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Fincantieri: la nuova rotta 2026-2030 tra difesa, abissi e bilanci record

Trieste.  Non è solo un cambio di passo, ma una vera e propria mutazione genetica quella impressa da Pierroberto Folgiero al futuro di Fincantieri. Il nuovo Piano Industriale 2026-2030, battezzato significativamente "F4 – Fast Forward Further Future", sposta il baricentro del gruppo verso una dimensione sempre più tecnologica, militare e, per la prima volta in modo sistemico, subacquea. L’obiettivo dichiarato è chiaro: trasformare il leader mondiale delle navi da crociera in un pilastro della difesa europea e della sicurezza dei fondali.

Le proiezioni finanziarie presentate al mercato delineano una crescita muscolare. Il Gruppo punta a ricavi per 12,5 miliardi di euro entro il 2030, segnando un balzo del 40% rispetto ai livelli del 2025. Ancora più ambiziosa è la traiettoria della redditività: l’EBITDA è atteso a 1,25 miliardi (quasi il doppio rispetto a oggi), con un margine che salirà al 10%. La vera scommessa vinta, secondo i vertici, sarà però il deleveraging, con un rapporto debito/EBITDA destinato a scendere a quota 1,0x, liberando risorse per il ritorno al dividendo previsto già dal 2028.

Se il settore Cruise mantiene la sua leadership con un backlog che garantisce visibilità fino al 2036, la vera accelerazione arriva dalla Difesa. Fincantieri prevede il raddoppio della capacità produttiva nei cantieri italiani per rispondere a una domanda globale surriscaldata dalle tensioni geopolitiche. In questo quadro, il piano prevede una riorganizzazione industriale senza precedenti:

---- Castellammare di Stabia sarà convertito interamente alla produzione militare.

---- Riva Trigoso vedrà la nascita di una terza linea di varo.

---- La Spezia diventerà l'hub centrale per la costruzione dei sottomarini nell'area dell'Arsenale.

La vera novità del quinquennio è l’affermazione del dominio subacqueo come asse strategico. Non si tratta solo di sommergibili, ma di un ecosistema che integra droni autonomi, protezione di infrastrutture critiche (cavi e pipeline) e sensori avanzati. Fincantieri vuole governare la "quinta dimensione" del conflitto e dell'economia, puntando su una pipeline di ordini che per l'intero Gruppo supererà i 50 miliardi di euro nell'arco del piano.

Il piano non trascura la transizione "green e blue". La digitalizzazione passerà per l'uso massiccio di AI, Digital Twin e robotica nei processi di cantiere (Smart Yard), mentre sul fronte ambientale l'obiettivo resta la consegna della prima nave net zero entro il 2035. La produzione civile vedrà inoltre una maggiore internazionalizzazione, con lo spostamento di alcune lavorazioni di sezioni di navi in Romania e il potenziamento dei poli in Vietnam per l'offshore.

Con questo piano, Fincantieri smette di essere "solo" un costruttore di scafi per candidarsi a gestore dell'intero ciclo di vita di piattaforme intelligenti. Una sfida che, tra droni subacquei e navi da crociera a idrogeno, punta a raddoppiare il valore del gruppo nel giro di un lustro.

Così l’Amministratore Delegato e Direttore Generale di Fincantieri, Pierroberto Folgiero, ha presentato in dettaglio il Piano Industriale 2026-2030:

“Con il Piano Industriale 2026-2030 Fincantieri compie un ulteriore deciso passo in avanti nella propria traiettoria di crescita, confermando la solidità della visione strategica dello scorso triennio, combinata con un aumento della capacità produttiva per assecondare i macrotrend della domanda, dimostrando la capacità di generare valore molto sostenibile nel tempo. In aggiunta al carico di lavoro complessivo record pari a circa 60 miliardi di euro già acquisito che fornisce elevata visibilità nel tempo, prevediamo oltre 50 miliardi di euro di nuovi ordini nel periodo, una crescita media annua dei ricavi dell’8% e un utile netto di circa 500 milioni di euro nel 2030 guidato da un aumento dei ricavi del 40% e dell’EBITDA del 90% rispetto al 2025. Tutto ciò sostenuto da una struttura finanziaria sempre più solida e da una significativa generazione di cassa idonea sia ad autofinanziare gli investimenti per l’aumento della capacità produttiva sia a perseguire gli obiettivi di disciplina finanziaria e deleveraging. Il comparto Difesa riveste un ruolo centrale nella nostra strategia: l’aumento atteso della domanda e il raddoppio della capacità produttiva dei nostri cantieri italiani ci permetteranno di rafforzare la nostra posizione nei programmi nazionali e internazionali più rilevanti.Accanto a questo, l’espansione accelerata dell’Underwater, con lo sviluppo del portafoglio prodotti nel business non convenzionale, la crescita tecnologica nel business Offshore e la profittabilità del business Cruise – sostenuto da una pipeline commerciale in crescita sia in quantità che in qualità, con ordini attesi già nei prossimi mesi che estenderanno la visibilità del backlog oltre il 2036 e con un incremento della profittabilità – rappresentano i pilastri e le sinergie su cui costruiamo il nostro futuro. La nostra strategia si articola su quattro direttrici: potenziamento della capacità produttiva, incremento della produttività, continuazione dei progetti strategici su evoluzione prodotti e processi costruttivi e crescita nelle adiacenze, con un piano di investimenti per circa 1,9 miliardi di euro interamente autofinanziati che includono circa 250 milioni di euro legati ad un possibile raddoppio della produzione Offshore in Vietnam con l’introduzione di un secondo cantiere, ove ne ricorrano le condizioni. Fincantieri si conferma quindi protagonista della trasformazione dell’industria navale globale che assume un crescente peso geopolitico, continuando a investire in tecnologia, digitalizzazione e capacità produttiva per garantire al Gruppo una leadership duratura nei segmenti a maggior valore aggiunto e una crescita profonda di lungo periodo.”(Ros.Dall.)

 

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