09/09/2026
Direttore: Franco Liistro

Rally Paraguay: il giorno del tris di Sami Pajari (Toyota), in WRC2 festival Toyota con primo Dominguez, alla Lancia il titolo WRC2 Teams

Encarnaciòn. Ci sono rally che si ricordano per il vincitore, altri per una prova speciale, altri ancora per un episodio destinato a cambiare la classifica. Il Rally del Paraguay 2026 appartiene a tutte queste categorie insieme, perché l'ultima giornata ha messo il punto a una gara dura, selettiva e piena di storie diverse, consegnando a Sami Pajari la terza vittoria consecutiva nel Mondiale e regalando al pubblico di casa la giornata più importante della carriera di Diego Domínguez.

Pajari ha completato nel migliore dei modi un periodo straordinario della sua stagione. Dopo i successi ottenuti in Estonia e Finlandia, il pilota Toyota ha aggiunto anche il Paraguay alla sua striscia vincente, confermando di aver trovato quella continuità che spesso rappresenta il passaggio decisivo nella carriera di un pilota. Non è soltanto la velocità ad aver impressionato, in un rally caratterizzato da condizioni difficili, Pajari ha saputo leggere la gara, amministrare quando necessario e soprattutto evitare quei piccoli errori che possono trasformare un successo in un ritiro.

La giornata finale non ha quindi avuto bisogno di un colpo di scena per essere interessante. Il margine costruito da Pajari gli ha permesso di affrontare le ultime prove con maggiore tranquillità, mentre alle sue spalle Hayden Paddon ha dovuto soprattutto guardarsi dagli attacchi di Adrien Fourmaux. Il neozelandese ha portato la Hyundai al secondo posto con una prestazione molto concreta, confermando di avere ancora tutte le qualità per essere competitivo ai massimi livelli. Fourmaux, invece, ha chiuso terzo al termine di un rally nel quale la sua crescita è stata evidente soprattutto nella parte conclusiva.

Il francese è stato infatti uno dei piloti più convincenti quando la pressione è aumentata. Ha continuato a spingere anche quando il podio sembrava già delineato e ha approfittato delle difficoltà degli avversari per conquistare un risultato che dà ulteriore fiducia al suo programma nel Mondiale. Il terzo posto è anche il premio a un approccio aggressivo ma ragionato, perché Fourmaux ha saputo aumentare il ritmo senza trasformare ogni prova in una scommessa.

Elfyn Evans ha invece dovuto accettare il quarto posto, una posizione che non può essere considerata negativa ma che lascia comunque qualche rimpianto. Il pilota Toyota è rimasto vicino alla zona del podio, ma nel momento in cui serviva qualcosa in più sono stati Paddon e Fourmaux a trovare quel passo che gli è mancato. Evans porta comunque a casa punti importanti e soprattutto la conferma di una certa regolarità, elemento che nel corso di una stagione lunga può diventare decisivo.

La quinta posizione di Oliver Solberg racconta una gara altrettanto interessante. Lo svedese non ha avuto il passo dei primissimi, ma in un rally nel quale diversi equipaggi hanno pagato a caro prezzo gli errori ha saputo mantenere la calma e arrivare al traguardo. È una caratteristica che spesso passa inosservata quando si guardano soltanto i tempi, ma nel Mondiale Rally la capacità di sopravvivere alle giornate difficili può valere quanto una vittoria di prova speciale.

Sesto Josh McErlean, protagonista di una gara di resistenza. Il britannico ha dovuto affrontare anche problemi tecnici, ma non ha mai smesso di lavorare per portare la sua vettura al traguardo. In una competizione come quella paraguayana, dove il fondo e le condizioni hanno messo a dura prova uomini e mezzi, la posizione finale assume quindi un valore superiore rispetto al semplice numero riportato dalla classifica.

Poi, al settimo posto assoluto, arriva la storia che probabilmente resterà più impressa nella memoria del pubblico paraguayano. Diego Domínguez ha conquistato il WRC2 (e la classifica parla di un festival Toyota con le Rally2 imprendibili) e lo ha fatto chiudendo davanti a diversi protagonisti della classe regina. La sua Toyota GR Yaris Rally2 è arrivata al traguardo sporca di terra e fango, ma soprattutto con un risultato che il Paraguay aspettava da tempo: una vittoria davanti alla propria gente, in un appuntamento che ha portato il Mondiale sulle strade del Paese. Domínguez ha costruito il successo senza lasciarsi trascinare dall'entusiasmo. Ed è forse proprio questo l'aspetto più significativo della sua gara. In un weekend nel quale sarebbe stato facile lasciarsi condizionare dalla pressione del pubblico, il paraguayano ha saputo correre con la testa, prendendo i rischi necessari ma senza trasformare la gara in una sfida personale contro il cronometro in ogni singola prova.

