10/09/2026
Direttore: Franco Liistro

RALLY DI MONTECARLO: LA GARA CHE TUTTI VORREBBERO VINCERE........

Monaco. Il Rallye di Monte-Carlo è senza dubbio la prova che affascina di più. Tutti farebbero (e forse l’hanno già fatto) carte false pur di aggiudicarsi la prova. Per un costruttore vincere il “Monte” è a volte più importante che conquistare il titolo iridato.

Anni fa un monitoraggio del ritorno stampa e tv a livello mondiale ha quantificato la "attenzione" verso la Casa vittoriosa pari a un investimento pubblicitario superiore ai 100 milioni di Euro. !!!!! D'altronde  con la 500 Miglia di Indy, con la 24 Ore di Le Mans, con il G.P. di Monza di F.1,  il Rally di Montecarlo é la corsa più conosciuta al mondo.

Il modo in cui viene seguita questa gara dai media da sicuramente un’altra dimensione alla vittoria che non quelle delle altre gare del campionato. Giungere a Monaco potendo festeggiare il successo è un’esperienza indimenticabile che rappresenta il coronamento di un sogno per qualsiasi pilota.

Sul piano sportivo invece il “Monte” è una delle gare più impegnative o almeno lo era..... L’incertezza delle condizioni meteo la fanno assomigliare ad una “roulette” in quanto quasi mai si ha la certezza se la gara si svolgerà su asfalto, neve o ghiaccio.

In nessun’altra prova iridata le gomme possono condizionare così tanto l’esito della gara stessa visto che basta un piccolo errore di valutazione nella scelta per comprometterne il risultato finale. Per questo motivo la preparazione della gara è minuziosa: i piloti si cimentano in interminabili ricognizioni del percorso, le case cercano con certosina precisione di rendere competitive ed affidabili le loro vetture mentre le aziende produttrici di pneumatici sviluppano le mescole più sofisticate.

Ma a volte tutto questo non basta per vincere: spesso e volentieri bisogna fare i conti anche con “fattori esterni” come il pubblico. I piloti usciti di strada per essersi fatti sorprendere dalla neve che i “soliti incoscienti” hanno gettato sul percorso non si contano più.

E se spalare neve sulla speciale a volte non basta si può sempre ostruire la strada con qualche pietrone: vi ricordate Björn Waldegaard nel 1979 quando sull’ultima speciale fu costretto a fermarsi con la sua Ford per sgomberare la sede stradale e perse la gara per soli 6” ai danni del francese Bernard Darniche con la Lancia Stratos?

Ma il “Monte” vuol dire anche incertezza in quanto il più delle volte la gara si decide sugli ultimi metri. Cosa questa che rende arduo anche il compito di chi scrive. Un esempio?

Siamo nel 1991: un nostro collega, dopo aver vissuto tutta la “notte dei lunghi coltelli” “in diretta” in sala stampa senza neppure il conforto di un misero caffè - ci sembra giusto che i baristi abbiano preferito chiuder baracca ed andarsene a dormire - completava il suo resoconto sulla gara quando mancava una sola speciale – quella del Turini - e tutto sembrava oramai deciso. Terminato il pezzo non gli rimaneva che attendere i risultati finali, stilare le classifiche e poi andarsene in albergo per il meritato riposo.

Invece, pochi chilometri dall’ultimo “stop”, il “leader” Francois Delecour danneggiava una sospensione, perdeva una ruota della sua Ford Escort RS Cosworth e così Carlos Sainz (Toyota) passava al comando. Il colpo da incassare era duro non solo per “Papernick” ma anche per il collega che era costretto a rifare praticamente il pezzo visto che il transalpino veniva dato per ritirato durante il trasferimento verso Monaco. Commento riscritto e classifiche corrette mancava solo da spedire il tutto alla redazione. Ma al momento di fare ciò giungeva notizia che Delecour era ripartito e che aveva concluso al 3. rango dietro a Micky Biasion sulla Lancia.

Il collega sfiorava la crisi di nervi: ritolta la macchina da scrivere dall’astuccio era costretto a riscriversi per la terza volta il commento alla tappa e alla gara. Meno male che in verifica nessuno dei primi sia stato squalificato (non si sa mai!) perché altrimenti il collega avrebbe sicuramente odiato i rallies vita natural durante. Ecco, il “Monte-Carlo” è anche questo... (Rolando Sargenti)