitken. Ma il cielo texano e l’asfalto umido avevano consigliato prudenza, costringendo il gruppo a partire dietro Safety Car.

Una volta entrata nel vivo, la gara ha però cominciato subito a cambiare volto. La Ferrari numero 50 ha scelto una strategia aggressiva, anticipando la prima sosta e cercando di costruire il proprio risultato lontano dai riflettori. Molina ha così iniziato a risalire, approfittando anche delle continue neutralizzazioni che hanno ricompattato il gruppo.

Austin ha offerto una gara fatta di sorpassi, strategie incrociate e distacchi continuamente azzerati. Due Safety Car e tre periodi di Full Course Yellow hanno trasformato più volte la classifica. In questo gioco di nervi Toyota ha trovato progressivamente la propria dimensione. La numero 7, partita lontana dalle prime file, ha cominciato una rimonta impressionante. E quando Nyck de Vries è salito al volante, la Toyota ha iniziato a fare davvero paura.

Il ritmo della vettura giapponese è diventato quello della macchina da battere. Il sorpasso alla curva 1 ha consegnato a de Vries la leadership e, soprattutto, la sensazione che questa volta il colpo fosse possibile. Per Toyota sarebbe stata una vittoria speciale, perché Austin rappresentava uno dei pochi circuiti ancora mancanti nella collezione del costruttore nel WEC. La numero 7 ha cominciato così a guadagnare secondi preziosi sulla Ferrari.

Dietro, Cadillac e Alpine continuavano a lottare per il podio, mentre la Ferrari numero 51 viveva una giornata completamente diversa da quella immaginata al via. Un problema durante una sosta ai box ha infatti fatto perdere un'enorme quantità di tempo alla vettura dei campioni del mondo. Dalla pole alla parte bassa della classifica: nel giro di poche ore, la gara della 51 si è trasformata in una rincorsa disperata.

Davanti, invece, Toyota sembrava avere ormai tutto sotto controllo. A undici minuti dalla bandiera a scacchi de Vries disponeva ancora di un vantaggio di circa sei secondi sulla Ferrari. Sei secondi che, nell’endurance, possono sembrare un'eternità. Ma in una gara di sei ore possono anche evaporare in pochi istanti. È esattamente quello che è successo.

La Toyota numero 7 ha accusato un problema al sistema idraulico, mettendo in crisi lo sterzo e costringendo de Vries a rallentare. Il pilota olandese ha provato a resistere, ma la situazione era ormai compromessa. La Toyota è stata costretta a rientrare ai box e la vittoria, che sembrava ormai conquistata, è improvvisamente passata nelle mani della Ferrari. Nicklas Nielsen non ha avuto bisogno di fare magie: doveva soltanto portare a casa la 499P.

Dopo sei ore e 167 giri, la Ferrari numero 50 ha tagliato il traguardo davanti alla Cadillac numero 38. Sul terzo gradino del podio è salita l’Alpine numero 35, protagonista di una gara solida e intelligente. La Toyota numero 7, invece, è rimasta con il sapore amarissimo di un successo perduto all'ultimo respiro. Per Fuoco, Molina e Nielsen è arrivata la prima vittoria della stagione 2026.

Per Ferrari è stato soprattutto il modo migliore per rimettersi in gioco nella corsa mondiale. Dopo il successo alla 24 Ore di Le Mans 2025, la 499P è tornata finalmente a guardare tutti dall'alto anche in una gara del campionato. Austin ha così restituito alla Rossa fiducia, punti e soprattutto morale.

La Ferrari numero 51, invece, ha dovuto accontentarsi di un risultato lontanissimo dalle aspettative della vigilia. Ma l'immagine simbolo della giornata rimane quella della Toyota numero 7 ferma ai box quando ormai sembrava avere il successo in tasca. È il lato più spietato dell'endurance: puoi essere perfetto per quasi sei ore e perdere tutto negli ultimi dieci minuti. La Ferrari lo sa bene e questa volta ha avuto la pazienza di aspettare il momento giusto.

Austin consegna quindi un verdetto pesante per il campionato: Toyota resta protagonista, ma Ferrari ha dimostrato di essere tutt'altro che fuori dai giochi.