Alle sue spalle, Gus Greensmith ha rappresentato fino alla fine una minaccia concreta. Il britannico non ha mai rinunciato alla possibilità di ribaltare la situazione e ha continuato a recuperare secondi, anche quando alcuni problemi tecnici sembravano aver compromesso definitivamente la sua corsa. Il secondo posto, alla fine, arriva con un distacco di 22,7 secondi e fotografa perfettamente la qualità della battaglia: Domínguez ha vinto, ma non ha avuto vita facile. Greensmith ha infatti dovuto fare i conti con problemi ai freni e con una vettura che, in alcuni momenti, non gli ha dato la sicurezza necessaria per attaccare come avrebbe voluto. Nonostante questo, ha continuato a spingere e ha messo sotto pressione il leader della categoria per gran parte del weekend. Il risultato finale non è una vittoria, ma rappresenta una risposta importante dopo una stagione nella quale non sempre era riuscito a esprimere tutto il proprio potenziale.

Il terzo posto di Alejandro Galanti completa invece la festa paraguayana. Avere due piloti locali sul podio del WRC2, con Domínguez primo e Galanti terzo, è qualcosa che va oltre il risultato sportivo. È l'immagine di un Paese che ha appena scoperto cosa significhi ospitare una gara del Mondiale e che si è ritrovato immediatamente con due dei propri rappresentanti tra i protagonisti. Galanti ha corso soprattutto con intelligenza. Non aveva bisogno di trasformare ogni speciale in una prova di forza, perché il suo obiettivo principale era arrivare alla fine. Quando gli avversari hanno cominciato a cadere uno dopo l'altro, il suo approccio prudente si è trasformato in un vantaggio enorme. Il podio è arrivato così quasi come conseguenza naturale di una gara ben gestita.

Quarto in WRC2 ha chiuso Taylor Gill, autore di una prestazione senza grandi picchi ma estremamente efficace. È proprio questo il tipo di risultato che permette a un pilota di costruire un campionato: non necessariamente vincere ogni volta, ma esserci quando gli altri commettono errori. Gill ha evitato i guai più grossi e ha portato a casa punti importanti.

Quinto Nikolay Gryazin, protagonista anche della corsa al titolo squadre. Il pilota della Lancia Ypsilon Rally2 HF Integrale non aveva soltanto un obiettivo personale, perché ogni chilometro poteva essere decisivo per la classifica di Lancia Corse HF. Il suo piazzamento, insieme a quello di Yohan Rossel, ha permesso alla squadra italiana di conquistare il titolo WRC2 Teams. Rossel ha infatti chiuso sesto e il doppio risultato ha avuto un peso enorme. Per Lancia è una soddisfazione particolarmente significativa, perché arriva nel primo anno del nuovo progetto nel Mondiale. Il team indubbiamente può festeggiare ma a ben guardare non è tutto oro quello che luccica.

La Lancia Ypsilon ha dimostrato di essere affidabile ed è sempre arrivata al traguardo. Tuttavia è sempre mancato l’acuto, si certo qualche scratch è arrivato ma in tutte le gare a farla da padrona è stata sempre la Toyota e a ruota la Skoda. Indubbiamente sia Gryazin che Rossell non sono ancora maturi per un Mondiale e probabilmente non lo saranno mai e per vincere un campionato è tassativo avere piloti affidabili ma soprattutto veloci e tali da costringere gli avversari a dare il massimo e quindi a rischiare.

Il WRC2, però, non è stato soltanto la storia di chi è arrivato davanti. Il Rally del Paraguay ha mostrato anche quanto sia sottile il confine tra una gara straordinaria e una delusione. Fau Zaldivar ne è l'esempio più evidente. Il paraguayano aveva recuperato terreno dopo una foratura e si era riportato nelle posizioni di vertice, facendo sognare il pubblico di casa. Il podio sembrava a portata di mano, ma un'uscita di strada a poche centinaia di metri dalla fine di una prova ha cancellato tutto.Ancora più sorprendente è stata la vicenda di Robert Virves. L'estone arrivava in Paraguay con quattro vittorie consecutive in WRC2 e sembrava il naturale favorito per continuare la propria striscia. Il rally, però, gli ha presentato immediatamente il conto: un'uscita di strada nella prima speciale ha cancellato in pochi chilometri un dominio che sembrava inarrestabile. Anche Alejandro Cachón e Romet Jürgenson sono stati costretti al ritiro dopo aver mostrato un potenziale importante. Per loro il Paraguay diventa quindi un appuntamento da dimenticare dal punto di vista del risultato, ma anche un'esperienza utile per capire quanto sia severo il nuovo terreno del Mondiale.

Per Domínguez, invece, ogni difficoltà affrontata dagli avversari ha rappresentato un'occasione per consolidare il proprio vantaggio. Ma sarebbe sbagliato ridurre la sua vittoria alla semplice capacità di rimanere in gara mentre gli altri cadevano. Il paraguayano ha avuto velocità, soprattutto nei momenti in cui era necessario costruire il margine, e ha avuto la lucidità per non sprecare quanto conquistato.

