Monte Carlo: tra ghiaccio e fango Solberg resiste all'assedio, ma Evans e Ogier affilano le armi, Hyundai ai confini del disastro

Gap. Se il buongiorno si vede dal mattino, il venerdì del Rally di Monte Carlo 2026 ha regalato un risveglio fatto di asfalto viscido, neve traditrice e una "roulette" di gomme che ha sorriso a metà. Al termine di una seconda tappa logorante, Oliver Solberg mantiene la vetta della classifica generale, ma il suo primato è tutt'altro che in cassaforte: alle sue spalle, le Toyota di Evans e dell'eterno Sébastien Ogier si fanno grandi negli specchietti, riducendo il "Monte 2026 " a una questione privata di casa Gazoo Racing.
Sono nel frattempo continuate le polemiche per la neutralizzazione della terza prova di giovedì sera causa la nebbia. Da quando la nebbia è stata un ostacolo reale? Ma che piloti rally sono? Se c’è nebbia basta andare più piano e soprattutto non usare i grandi abbaglianti che sono come dei rifrangenti. Eppure tutti hanno affrontato la nebbia, abbastanza spessa solo per 4 dei 10 chilometri, con la fanaleria ai massimi e tutti hanno pagato e si sono alleati nel chiedere la neutralizzazione. La prova è stata vinta da Solberg in tutta tranquillità…guarda caso la Toyota di Solberg all’arrivo non aveva gli abbaglianti ma le mezze luci. Bravo lui e chi gli ha dato le giuste indicazioni!!!
La giornata si è aperta nel segno del giovane svedese. Nella SS4, Solberg, che è in stato di grazia, ha rifilato distacchi pesanti, oltre 30 secondi a Ogier, sembrando immune alle leggi della fisica su un fondo misto molto difficile da interpretare. Tuttavia, il "Monte" non perdona neppure gli audaci: una foratura nella SS5 ha rischiato di mandare in frantumi il suo sogno, costringendolo a cedere secondi preziosi. Solberg ha stretto i denti, arrivando al parco assistenza di Gap ancora da leader, ma con un margine ridotto ai minimi.
Dietro di lui è bagarre vera. Elfyn Evans, metodico e glaciale come spesso non gli è successo in passato, ha firmato lo scratch nella quinta speciale, confermandosi l'uomo più in palla del pacchetto inseguitori. Ma attenzione al professore Sébastien Ogier, che ha iniziato la sua classica rimonta nel pomeriggio. Il francese, che conosce queste curve come le tasche della sua tuta, ha rosicchiato secondi pesanti, portandosi a ridosso del compagno di squadra. La lotta per il podio è ora un affare a tre punte, tutto marchiato Yaris.
Chi esce con le ossa rotte da questo venerdì è la Hyundai. La scelta gomme azzardata, mix di super soft e chiodate non ha pagato: Thierry Neuville è apparso sempre in difficoltà nel trovare ritmo sul fango viscido portato in strada dai primi passaggi. Il belga scivola indietro, lasciando ad Adrien Fourmaux l’onere di tenere alta la bandiera coreana con un quarto posto che sa di "vorrei ma non posso".Fourmeaux accusa un distacco di 5’05” mentre Neuville è a oltre sei minuti, Paddon a oltre 7 minuti. Un vero disastro che rischia di diventare una débacle storica se non si trova una inversione di tendenza.
Tra le WRC2 regala spettacolo e nostalgia. La battaglia infuria tra le Citroën C3 di Rossel e la Škoda di Camilli, mentre la nuova Lancia Ypsilon Rally2 HF di Nikolay Gryazin prosegue il suo apprendistato: qualche lampo di velocità, ma anche tanti problemi di gioventù che relegano il marchio torinese ai margini della top-ten di categoria. I 40 secondi dalla cugina Citroen C3 non sono una enormità ma il pilota russo che in Lancia si ostinano dire che è bulgaro solo per il fatto che ha licenza di quel Paese (un evidente escamotage per poter essere ammesso a gare internazionali) non sembra aver la forza tenere il passo dei primi mentre alle sue spalle si fanno minacciosi Munster con la Ford Puma e Kastsuta con la Toyota (entrambe Rally1) e la Skoda Fabia del giovane italiano, e bravissimo, Daprà.
