09/09/2026
Direttore: Franco Liistro

Addio a Sandro Munari: Il "Drago" che insegnò al Mondo l'Arte del Traverso

Torino. Se il rallysmo moderno è oggi una disciplina di precisione millimetrica e tecnologia esasperata, lo deve in gran parte a un uomo che, tra gli anni ’60 e ’70, ha trasformato la guida sporca in una forma d’arte accademica. Sandro Munari, per tutti "Il Drago" di Cavarzere, l'uomo che ha legato indissolubilmente il suo nome al mito della Lancia e alla nascita della leggendaria Stratos. Sandro Munari non era un pilota incline alle smargiassate. Il suo soprannome, "Il Drago", descriveva la sua capacità di divorare l'asfalto e la terra con una ferocia controllata. Era un perfezionista: le sue note erano enciclopediche e la sua capacità di "leggere" l'aderenza del ghiaccio rimane, ancora oggi, materia di studio per i giovani piloti. Dopo il ritiro dalle competizioni di vertice alla fine degli anni '70, Munari non ha mai abbandonato il mondo dei motori, dedicandosi alla sicurezza stradale e alla formazione, trasmettendo quella filosofia del controllo che lo ha reso immortale.

Oggi, a distanza di decenni, i binomi Munari-Fulvia e Munari-Stratos sono l'immagine più potente e iconica del motorismo tricolore nel mondo. Il Drago non è stato solo un campione: è stato il simbolo di un’Italia che correva per vincere.

La storia sportiva di Munari inizia su quattro ruote, ma con una passione giovanile per il karting e le regolarità. Tuttavia, la svolta arriva nel 1965, quando viene notato da Cesare Fiorio. È l'inizio di un sodalizio che cambierà la storia dell'automobilismo italiano.

A bordo della Lancia Fulvia Coupé HF, Munari inizia a farsi un nome. Non è solo veloce; è metodico, glaciale sotto pressione e dotato di una sensibilità meccanica fuori dal comune. Nel 1967 vince il Campionato Italiano Rally, ma è sul palcoscenico internazionale che il "Drago" mette la sua firma.

La data che sancisce l'ingresso di Munari nell'Olimpo è il gennaio 1972. Al Rally di Monte Carlo, contro le ben più potenti Alpine-Renault, Porsche e Ford Munari compie un'impresa epica. Sotto una tormenta di neve che avrebbe fermato chiunque, il pilota veneto conduce la sua Fulvia 1.6 HF alla vittoria assoluta. "Non fu solo una vittoria, ma la dimostrazione che l'intelligenza tattica e il controllo del mezzo potevano battere la forza”, è il commento di Cesare Fiorio ogni qualvolta ricorda quel Monte Carlo

Nello stesso anno, dimostra la sua versatilità vincendo la Targa Florio su una Ferrari 312 P, affiancando Arturo Merzario. Munari non era "solo" un rallista; era un pilota totale.

Il capolavoro di Munari è però legato alla Lancia Stratos, la prima auto della storia progettata esclusivamente per i rally. Con la "Bête Humaine" (la bestia umana), come la soprannomò il quotidiano frances e L’Equipe, Munari instaura un rapporto quasi simbiotico e ne sono testimoni:

---- Il triplete monegasco: dopo aver vinto l’edizione del ’72 Munari ha vinto il Rally di Monte Carlo per tre anni consecutivi (1975, 1976, 1977), un'impresa che lo ha consacrato come il re indiscusso del Principato.

---- la Coppa FIA 1977: In un'epoca in cui non esisteva ancora ufficialmente il Campionato del Mondo Piloti (istituito solo nel 1979), Munari ha vinto la Coppa FIA per piloti, l'equivalente effettivo del titolo mondiale.

---- Campionati Costruttori: grazie ai suoi successi, la Lancia ha conquistato tre titoli mondiali costruttori consecutivi (1974-1976).

Sul sedile di destra della Fulvia e della Stratos si sono avvicendati negli anni nel ruolo di navigatori: Arnaldo Cavallari, Luciano Lombardini, Mario Mannucci,  Arnaldo Bernacchini, Piero Sodano,Silvio Maiga e Icio Perissinot.

