MotoGp 2020: tanti sconfitti, qualche promosso ma il vincitore è Carmelo Ezpeleta

Torino.Adesso che il campionato MotoGP più pazzo del mondo è terminato, verrebbe da dire: “Meno male che è finita!”. Già, perché se pensiamo che all'inizio di marzo tutto era andato a catafascio in Qatar e a giugno ancora non si sapeva se si poteva a correre causa Covid, riuscire a imbastire la bellezza di 14 Gran Premi in una sorte di campionato Europeo, con tutti i Gp schiacciati uno dentro l’altro, con 10 doppiette (Jerez, Aragona, Valencia, Austria e San Marino) e uno ciascuno in Francia-Portogallo-Brno e Barcellona allora bisogna dire che il miracolo è stato compiuto.
E adesso è tempo di bilanci, giusto per capire che razza di mondiale è stato e che cosa ci aspetta per il futuro prossimo, visto che il 2021 si spera sia a più largo respiro di quello appena concluso.
Campionato pazzo ma non per questo privo di alcuni spunti davvero significativi. Al punto che mi sono permesso di stendere una classifica per argomenti, ma questa volta cominciando… dal fondo, cioè dai disastri che hanno colpito Case e piloti per salire via via verso l’elite di chi si è comportato bene se non benissimo. Pronti? Gas a martello e via!
HONDA. Catastrofe completa. Ricordate uno dei motivi che portarono Valentino Rossi al divorzio? La presupponenza della Casa giapponese nel dire: “Il merito delle vittorie è tutto nostro, i piloti sono solo dei mezzi per raggiungere lo scopo”. E difatti il Dottore fece le valigie per andare a vincere in Yamaha…
Orbene, incapaci di guardare oltre il proprio naso, la Honda ha continuato sullo stesso piano, sfidando anche la legge dei grandi numeri. Finché Marquez è stato il Re dei Re, tutto è andato bene. Ma questa stagione Marquez è caduto subito a Jerez, si è rotto l’omero del braccio destro e da lì sono iniziati i dolori Honda. Chi abbia sbagliato, ancora non si sa. E forse non lo sapremo mai: sta di fatto che hanno tentato di rimettere il pilota in pista dopo una settimana, impresa fallita e ai danni anche la beffa di veder la placca rompersi sotto sforzo. Altra operazione e questa volta addio per tutta la stagione.
Perso il suo campione di riferimento, la Honda si è ritrovata tra le mani una moto fatta a uso e consumo dello spagnolo, mentre gli altri (Cruthlow, Nakagami, Bradl e Alex Marquez) si sono trovati con le chiappe per terra. Un po’ come successe in Ducati ai tempi di Stoner, quando solo lui sapeva guidare la Desmo e gli altri, Capirossi in testa, facevano figure barbine.
Morale della favola: il miglior pilota in classifica alla fine è stato Nakagami, (con una Honda clienti del team di Cecchinello) ma Honda non ha vinto neppure un Gran Premio (!) piazzandosi al penultimo posto tra i Costruttori e tra i Team appena davanti all’Aprilia.
Solo a fine stagione, capito l’errore, i giapponesi hanno tentato di salvare il salvabile. Qualcosa è stato fatto, ma ormai era tardi. Eppoi, sia chiaro, di Marc Marquez al mondo ce ne è uno solo. Il futuro? Dipende tutto da MM93: se tornerà in forma sarà sempre l’uomo da battere. Ma il problema è quando tornerà. E su questo i punti interrogativi sono molti, sempre che non debba sottoporsi a un terzo intervento, che vorrebbe dire gettare via un’altra stagione…
YAMAHA. Mezza Catastrofe. Quest’anno la Casa di Iwata è riuscita nell’impresa delle imprese. Di quelle che a raccontarle si fa fatica a capire come abbia potuto realizzarla. I giapponesi hanno vinto la bellezza di 7 gare 7: tre con Morbidelli e Quartararo e una con Vinales centrando un sacco di podi per poi non vincere assolutamente nulla.
Niente mondiale piloti, niente Costruttori e niente Team. Incredibile ma vero. Dopo le due vittorie di Quartararo a Jerez si sono illusi tutti, noi per primi, che fosse il francese l’astro nascente. Poi però una serie di… porcherie (ci si passi il termine) combinate da Iwata con le valvole acquistate da un costruttore non ufficiale, hanno fatto sì che dal Giappone hanno chiesto alle altre Case il permesso di aprire i motori e sostituire quelle difettose.
Le pernacchie si sono sentite in tutta Europa e da quel momento la Yamaha è andata in confusione. Valentino Rossi, Vinales e Quartararo sono come scomparsi. Valentino tra Covid, ritiri per motivi tecnici e cadute ha perso anche la bellezza di 6 Gp, mentre gli altri due non hanno più capito se stavano guidando una moto o un ferro da stiro. Per fortuna chi ha mantenuto i nervi saldi è stato Franco Morbidelli che ha salvato la stagione ai ”gialli” piazzandosi 2° nel mondiale con una moto del 2019.
A questo punto credete che per il 2021 cambierà qualcosa? Che al Morbido sarà affidata una moto versione 2021? Siete degli illusi. Non avrà una moto uguale agli altri e per certi versi sarà un bene. Dalla sua ha un team eccezionale, con quel Ramon Forcada come responsabile tecnico che quel genio di Vinales “licenziò” su due piedi due anni orsono. Complimenti.