La domenica è stata proprio il momento della verità. Con Greensmith ancora abbastanza vicino da sperare in una rimonta, Domínguez avrebbe potuto cadere nella tentazione di rispondere colpo su colpo. Ha scelto invece una strada diversa, concentrandosi sulla classifica e accettando di perdere qualche secondo quando era necessario.È stata una scelta da pilota maturo. Quando il vantaggio è sufficiente, il cronometro non è più il solo avversario. Diventa importante anche il rischio. Ogni curva presa qualche chilometro orario più lentamente può sembrare una rinuncia, ma in realtà può essere ciò che permette di vincere il rally. Greensmith ha provato fino alla fine, ma non ha trovato quel cedimento che gli avrebbe permesso di riaprire davvero la corsa. Quando le vetture sono entrate nell'ultima assistenza, il risultato era ormai deciso. Il paraguayano poteva finalmente respirare e prepararsi alla festa.

Il Rally del Paraguay è stato un evento capace di coinvolgere un'intera nazione, con strade affollate e un entusiasmo che ha accompagnato gli equipaggi lungo le prove. In questo scenario la vittoria di Domínguez acquista ancora più peso. Non capita spesso di poter vincere una gara mondiale davanti al proprio pubblico, in un appuntamento che rappresenta una novità per il Paese. Domínguez ha avuto questa possibilità e ha saputo trasformarla in una delle giornate più importanti della sua carriera.

Pajari, dall'altra parte, lascia il Paraguay con una certezza ancora più grande: il suo momento non è passeggero. Tre vittorie consecutive nel WRC cambiano la percezione di un pilota. Da giovane promessa si passa rapidamente alla categoria dei protagonisti da tenere sotto controllo. Il finlandese ha trovato continuità proprio quando il campionato entra nella fase decisiva. Il Paraguay ha premiato il talento di Pajari, la solidità di Paddon, l'attacco di Fourmaux e la regolarità di Evans e Solberg. Ma soprattutto ha regalato una giornata storica a Domínguez e a tutto il movimento rallystico paraguayano.

Da una parte Pajari che festeggia la terza vittoria consecutiva e conferma di essere ormai un nome pesante del Mondiale. Dall'altra Domínguez che, davanti alla sua gente, alza idealmente il trofeo di un Paese intero.È questa la magia del rally: due vincitori, due storie completamente diverse e la stessa sensazione di aver assistito a qualcosa che resterà. (Marc Canone)

Classifica Super Sunday (top 10):

1 - Ogier-Landais (Toyota GR Yaris Rally1) - Toyota - 24'30"1

2 - Solberg-Edmondson (Toyota GR Yaris Rally1) - Toyota - 24'30"1

3 - Neuville-Wydaeghe (Hyundai i20 N Rally1) - Hyundai - 24'37"7

4 - Fourmaux-Coria (Hyundai i20 N Rally1) - Hyundai - 24'39"2

5 - Evans-Martin (Toyota GR Yaris Rally1) - Toyota - 24'47"6

6 - Pajari-Salminen (Toyota GR Yaris Rally1) - Toyota - 24'58"8

7 - Paddon-Kennard (Hyundai i20 N Rally1) - Hyundai - 25'00"5

8 - McErlean-Treacy (Ford Puma Rally1) - M-Sport - 25'45"8

9 - Virves-Viilo (Škoda Fabia RS Rally2) - Toksport - 25'52"9

10 - Gryazin-Aleksandrov (Lancia Ypsilon HF Rally2) - Lancia - 26'00"6

Classifica finale (top 15):

1 - Pajari-Salminen (Toyota GR Yaris Rally1) - Toyota - 3h.13'28"5

2 - Paddon-Kennard (Hyundai i20 N Rally1) - Hyundai - 25"8

3 - Fourmaux-Coria (Hyundai i20 N Rally1) - Hyundai - 40"0

4 - Evans-Martin (Toyota GR Yaris Rally1) - Toyota - 45"1

5 - Solberg-Edmondson (Toyota GR Yaris Rally1) - Toyota - 2'57"0

6 - McErlean-Treacy (Ford Puma Rally1) - M-Sport - 4'19"0

7 - Domínguez-Peñate (Toyota GR Yaris Rally2) - Domínguez - 7'40"5

8 - Greensmith-Andersson (Toyota GR Yaris Rally2) - Greensmith - 8'03"2

9 - Galanti-Toyotoshi (Toyota GR Yaris Rally2) - Galanti - 10'23"0

10 - Gill-Brkic (Škoda Fabia RS Rally2) - Toksport - 10'36"9

11 - Gryazin-Aleksandrov (Lancia Ypsilon HF Rally2) - Lancia - 11'56"8

12 - Rossel-Dunand (Lancia Ypsilon HF Rally2) - Lancia - 12'06"9

13 - Zaldívar-Allende (Škoda Fabia RS Rally2) - Zaldívar - 13'26"5

14 - Bestard-Díaz (Toyota GR Yaris Rally2) - Bestard - 16'38"7

15 - Zaldívar-Der Ohannesian (Škoda Fabia RS Rally2) - Zaldívar - 17'47"8

Campionato piloti:

1.Evans 216 punti; 2.Pajari 196; 3.Solberg 175; 4.Katsuta 160; 5.Fourmaux 149; 6.Ogier 148; 7.Neuville 129; 8.Paddon 38; 9.McErlean 29; 10.Lappi 25.

Campionato costruttori:

1.Toyota 554 punti; 2.Hyundai 381; 3.Ford 138