Sandro Munari e Cesare Fiorio : è stato uno dei binomi più vincenti e complessi della storia del motorsport, una vera e propria "alchimia" tra due personalità fortissime che hanno trasformato la Lancia da piccolo reparto corse a potenza mondiale.

Tutto nasce da un'intuizione di Cesare Fiorio che nel 1965 cercava un pilota che non fosse solo veloce, ma anche disciplinato e tecnicamente preparato e Fiorio subito che Sandro era il "pezzo mancante" per far vincere la Fulvia Coupé HF. Fiorio non era solo un direttore sportivo, era un manager visionario. Così Munari divenne il suo braccio armato in prova speciale. Insieme introdussero un metodo professionale che prima non esisteva nei rally: dalla pianificazione maniacale ovvero ricognizioni infinite e studio scientifico del percorso all’assistenza veloce che era un’idea di una logistica moderna dei rally, e Munari era il pilota perfetto per sfruttarla.

Fiorio era l'architetto politico del progetto Stratos ma Munari ne fu il collaudatore instancabile. Il "Drago" passò mesi a guidare i prototipi, dando indicazioni precise su come bilanciare quella vettura a motore centrale così nervosa. Fiorio amava ripetere: "Sandro è l'unico che sa far ballare la Stratos come vuole lei" e tra i due la stima reciproca era totale. Fiorio sapeva che con Munari al volante la vittoria era l'unico esito probabile; Munari sapeva che con Fiorio alle spalle avrebbe avuto sempre la macchina migliore e la strategia perfetta.

Quando la FIAT decise di puntare sulla 131 Abarth per ragioni commerciali, mettendo in pensione la Stratos, il rapporto si incrinò leggermente. Munari si sentiva "tradito" dal ritiro della sua macchina ideale, mentre Fiorio doveva seguire le direttive aziendali. Tuttavia, negli anni successivi, entrambi hanno sempre parlato l'uno dell'altro come della figura chiave della propria carriera.

LO HANNO RICORDATO COSI’:

Cesare Fiorio: "Sandro non era un semplice pilota, voleva conoscere della macchina tutto nei particolari, non discuteva gli ordini, ma discuteva fino all'alba su ogni singolo bullone della macchina. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile, perché Munari non è stato solo un vincente, è stato colui che ha dato credibilità internazionale a tutto il movimento rallistico italiano. E’ stato il primo pilota italiano ad essere entrato nel team Lancia che sino ad allora aveva piloti stranieri del nord Europa: campioni del calibro di Källström, Andersson, Waldegaard, Lampinen, Aaltonen, Kinnunen che Sandro ammise di aver osservato e studiato per affinare la loro tecnica di frenata con il piede sinistro e il controllo della sbandata controllata. Entrò in Lancia nel 1965 perché avevo visto in lui un talento perdipiù veloce e molto bravo nella gestione della vettura. E il suo arrivo fu la prima picconata al predominio dei piloti nordici. Ero convinto, e lo sono sempre stato, che le scuole di pilotaggio del sud Europa, e in particolare quella italiana potessero essere il corretto controaltare…una linea di strategia che poi ha premiato con l’ingresso, e i risultati, di Bettega e Biasion.  Sandro era un computer umano prima dell'era dei computer. Non sbagliava mai un calcolo, non sbagliava mai una nota. Era il pilota che ogni direttore sportivo sogna di avere."

Stellantis-Lancia:”Con lui se ne va non solo uno dei più grandi interpreti della storia dei rally, ma una figura che ha contribuito in modo determinante a costruire il mito sportivo di Lancia nel mondo. Al volante delle nostre vetture, dalla Fulvia HF alla Stratos, Sandro Munari ha incarnato talento, coraggio, visione e spirito di innovazione, lasciando un segno indelebile nel motorsport internazionale. Le sue imprese, il suo stile e la sua passione resteranno per sempre parte del patrimonio sportivo e culturale del nostro Brand. Munari continuerà a ispirare generazioni appassionati.”

Roberta Zerbi, CEO Lancia:«Sandro Munari è stato uno dei simboli più autorevoli della nostra storia sportiva.Le sue vittorie hanno contribuito a rendere Lancia il marchio più vincente nella storia del rally. Proprio nell’anno in cui siamo tornati ufficialmente nel mondiale con il nostro programma nel WRC2, il suo esempio rappresenta per noi un riferimento concreto di competenza, visione e passione. A lui va la nostra gratitudine.»