E se la stagione WEC 2026 doveva trovare una gara capace di riaccendere la sfida, la Lone Star Le Mans ha fatto esattamente questo. In Texas non ha vinto soltanto la Ferrari: ha vinto ancora una volta lo spettacolo imprevedibile dell'endurance.

LE PAGELLE:

Ferrari — 9: voto altissimo, ma…...La #50 di Molina/Fuoco/Nielsen ha portato a casa una vittoria che sembrava ormai sfuggita. Ferrari era partita fortissimo: la #51 aveva conquistato la pole e la #50 era quinta in griglia. Alla fine, però, è stata proprio la #50 a capitalizzare il dramma Toyota.  La cosa importante è che Ferrari era lì, pronta a raccogliere il regalo. E dopo una prima parte di stagione non esaltante, questo successo riapre completamente il Mondiale: la Ferrari è ora a soli 26 punti da Toyota. Promossa: strategia, gestione della gara e sangue freddo nel finale. Bocciatura parziale: la #51, dopo la pole, ha chiuso solo 11ª.

Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐

Alpine — 8,5: è la sorpresa più bella di Austin. La #35 di Habsburg/Milesi era davanti nella fase finale e sembrava addirittura destinata a vincere. Milesi ha poi perso la seconda posizione a favore di Nielsen e una penalità di 5 secondi ha fatto scivolare la vettura sul terzo gradino del podio. Ma attenzione: Alpine non ha rubato il podio. Il ritmo c'era, e anche la #36 ha chiuso quinta. Quindi due Alpine nella top 5, primo podio stagionale e velocità assolutamente da squadra di vertice.

Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐½

 Cadillac — 8,5: seconda nella gara di casa: risultato importante. La #38 di Aitken ha chiuso a soli 4,471 secondi dalla Ferrari vincitrice, mentre la #12 è arrivata nona. Il weekend era partito benissimo: Cadillac aveva addirittura pareggiato il tempo della Ferrari in Hyperpole, perdendo la pole solo perché Giovinazzi aveva registrato per primo il tempo identico.  Quindi, in termini di prestazione pura, Cadillac era probabilmente una delle macchine da battere. Peccato per non aver trasformato la pole mancata e il ritmo in una vittoria casalinga.

Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐½

Toyota — 7,5: è la pagella più difficile. La Toyota #7 aveva praticamente vinto. De Vries, Kobayashi e Conway erano riusciti a costruire una gara straordinaria: partiti addirittura nono, erano arrivati davanti a tutti e negli ultimi giri la #7 sembrava imprendibile. De Vries ha anche realizzato il miglior giro della gara in 1'53"674. Poi, a circa 12 minuti dalla bandiera a scacchi, è arrivato il guasto idraulico. Fine dei giochi. La #8 ha comunque chiuso sesta, dopo aver perso tempo per un drive-through per eccesso di velocità in pit-lane.

Quindi: 9,5 per il ritmo, 3 per l'affidabilità. Nel complesso 7,5 perché Toyota ha comunque limitato i danni nel campionato e mantiene la leadership, con 9 punti su BMW.

Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐½

Aston Martin — 8: molto meglio di quanto dica il risultato. La #007 ha chiuso quarta, a soli 9 secondi dalla Ferrari vincitrice, mentre la #009 è arrivata 13ª. E soprattutto Aston Martin aveva mostrato un ritmo notevole già nelle prove: la Valkyrie aveva chiuso davanti a tutti in FP2. La #007 è stata quindi la prima delle "altre" dietro al podio.

Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐

Genesis — 7,5: per essere una squadra ancora relativamente nuova nel progetto Hypercar, Austin è stato un weekend molto interessante. La #17 ha chiuso settima, davanti a BMW, Cadillac #12 e Peugeot, mentre la #19 è arrivata 15ª.  La cosa interessante è che Genesis aveva già mostrato velocità in FP2, con la #17 in evidenza insieme ad Aston Martin e Alpine. Non è ancora una macchina da podio con continuità, ma il salto di prestazione rispetto all'inizio della stagione è evidente.

Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐½

BMW — 6: è la delusione del weekend. Arrivava ad Austin con una situazione di campionato fantastica: aveva vinto a São Paulo e si era portata a soli 5 punti da Toyota. Non è un disastro — entrambe hanno finito la gara — ma rispetto al momento del campionato e soprattutto alla vittoria in Brasile, ci si aspettava decisamente di più. BMW esce da Austin ancora in piena lotta per il titolo, ma ha perso una grossa occasione.

Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐⭐

Peugeot — 5,5: Qui c'è poco da salvare. La #94 è arrivata decima, a 40 secondi dalla Ferrari, mentre la #93 ha chiuso 16ª a due giri. In una gara dove, dopo la Safety Car, tutti gli otto costruttori erano nelle prime otto posizioni in un certo momento, Peugeot non è riuscita a sfruttare il caos per entrare davvero nella lotta al vertice.  Il distacco dai migliori rimane preoccupante.

Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐½ (Dan Wolf)

Così all’arrivo:

1 - Fuoco-Molina-Nielsen (Ferrari 499P) - Ferrari AF - 167 giri

2 - Bamber-Bourdais-Aitken (Cadillac V-Series.R) - Jota - 4"471

3 - Da Costa-Milesi-Habsburg (Alpine A424) - Alpine - 6"116

4 - Tincknell-Gamble (Aston Martin Valkyrie) - Thor - 9"045

5 - Makowiecki-Gounon-Martins (Alpine A424) - Alpine - 10"885

6 - Buemi-Hartley-Hirakawa (Toyota TR010 Hybrid) - Toyota - 21"389

7 - Lotterer-Derani-Jaubert (Genesis GMR-001) - Genesis - 35"975

8 - Magnussen-Marciello-D.Vanthoor (BMW M Hybrid V8) - WRT - 37"470

9 - Stevens-Nato-Taylor (Cadillac V-Series.R) - Jota - 39"631

10 - Duval-Jakobsen-Pourchaire (Peugeot 9X8) - Peugeot - 40"000

11 - Pier Guidi-Calado-Giovinazzi (Ferrari 499P) - Ferrari AF - 40"739

12 - Frijns-Rast-S.Van der Linde (BMW M Hybrid V8) - WRT - 41"840

13 - Ye-Kubica-Hanson (Ferrari 499P) - AF Corse - 44"830

14 - Riberas-Sørensen (Aston Martin Valkyrie) - Thor - 45"703

15 - Jaminet-Chatin-Juncadella (Genesis GMR-001) - Genesis - 59"511

16 - Di Resta-Vandoorne-Cassidy (Peugeot 9X8) - Peugeot - 2 giri

17 - James-Robichon-Drudi (Aston Martin VantageLMGT3) - HoR - 13 giri

18 - Cottingham-Boguslavskiy-Güven (Porsche 911 GT3) - Manthey - 13 giri

19 - Newell-Barrichello-Adam (Aston Martin Vantage LMGT3) - HoR - 13 giri

20 - Hériau-Mann-Rovera (Ferrari 296 LMGT3) - AF Corse - 13 giri

21 - Powell-Tuck-Priaulx (Ford Mustang LMGT3) - Proton - 13 giri

22 - Berry-Andrade-Martin (Mercedes AMG LMGT3) - Iron Lynx - 13 giri

23 - Zelger-Cressoni-Hodenius (Mercedes AMG LMGT3) - Iron Lynx - 13 giri

24 - West-Gehrsitz-Goethe (McLaren 720S LMGT3) - Garage 59 - 13 giri

25 - Gattuso-Levorato-Sargeant (Ford Mustang LMGT3) - Proton - 14 giri

26 - Flohr-Castellacci-Rigon (Ferrari 296 LMGT3) - AF Corse - 14 giri

27 - McIntosh-Thompson-Harper (BMW M4 LMGT3) - WRT - 14 giri

28 - Keating-Edgar-Catsburg (Corvette Z06 LMGT3) - TF Sport - 14 giri

29 - Umbrărescu-Schmid-López (Lexus RC F LMGT3) - Akkodis ASP - 14 giri

30 - Dempsey-Yoluç-Eastwood (Corvette Z06 LMGT3) - Turkey by TF - 16 giri

31 - Shahin-Pera-Lietz (Porsche 911 GT3) - Manthey - 20 giri

32 - Leung-Gelael-Farfus (BMW M4 LMGT3) - WRT - 25 giri

33 - Au-Fleming-Kirchhöfer (McLaren 720S LMGT3) - Garage 59 - 27 giri