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MotoGP. un implacabile Marc Marquez doma Martin e Bezzecchi, il Mondiale è riaperto!!

Motegi (nostro inviato). A Motegi non vince soltanto Marc Márquez. Vince soprattutto la sua capacità di aspettare, leggere la gara e colpire nel momento esatto. Il Gran Premio del Giappone restituisce così una MotoGP ancora più incerta, con Jorge Martín che resta davanti nel Mondiale, ma ormai con Márquez praticamente incollato alla sua ruota. Due punti appena separano i due dopo una domenica che sembrava poter prendere una direzione diversa e che invece, alla fine, ha consegnato al campione della Ducati una delle vittorie più pesanti della sua stagione.

Martín partiva dalla pole position, forte di un weekend nel quale l’Aprilia aveva mostrato un passo straordinario. Márquez era lì, appena dietro, secondo in griglia e pronto a trasformare ancora una volta la sfida per il titolo in una questione personale. Al semaforo verde è stato però il leader del campionato a fare quello che doveva: prendere la testa e provare a dettare il ritmo. Márquez gli è rimasto addosso, senza forzare, mentre Marco Bezzecchi si sistemava alle loro spalle.

Per i primi giri la sensazione era che Martín potesse davvero fare la differenza. L'Aprilia sembrava avere la velocità necessaria per comandare e il pilota spagnolo riusciva a tenere Márquez a distanza di sicurezza. Ma dietro quella calma apparente c'era una gara ancora tutta da costruire. Il problema, per tutti, era anche capire quanto si potesse chiedere alle gomme. Dopo le difficoltà emerse nella Sprint del sabato, i piloti avevano scelto la gomma posteriore dura, consapevoli che Motegi avrebbe presentato il conto nella seconda parte della corsa.

Márquez lo sapeva bene. E invece di inseguire a tutti i costi, ha scelto di rimanere lì, a pochi decimi, come un'ombra. Martín davanti, Márquez dietro. Bezzecchi leggermente più lontano. Il gruppo cominciava già a sgranarsi e la gara sembrava trasformarsi in un duello destinato a decidersi sul filo dei dettagli.

Al decimo giro la situazione era ormai chiarissima. Martín continuava a comandare, ma Márquez era praticamente attaccato alla sua ruota. La Ducati aveva trovato il ritmo e il campione del mondo aspettava soltanto l'occasione giusta. Non serviva inventarsi un sorpasso impossibile. Serviva scegliere il momento. L'occasione è arrivata poco dopo.

Márquez si è fatto sotto e ha affondato il colpo alla curva 9, prendendo la posizione e mettendo finalmente la Ducati davanti all'Aprilia. È stato il momento che ha cambiato il volto del Gran Premio. Fino a quel punto Martín aveva comandato la gara; da lì in avanti sarebbe stato lui a dover inseguire. E Márquez, una volta passato, non ha avuto bisogno di fare altro che il Márquez più maturo e concreto. Niente eccessi, niente rischi inutili. Ha cominciato a mettere tra sé e Martín qualche decimo alla volta, trasformando una gara ancora aperta in una fuga controllata.

Martín ha provato a rispondere. Per qualche giro ha mantenuto il distacco abbastanza contenuto da lasciare aperta la possibilità di un attacco. Ma la Ducati davanti sembrava avere sempre una risposta. Ogni volta che l'Aprilia recuperava qualcosa, Márquez riusciva a ristabilire le distanze.

Alle loro spalle, intanto, Bezzecchi continuava la sua gara solitaria verso il podio. L'italiano non è riuscito a inserirsi nella lotta per la vittoria, ma ha avuto il merito di rimanere costantemente tra i protagonisti. Dietro di lui Enea Bastianini ha provato fino all'ultimo ad avvicinarsi al podio, arrivando a un soffio dal compagno di marca Aprilia. Alla fine saranno appena 78 millesimi a separare i due.

Davanti, però, tutto era ormai nelle mani di Márquez. Il pilota Ducati ha iniziato gli ultimi giri con una tranquillità che raccontava meglio di qualsiasi numero quanto fosse sotto controllo la situazione. Martín continuava a spingere, ma il secondo posto era ormai il massimo possibile. Non era la domenica che aveva immaginato partendo dalla pole, ma era comunque una domenica importantissima per il campionato.