Geronimo La Russa, Presidente ACI: “Ci lascia un ‘grandissimo’ del motorsport internazionale. Il ‘Drago’ dei rally è stato un simbolo vincente dello sport italiano. Lo ricorderemo sempre con ammirazione e affetto. Certamente non mancheranno le occasioni per celebrare le sue imprese sportive nel modo che merita, figure come Sandro Munari sono l’orgoglio di chi segue con passione il mondo dei motori”

Luca Montezemolo: "Munari era un gentiluomo del volante. Aveva una serietà d'altri tempi, una dedizione al lavoro che raramente ho visto in altri atleti. È stato il primo a capire che per vincere non bastava il coraggio, serviva la cultura tecnica."

Tuttorally:” Il mondo dei rally si è svegliato con un vuoto incolmabile. Sandro Munari non c’è più. La sua scomparsa segna la fine di un’epoca irripetibile, quella in cui il coraggio dell’uomo e il genio meccanico si fondevano per sfidare le leggi della fisica. Il Drago di Cavarzere non è stato semplicemente un pilota di talento ma il simbolo vivente di un’epopea che ha visto l’Italia trionfare in tutto il mondo portando il marchio Lancia ai più alti livelli. Il destino ha voluto che se ne sia andato quando la Lancia è tornata nel Mondiale.

ItaliaRally "Con la sua scomparsa se ne va un interprete che ha contribuito in modo determinante alla crescita e alla popolarità della disciplina, legando il proprio nome in maniera indissolubile alla storia della Lancia."

Markku Alen & Ilkka Kiwimaki: "Munari non è stato solo un pilota; è stato l'architetto della leggenda Lancia nei rally di cui noi abbiamo raccolto il testimone. Oggi il motorsport perde il 'Drago', colui che con una Fulvia HF e una Stratos ha insegnato al mondo che la velocità non è nulla senza la grazia del controllo."

Rallyssimo:"Una notizia che pesa, perché non se ne va solo un campione: se ne va un'epoca intera fatta di strade vere, notti lunghe, fari nella nebbia e coraggio a pacchi."

Quattroruote:"Sandro Munari è stato l'uomo che ha dato un volto e un'anima ai rally in Italia. Prima di lui era una disciplina per pochi intimi; con lui è diventata passione popolare, epopea nazionale. La sua pulizia di guida era un paradosso: riusciva a essere perfetto anche nel fango più profondo."

Autosprint:"Il mondo perde un perfezionista. Munari non lasciava nulla al caso: era capace di discutere per ore sulla scelta di un singolo chiodo degli pneumatici. La sua eredità non sono solo i trofei, ma il metodo professionale che ha portato nelle corse su strada."

Rally Emotion: "Per chi è cresciuto negli anni '70, Munari era il supereroe senza mantello, ma con una tuta Lancia. Vedere quella Stratos Alitalia di traverso guidata da lui era come assistere a una danza magica. Grazie per averci fatto sognare tra la polvere e la neve."

Un ex meccanico della squadra Lancia: "Sandro sapeva ascoltare la macchina come pochi altri. Quando scendeva dopo una prova speciale, non parlava solo di tempi, ma ti spiegava esattamente cosa sentiva sotto il sedile. Lavorare con lui era una sfida continua verso l'eccellenza."

Miki Biasion: "Per me Sandro è stato il faro, l'esempio da seguire quando ho iniziato a sognare le corse. Non era solo un compagno di marca, era il simbolo di come un italiano potesse dominare il mondo con classe e intelligenza. Oggi perdo un amico e un maestro. Il 'Drago' ha smesso di soffiare fuoco, ma la sua scia non si spegnerà mai."

Daniele Audetto, storico direttore sportivo al fianco di Fiorio:"Sandro era un uomo di poche parole ma di fatti immensi. In abitacolo era un chirurgo. Ricordo che quando c'era un problema tecnico, lui non si limitava a dire 'non va', ti spiegava esattamente quale componente meccanica stesse soffrendo. Aveva una simbiosi con la macchina che oggi, con tutta l'elettronica del mondo, è impossibile ritrovare."