Domani si sale verso le Alpi Marittime: con distacchi così corti e un meteo che promette ancora capricci, il sabato sarà il giudice supremo di questa edizione. La giornata segna il "ritorno a casa" della carovana, che lascia il parco assistenza di Gap per scendere verso il Principato. È una tappa di transizione ma insidiosa, composta da 77 km cronometrati divisi in quattro prove speciali.
Il piatto forte è la lunga e complessa La Bréole – Bellaffaire (circa 30 km), da ripetersi due volte, che impone una gestione perfetta delle gomme su un asfalto che cambia ad ogni curva. A spezzare il ritmo c'è la Vaumeilh – Claret, prima del gran finale serale: la Super Speciale sul Circuito di Monaco. Per la prima volta dal 2008, le vetture sfrecceranno tra i cordoli della F1 e la zona della Rascasse, regalando un arrivo scenografico sotto le luci del porto dopo le fatiche sulle Alpi.
Hanno detto a fine tappa:
Oliver Solberg: "Sono cauto, ma mi sto divertendo. Devo dire che la mia 'gravel crew' (i ricognitori) ha fatto un lavoro mostruoso: mi sono fidato al 100% delle loro note. Nella seconda parte c’era fango ovunque. In una sezione avevo una gomma da neve con solo tre chiodi rimasti... Dio mio, è stato pazzesco! Abbiamo preso qualche piccolo rischio, ma ha pagato."
Elfyn Evans: "È difficilissimo capire il nostro passo reale. Cerchi di usare la testa, ma valutare il grip è quasi impossibile. In alcuni tratti non vedevo nemmeno la strada per la nebbia o lo sporco. Siamo ragionevolmente contenti di essere ancora in gara, ma è frustrante perdere tempo quando hai lavorato così duramente."
Sebastien Ogier: "Non ho mai dovuto affrontare condizioni simili in tutta la mia carriera. Avevo le gomme da neve, ma sembrava di guidare sulle slick. È inaccettabile che in un Campionato del Mondo vengano forniti prodotti che non funzionano affatto. Perdere così tanto tempo senza poterci fare nulla non è divertente. La priorità oggi era solo arrivare sani e salvi."
Thierry Neuville: "La strada si è sporcata tantissimo dopo il passaggio dei primi. Ho faticato enormemente con il grip, sembrava di guidare sulle uova. Le sensazioni sono leggermente migliorate nel finale, ma il problema principale resta la fiducia nelle gomme. È stata una giornata di pura sopravvivenza."
Adrien Fourmeaux: "Non ho feeling, semplice. Sto lottando sia con l'aderenza che con il bilanciamento della macchina. Mi sento sempre lento e non riesco a spingere come vorrei. Sarà un rally ancora molto lungo." (Marc Canone)
Così all’arrivo dopo P.S. 9 – top 15:
1.Solberg-Edmondson (Toyota GR Yaris Rally1) - Toyota - 2h.11'13"1
2.Evans-Martin (Toyota GR Yaris Rally1) - Toyota - 1'08"4
3.Ogier-Landais (Toyota GR Yaris Rally1) - Toyota - 1'14"9
4.Fourmaux-Coria (Hyundai i20 N Rally1) - Hyundai - 5'05"2
5.Neuville-Wydaeghe (Hyundai i20 N Rally1) - Hyundai - 6'05"3
6.Armstrong-Byrne (Ford Puma Rally1) - Ford - 7'18"8
7.Paddon-Kennard (Hyundai i20 N Rally1) - Hyundai - 7'42"1
8.L.Rossel-Mercoiret (Citroën C3 Rally2) - 2C Junior - 8'27"5
9.Camilli-De La Haye (Skoda Fabia RS Rally2) - Camilli - 9'07"1
10.Gryazin-Aleksandrov (Lancia Ypsilon HF Rally2) - Lancia - 9'08"8
11.Munster-Louka (Ford Puma Rally1) - Ford - 9'17"9
12.Katsuta-Johnston (Toyota GR Yaris Rally1) - Toyota - 10'00"8
13.Daprà-Guglielmetti (Skoda Fabia RS Rally2) - Daprà - 10'01"3
14.Sarrazin-Roche (Citroën C3 Rally2) - Sarrazin - 11'20"9
15.Pelamourgues-Pouget (Hyundai i20 N Rally2) - Pelamourgues - 12'12"2