Perché questo Mondiale non si vince necessariamente con le vittorie. A volte si vince anche evitando di perdere troppo. Martín lo sapeva e ha portato l'Aprilia al traguardo senza commettere errori. Márquez, invece, aveva davanti a sé gli ultimi chilometri di una gara che aveva saputo costruire con pazienza.

Poi la bandiera a scacchi. Marc Márquez vince a Motegi, davanti a Jorge Martín e Marco Bezzecchi. È il quarto successo del pilota spagnolo sul circuito giapponese e, soprattutto, è la seconda vittoria del suo weekend dopo quella conquistata nella Sprint del sabato. Un fine settimana perfetto nel momento forse più importante della stagione. Martín chiude secondo a 1"363. Bezzecchi è terzo a 2"252. Dietro di loro arrivano Bastianini, Raul Fernández e Ai Ogura, quest'ultimo capace di regalare al pubblico di casa un sesto posto particolarmente applaudito. Pedro Acosta chiude settimo, mentre Francesco Bagnaia porta a casa l'ottavo posto dopo una gara di rimonta.

Ma il vero verdetto di Motegi arriva quando si guarda la classifica del Mondiale. Martín rimane davanti con 333 punti. Márquez sale a 331. Due punti. Tutto qui. È questo il dato che cambia completamente il significato della domenica giapponese. Martín esce dal Giappone ancora leader, ma il vantaggio che aveva costruito non esiste più. Márquez è tornato a respirargli sul collo e lo ha fatto nel modo più convincente possibile: vincendo.

La Sprint del sabato aveva già lanciato il primo segnale. Márquez aveva dominato la gara breve, mentre Martín, arrivato secondo sul traguardo, era stato retrocesso al terzo posto per aver superato i limiti della pista. Diogo Moreira aveva così conquistato il suo primo podio in MotoGP.

La domenica, però, era tutta un'altra storia. Martín ha comandato, Márquez ha studiato. Martín ha provato a scappare, Márquez è rimasto lì. Poi, quando la gara è entrata nella sua fase decisiva, il campione Ducati ha preso la posizione e non l'ha più restituita. È una vittoria che pesa tantissimo anche sul piano psicologico. Perché adesso Martín non può più guardare soltanto alla propria classifica. Deve guardare anche a quella di Márquez, che è diventata improvvisamente pericolosamente vicina.

E il calendario non concede tempo per respirare. Dopo Motegi il Mondiale entra nella sua parte finale con sei appuntamenti ancora da disputare. Sei gare per decidere un titolo che oggi sembra impossibile da pronosticare. Motegi, insomma, non ha chiuso una storia. L'ha riaperta. Martín resta davanti, ma Márquez è ormai a due punti. Una distanza minuscola, quasi un'ombra. E se questa domenica ha insegnato qualcosa, è che quando Márquez vede quella porta aperta, anche solo per un istante, sa sempre come infilarcisi.

Il Mondiale 2026 riparte da qui. Con Martín davanti. Con Márquez alle sue spalle. E con la sensazione, sempre più forte, che per sapere chi sarà campione bisognerà aspettare l'ultima curva dell'ultima gara. (Jorge Caceres)

COSI’ ALL’ARRIVO:

1.Marc Márquez Ducati 41'31.467

2.Jorge Martín  Aprilia +1.363

3.Marco Bezzecchi Aprilia +2.252

4.Enea Bastianini KTM +2.330

5.Raúl Fernández Aprilia +14.815

6.Ai Ogura Aprilia +15.210

7.Pedro Acosta KTM +16.928

8.Francesco Bagnaia Ducati +20.333

9.Fermín Aldeguer Ducati +23.545

10.Luca Marini Honda +25.677

11.Brad Binder KTM +25.853

12.Fabio Quartararo Yamaha +30.867

13.Somkiat Chantra Honda +31.333

14.Maverick Viñales KTM +33.995

15.Franco Morbidelli Ducati +34.590

16.Álex Rins Yamaha +39.228

17.Toprak Razgatlıoğlu Yamaha +39.562

18.Fabio Di Giannantonio Ducati +50.816

19.Jack Miller Yamaha +1'11.127

20.Johann Zarco Honda +2 giri

Classifica piloti (top 10):

1.Jorge Martín 333; 2.Marc Márquez 331;3.Marco Bezzecchi 284; 4.Pedro Acosta 243;5.Fabio Di Giannantonio 230; 6.Ai Ogura 227; 7.Raúl Fernández 205; 8.Álex Márquez Gresini 158; 9.Francesco Bagnaia 156; 10.Fermín Aldeguer 115          

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