Ruoteclassiche:"Se ne va l'uomo che ha reso la Lancia Stratos un oggetto di culto globale. Munari non ha solo vinto dei rally; ha plasmato l'estetica della velocità degli anni Settanta. Senza di lui, il mito del 'traverso' non avrebbe la stessa nobiltà che gli riconosciamo oggi."

Polizia Stradale:(Munari si è impegnato con i corsi di guida sicura):"Sandro Munari è stato un campione anche fuori dalle prove speciali. Ha messo la sua enorme esperienza al servizio della sicurezza di tutti, insegnando che la vera padronanza del mezzo non serve per correre, ma per evitare il pericolo. Una generosità rara per un uomo del suo calibro."

Un collezionista Lancia:"Ogni volta che vedo una Stratos con i colori Alitalia, vedo Sandro. È impossibile scindere l'uomo dal mezzo. Oggi quel sedile rimane vuoto, ma il rumore del suo motore rimarrà per sempre nei passi alpini che ha dominato."

Angelo Sticchi Damiani, ex Presidente dell'ACI:"Con Sandro Munari perdiamo un pezzo di storia del nostro sport, un uomo che ha portato l'Italia dei motori sul tetto del mondo. È stato un ambasciatore dell'eleganza tecnica e della determinazione. L'ACI e tutto il mondo automobilistico si stringono attorno alla famiglia del grande campione."

Luca Napolitano, ex CEO Lancia:"Oggi il marchio Lancia piange il suo eroe più iconico. Sandro Munari ha dato anima alle nostre auto, trasformando ogni vittoria in una leggenda di stile e velocità. Il legame tra lui e la Stratos resterà per sempre il punto di riferimento del nostro DNA sportivo."

Jean Todt, ex Presidente FIA ed ex navigatore rally:"Sandro è stato un avversario formidabile e un uomo di rara integrità. Ricordo le sfide epiche tra la sua Lancia e i nostri team: era un pilota totale, rispettato da tutti nel parco assistenza. La sua eredità nel mondo dei rally è immensa."

Riccardo Patrese:"Sandro era un punto di riferimento per tutti noi piloti. Anche se correvamo in discipline diverse, la sua capacità di controllo del mezzo era leggendaria. Era un uomo sobrio, serio, ma capace di prodezze che lasciavano a bocca aperta."

Il Gazzettino: "Il motorsport perde una leggenda. Di lui resterà per sempre il ricordo di un grande campione, un pilota dalla carriera straordinaria, capace di scrivere pagine memorabili al volante soprattutto della Fulvia HF e della straordinaria Stratos."

La Gazzetta dello Sport:"Sandro Munari è stato il simbolo di un'epoca in cui i rally erano una marcia al limite delle possibilità fisiche e meccaniche. Un uomo che ha vissuto a ore rovesciate, costruendo i suoi successi nel buio dei passi alpini."

Corriere della Sera: "Ci ha lasciato l’eroe dei controsterzi degli anni Settanta. Il 'Drago' di Cavarzere è stato il numero uno indiscusso, l'uomo che ha dato un volto azzurro a una disciplina fatta di polvere e coraggio."

AutoHebdo (Francia):"L’automobilismo italiano è in lutto. Sandro Munari, il 'Drago di Cavarzere', lascia un segno indelebile nella memoria degli appassionati di rally. È stato il precursore del moderno WRC, un pilota che non ha fatto in tempo a vedere il ritorno ai vertici della sua amata Lancia, ma di cui rimane la figura più iconica."

Autosport (Regno Unito):"Uno dei migliori piloti di rally italiani di sempre. Ha vinto sette rally iridati, incluso lo storico poker a Monte Carlo. Le sue battaglie al Safari Rally restano leggendarie, anche se la fortuna non è stata sempre dalla sua parte. Il mondo ha perso l'ultimo dei 'Gentlemen Drivers' del fango. Munari guidava la Stratos con una precisione che sembrava sfidare le leggi della fisica. Non era solo un pilota Lancia, era 'il' pilota Lancia. La sua eredità è il motivo per cui ancora oggi, in ogni angolo del pianeta, il marchio HF evoca sogni di gloria."

