Ecco la Dakar 2027: per una Dacia Sandrider che butta la spugna una GWM pronta a lanciare la sfida

Parigi. "Sarà la Dakar più sabbiosa di sempre, vogliamo che la Dakar rimanga l'ultima grande avventura umana”, queste le parole con cui ha esordito David Costera, il direttore di gara, mentre su grandi schermi venivano proiettate immagini di dune infinite, anticipando fin dai primi istanti il tema portante e inequivocabile della competizione.
Il sipario si è alzato ufficialmente sul calendario: si correrà dal 1° al 15 gennaio 2027, aprendo l'anno nuovo all'insegna dei motori e dell'avventura. La grande sorpresa logistica è stata la conferma della King Abdullah Economic City (KAEC) come cuore pulsante del rally. La città ospiterà infatti sia la partenza cerimoniale del Capodanno, sia l’attesissimo podio finale.
Il percorso disegnato per questa edizione copre una distanza totale monstre, stimata in circa 8.390 chilometri. Ma è il dato sulle prove speciali a far tremare i polsi ai piloti in sala: ben 5.320 chilometri cronometrati di pura adrenalina. Da quando il rally ha lasciato i paesaggi del Sudamerica, non si era mai vista una distanza competitiva così estesa e brutale.
Castera ha spiegato che la filosofia di quest'anno si basa su un radicale ritorno alle origini, puntando tutto sull'arte della navigazione. L'organizzazione ha deciso di eliminare gran parte dei percorsi ricchi di pietre taglienti per dare spazio al deserto puro; le tappe si snoderanno prevalentemente attraverso il leggendario Empty Quarter, un oceano sconfinato di sabbia ocra. Il programma tecnico svelato prevede un prologo velocissimo seguito da tredici tappe asfissianti, studiate per azzerare i trasferimenti e massimizzare l'azione in prova speciale.
Un punto focale della mattinata è stato l'annuncio del raddoppio delle temibili tappe Marathon. Per ben due volte durante il rally, i concorrenti resteranno completamente isolati dai loro team, senza poter ricevere alcuna assistenza meccanica. Questa scelta strategica, unita alla nuova e spietata variante della "48h Chrono" – una tappa spalmata su due giorni in cui i piloti dormiranno in accampamenti spartani senza conoscere i tempi degli avversari – metterà a durissima prova la tenuta psicologica e meccanica degli equipaggi. La navigazione, vero ago della bilancia, sarà resa ancora più complessa dall'introduzione di un roadbook digitale aggiornato con nuovi e più severi algoritmi.
Durante la presentazione è stato dato grande risalto alla categoria Dakar Future Mission 1000, che quest'anno vanterà un numero record di iscritti. Saranno almeno venti i prototipi spinti da motori a idrogeno e propulsori elettrici pronti a sfidare le dune, supportati logisticamente da innovative stazioni di ricarica mobili a energia solare.
Anche sul fronte della sicurezza ci sono stati importanti aggiornamenti. Per la categoria moto, i tratti aperti più pericolosi vedranno l'introduzione di nuovi sistemi di limitazione della velocità, monitorati da radar. Inoltre, l'infrastruttura medica è stata potenziata con una flotta di elicotteri e cliniche mobili di pronto intervento in grado di raggiungere ogni angolo del deserto. Dal punto di vista mediatico, lo spettacolo sarà garantito da droni di ultima generazione e una copertura televisiva destinata a raggiungere 190 paesi.
Mentre le diapositive scorrevano, sul palco sono saliti i giganti della categoria auto, da Nasser Al-Attiyah a Carlos Sainz. I loro sguardi, fissi sulle altimetrie delle micidiali tappe finali – in particolare la tappa 11, che con i suoi quasi 600 km di speciale sarà la più lunga della storia moderna – trasmettevano rispetto e tensione. Anche la nutrita rappresentanza di piloti italiani ha espresso grande entusiasmo per un tracciato che costringerà i team ad anticipare le sessioni di test in Marocco per abituarsi all'insidiosa guida su sabbia.
Al termine della spiegazione, culminata con la presentazione del leggendario trofeo a forma di Beduino, la sala ha omaggiato l'organizzazione con una lunga standing ovation. Il sipario si è poi chiuso tra i sapori di un tradizionale buffet saudita, ma l'adrenalina per questa "Dakar di rottura" è ormai nell'aria. Dalla costa del Mar Rosso fino ai confini meridionali, l'Arabia Saudita è pronta a trasformarsi in un immenso stadio a cielo aperto. Il conto alla rovescia verso il mito del 2027 è ufficialmente iniziato.
IL PROGRAMMA:
1 gennaio Prologo KAEC – KAEC 30 km —
2 gennaio Tappa 1 KAEC – Yanbu 350 km 500 km
3 gennaio Tappa 2 Yanbu – Al’Ula 310 km 535 km
4 gennaio Tappa 3 Al’Ula – Hail 480 km 745 km
5 gennaio Tappa 4 Hail – Hail 380 km 735 km
6 gennaio Tappa 5 Hail – Ad Dawadimi 480 km 720 km
7 gennaio Tappa 6 (Marathon) Ad Dawadimi – Bivacco 440 km 565 km
8 gennaio Tappa 7 (Marathon) Bivacco – Bisha 430 km 480 km
9 gennaio Riposo Bisha — —
10 gennaio Tappa 8 Bisha – Bisha 460 km 680 km
11 gennaio Tappa 9 Bisha – Wadi Ad Dawasir 460 km 730 km
12 gennaio Tappa 10 Wadi Ad Dawasir – Bisha 515 km 650 km
13 gennaio Tappa 11 Marathon) Bisha – Al Bahah 480 km 630 km
14 gennaio Tappa 12 (Marathon) Al Bahah – KAEC 455 km 905 km
15 gennaio Tappa 13 KAEC – KAEC 50 km 100 km
Al via non ci sarà la Dacia vincitrice della Dakar 2026 ma la new entry è la GWM. La Great Waal Motor punta ad ampliare la sua presenza nel mercato globale, inclusa l’Italia. Nulla di meglio per rafforzare la propria immagine che affrontare una delle gare più massacranti del motorsport quale è la Dakar anche perché la GWM è al top mondiale delle vendite di veicoli off-road e pick-up.
Secondo indiscrezioni il programma Dakar di GWM dovrebbe basarsi su un prototipo derivato dal Century CR7 T1+ con motore V6 e ispirato e progetto sarebbe sviluppato internamente senza appoggiarsi a strutture esterne come fatto da Dacia e Toyota.(John Sturm)