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CIAO BOBO, UN ULTIMO APPLAUSO DA TUTTI NOI

Milano. Bobo Cambiaghi, uno dei migliori rallisti italiani, il migliore certamente in fatto di simpatia, eppure lo chiamavano "Iena", ci ha lasciato venerdì scorso.

A distanza di oltre trentacinque anni l'avevo incontrato nuovamente , due anni orsono, in un ristorante milanese, il giorno della presentazione del suo libro..."le sette vite della Iena". Una presentazione sui generis visto l'esordio..." “Se mi chiedete cosa leggerete in questo libro , la risposta più semplice sarebbe : l’estratto Liebig di 67 anni di vita, ma, al di la della qualità del lessico e degli argomenti trattati, la cosa più importante è definire a cosa serve e a chi serve .
Qui la risposta è relativamente semplice ma è indubbio che nella mia testa questo lavoro sia stato concepito e sviluppato per dare risalto al meraviglioso luna park rappresentato da questo mondo in cui viviamo e che lascia esclusivamente a noi la possibilità di usufruirne e giocarci...... E' indubbio che desterà l’interesse dei vecchi nostalgici dei rally , quando i rally erano veri e autentici , di parenti e amici, curiosi di vedere cosa possa scaturire dalla mente devastata della vecchia “ Jena “.
Ma sarebbe stato sterile scrivere solo di corse in chiave biografica ed è per questa ragione che ho scritto in chiave aneddotica ricordando più i momenti goliardici o nostalgici di quel tempo, che la bieca esaltazione di successi superati dal tempo che non fregano niente a nessuno, me per primo. Per questa ragione ho inserito storie e racconti emozionanti su attività da me svolte in maniera seria e approfondita come la musica, la pesca, il cavallo ed altre ancora, che ho ritenuto potessero interessare e coinvolgere anche chi di questi argomenti non conosce niente.
Ci sarò riuscito ? Non lo so, saranno solo i miei coraggiosi lettori i giudici implacabili di questo lavoro ed io, come un antico gladiatore, aspetterò in mezzo all’ arena di vedere dove saranno rivolti i loro pollici. Che Dio me la mandi buona”

L'ultima sua "apparizione " ufficiale risale a luglio, a Monza" in occasione di ASA 2016, l'incontro in cui si sono ritrovati tutti i piloti e le auto protagoniste della storia sportiva del Gruppo FIAT. Una visita veloce, al momento di risalire in auto ci salutammo e Bobo mi disse..." Ci vediamo...". Invece.....

Meglio di me certamente lo può ricordare Emanuele Sanfront, il suo storico navigatore, la persona che con Bobo ha condiviso in tante gare gioie e delusioni,sicuramente la persona che di Bobo ha conosciuto anche i pensieri e i sentimenti più reconditi.(Franco Liistro)cosancam

 

"Confesso che non mi è facile scrivere queste righe in ricordo di Bobo Cambiaghi. Perché non riesco a capacitarmi che non sia più tra noi. Perché la parola ricordo mi angoscia. Perché per quanto metta nero su bianco non riuscirò a far capire che persona immensa era.

Bobo, milanese, se ne è andato in punta di piedi il 28 ottobre scorso. Aveva 69 anni. È stato un grande e semplice al tempo stesso. L’arroganza, la presunzione, l‘invidia non gli appartenevano. Eclettico, ha avuto una vita incredibile che, oltre all’amata famiglia, ha contemplato storie di musica, volo, pesca, cavalli, bridge, bob, golf e rally.

In auto andava come uno sparo, ma non se ne è mai vantato. A confermarlo solo il cronometro e le cronache dei giornali.

Al volante della Fiat 124 Abarth ha vinto con il sottoscritto il Campionato Italiano Rally 1975 ma, oltre che nello sport, Bobo è stato un campione nella vita di tutti i giorni.

La simpatia, poi, ha fatto sì che fosse amato da tutti. Un bene che lui ha sempre ricambiato con la generosità e il sorriso che non è mai venuto meno. “Ricordiamolo con un sorriso”, ha detto la sorella Anna anche lei rallysta di talento.

E così, abbandonando per un attimo la mestizia, in cerca di serenità, ecco alcuni curiosi episodi che ho vissuto accanto a una persona straordinaria e imprevedibile come Bobo Cambiaghi.

Rally Valli Piacentine, inverno 1974. È la prima corsa che disputo insieme a Bobo e non ci può essere debutto migliore: vinciamo il rally con una Porsche 911 RS. Beh, l’emozione della vittoria è stata intensa, ma non dimenticherò mai che Bobo volle le note di una prova speciale lette in dialetto piacentino in onore degli appassionati della zona. Da brividi!

Rally Alpi Orientali (Udine), estate 1975. È ormai mattino quando a bordo della Fiat 124 Abarth numero 10 ritorniamo in Carnia. Dopo una notte di pioggia, il caldo inizia a farsi sentire. Bobo arriva stremato al controllo orario, prima della prova speciale che da Paularo sale verso un colle per poi discendere a Lugosullo. Bobo va in un albergo e si fionda sotto la doccia. Mentre saliamo verso inizio prova, mi confessa di non sentirsi bene. Congestione. Non ci arrendiamo e partiamo nonostante tutto per la speciale. Primi metri, Bobo suda, non ha forza sulle braccia. Chiudo il quaderno delle note e decidiamo di unire le forze: lui gira il volante nelle curve a sinistra e io lo giro in quelle a destra. Beh, non siamo andati come degli spari, ma l’equipaggio partito dietro di noi non ci ha raggiunto. Sensazionale!

Circuito di Monza, primavera 1976. La nuova 131 Abarth deve affrontare anche gare molto veloci e così il team Fiat Rally decide di organizzare prove di aerodinamica sulla pista brianzola. Al secondo giorno di test, tra i piloti nasce una discussione su chi al “curvone”, dopo il rettilineo dei box, ha il pelo di tenere giù il piede destro sull’acceleratore. Va detto che all’epoca non esisteva l’attuale chicane prima delle due curve di Lesmo e quindi con i rapporti lunghi al cambio si arrivava di una bella canna. Partono uno dietro l’altro i primi due piloti. Sono considerati dei velocisti, ma al curvone entrambi alzano il piede. A ritorno al box accampano scuse per non aver tenuto giù. È il turno di Cambiaghi. Butta via l'immancabile sigaretta e parte. Fa cinque o sei giri a palla e al curvone non alza mai il piede. Il motore gira tondo che è un piacere. Bobo torna ai box, riceve i complimenti da parte di tutti e le prove continuano. Alla sera, mentre torniamo a Milano in auto, mi dice: «Emanuele, sai una cosa? Quando arrivavo al curvone non alzavo il piede dall'acceleratore, ma frenavo con il piede sinistro. Poco però!».Ecco, Bobo Cambiaghi.(Emanuele Sanfront)

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