L'Équipe (Francia): "Ha domato la 'Bestia' Stratos come nessun altro. Munari non era solo un pilota, era uno stilista della derapata, rispettato da tutti i suoi avversari francesi per la sua intelligenza tattica."

Da un blog francese: "Lo chiamavamo 'Le Dragon'. Per noi era l'avversario da battere, l'uomo che ci toglieva il sonno al Monte Carlo. C'era un rispetto quasi religioso nei suoi confronti: vederlo passare era una lezione di fisica applicata alla polvere."

Sébastien Ogier:"Sandro Munari appartiene a quella generazione di giganti che ha tracciato la strada per tutti noi. Vincere il Monte Carlo quattro volte in quegli anni, con quelle auto e su quelle strade, era un'impresa sovrumana. Il suo nome resterà per sempre leggenda nel parco assistenza di Gap e Monaco."

Piero Lardi Ferrari: "Mio padre nutriva una grande stima per Munari. Quando vinse la Targa Florio nel 1972 sulla nostra 312 P insieme a Merzario, dimostrò che un grande rallista può essere un grandissimo pilota in senso assoluto. Era un uomo serio, meticoloso, un esempio di stile italiano."

Arnaldo Bernacchini, ex navigatore Lancia:"Correre con Sandro significava puntare alla perfezione. Non ammetteva sbavature, né da se stesso né da chi gli stava accanto. Ma dietro quella corazza di ghiaccio c'era un uomo di una lealtà assoluta. Se avevi la sua fiducia, l'avevi per sempre. Mi mancheranno le nostre chiacchierate sulla meccanica, dove lui vedeva dettagli che agli altri sfuggivano. Ho corso con lui parte della stagion 1969 e per tutta quella dell’anno successivo. Eravamo al rally di Svezia e non posso dimenticare quel suo mezzo sorriso, che diceva tutto, quando raggiungemmo in prova l’auto che era partita un minuto prima: una Porsche con al volante Ronnie Peterson che, molto cortesemente, vistosi raggiunto si fermò sul bordo della strada innevata per farci passare. Sandro? Il Drago, un grande uomo, un grande pilota”

Un ex commissario del Rally di Sanremo: "Lo vedevi arrivare nel buio della notte: il suono del V6 Ferrari della Stratos annunciava il suo arrivo, ma era lo stile a lasciarti senza fiato. Entrava in curva con un angolo perfetto, usciva senza perdere un millimetro di traiettoria. Era un chirurgo del controsterzo. Vederlo passare era un privilegio."

René Arnoux: "Sandro non era solo un pilota, era un signore di altri tempi. In pista o in prova speciale, la sua educazione era pari alla sua velocità. Ricordo le nostre cene: parlava poco di sé e molto della tecnica. Mi mancherà la sua lucidità mentale, era un uomo che non invecchiava mai nello spirito."

Un tecnico Pirelli dell'epoca: "Lavorare con Munari sullo sviluppo degli pneumatici per la Stratos era un esame universitario ogni giorno. Sentiva variazioni di pressione di pochi decimi di bar. Ci diceva: 'La gomma deve leggere la strada, non subirla'. Era un collaudatore nato, prima ancora che un fuoriclasse del volante."

 Le Figaro (Francia): "Il 'Drago' ha smesso di ruggire, ma il silenzio che lascia è pieno di rispetto. Per noi francesi, Munari è stato l'incubo di tante notti al Monte Carlo, ma un incubo ammirato. È stato l'unico straniero a capire l'anima del Turini meglio dei locali."

Ezio Zermiani, storico giornalista RAI: "Intervistare Sandro era un privilegio. Non regalava mai frasi fatte. Ti guardava negli occhi con quel suo sguardo d'acciaio e ti spiegava la corsa come se fosse un'equazione matematica. Era un uomo di una coerenza rara, che ha saputo ritirarsi dalle scene con la stessa dignità con cui le aveva dominate."

Sandro Munari non ha solo vinto dei rally; ha insegnato al mondo che la polvere, il ghiaccio e la notte possono essere dominati con la precisione di un orologio svizzero e il cuore di un atleta antico. Il Drago smette di soffiare fuoco, ma il solco dei suoi pneumatici sul Col de Turini rimarrà una firma indelebile nella storia dell'automobile.(Franco Liistro)