DUCATI. L’altra metà della catastrofe. La chiamano la Ferrari a due ruote anche perché tra Borgo Panigale e Maranello ci sono pochi chilometri a separarle. Ma se a Maranello agli insuccessi sono abituati da un bel po’, quello che è successo quest’anno in Ducati rasenta la follia pura. Il team ha vinto solo 2 gare riuscendo chissà come a conquistare il titolo Costruttori che in MotoGP equivale a una coppa di gelato avariato.
I guai veri li hanno combinati i massimi vertici dell’azienda che dapprima hanno licenziato in tronco Danilo Petrucci all'inizio della stagione mentre si stavano preparando a fare la stessa cosa con Dovizioso a metà percorso. Solo che Andrea li ha preceduti:
“Niente contratto? Sapete cosa vi dico? Me ne vado via io. Arrivederci e grazie”. Non rinnovare con un tre volte vicecampione del mondo è impresa incredibile. Ora Dovizioso è a spasso (ma se MM73 non guarisce in tempo vuoi vedere che finirà in Honda?) e si accontenterà di dedicarsi al suo hobby preferito, il motocross, altrimenti resterà a piedi una stagione. Ad onor del vero entrambi i piloti non sono immuni da errori, ma probabilmente i guai sono arrivati anche da una moto difficile da domare e da problemi con i nuovi pneumatici.
Il guaio è che adesso a Borgo Panigale affronteranno il 2021 con un pilota già rodato (Miller) e un giovanotto di belle speranze (Bagnaia) mentre nei team satelliti la Pramac schiererà il francese Zarco, navigato e del mestiere ma troppo discontinuo, e un pivello di nome Martin che la MotoGP ancora non l’ha vista se non in foto. Né più né meno che Marini e Bastianini, saliti dalla moto2 (vinta dalla Bestia) che dovranno mangiare un bel po’ di panini per capire come funziona il mondo dei “Grandi”.
E adesso veniamo alle buone notizie, di quelle che ci riconciliano con un mondo schizofrenico qual è diventata la MotoGP.
Suzuki, la grande sorpresa. Se a inizio stagione qualcuno avesse detto che la Suzuki avrebbe vinto con Mir il titolo mondiale, si sarebbe pensato a uno scherzo. E invece onore al merito di un team che ha vinto due gare come la Ducati ma che ha fatto della costanza di risultati e di un rendimento sempre lineare il suo cavallo di battaglia. Aggiunto anche al fatto di assemblare una moto semplice, senza fronzoli e senza arzigogolature elettroniche che hanno complicato ad esempio i ducatisti.
La Suzuki, quindi, è un gioiellino che si adatta a tutti i circuiti, è veloce, ha due piloti Joan Mir il campione e Alex Rins il compagno, capaci sino all’ultima gara di non pestarsi i piedi e di trovare l’accordo perfetto. Un connubio tra la Casa giapponese e l’ingegnosità tutta italiana dove la moto ha preso vita affidata alle abili mani di Davide Brivio che lo hanno condotto al trionfo proprio nell’anno in cui si celebrano i 60 anni nelle gare e i 100 dalla fondazione della casa giapponese. Bel colpo, ma adesso arriva la parte più dura: continuare a vincere, perché le altre Case non staranno certo a guardare.
KTM, una conferma. Per molti anni hanno snobbato il team austriaco, pensando che avrebbe dovuto lavorare a fondo per poter emergere. E invece in pochi anni in Ktm hanno colmato il gap ed adesso si ritrovano con tre vittorie (una Brad Binder e due con Oliveira) e addirittura raggiungere il quinto posto con Pol Espargarò a pari merito con Dovizioso. Una moto completa, veloce in rettilineo e stabile in frenata e che si adatta a tutti i piloti. Il merito in pista? Tutto di Dani Pedrosa che, lasciata la Honda, è diventato tester Ktm, ricostruendo completamente la moto facendola diventare vincente. “Tre anni fa eravamo sul fondo – racconta il Ceo Stefan Pierer -. Mi sono detto: prendiamo Pedrosa, diamogli la moto nelle mani e vediamo cosa succede. Il risultato lo avete visto”. Anche per gli austriaci vale il discorso fatto per Suzuki: il primo passo è fatto, adesso bisogna continuare.
Ezpeleta, l’uomo dei miracoli. Chi mi conosce sa benissimo che in tutti questi anni non sono stato mai particolarmente tenero con il Ceo di Dorna. Più volte l’ho accusato di essere un despota, circondato da un gruppo fidatissimo di persone che pendono dalle sue labbra perché lui e solo lui prende le decisioni finali. Piaccia o non piaccia, non si muove foglia nella MotoGP che don Carmelo non voglia.
Lo stesso presidente della Fim, l’argentino Jorge Viegas, sta sempre un passo dietro di lui, senza fiatare. Per questo motivo si è inimicato parecchia gente, anche da parte dei media spagnoli, anche se la maggior parte lo idolatra.
Ma il boss della MotoGP questa volta si è comportato come tale, tessendo una fitta ragnatela con Capi di Stato, Ministri degli Esteri, Presidenti di Federazioni, Oms, medici di tutto il mondo, Federazioni motociclistiche del pianeta e poi ancora Case Costruttrici e Team sia ufficiali che privati.
Un lavoro incredibile che ha portato il suo frutto migliore: quello di stilare un calendario il più possibile credibile, anche se per ottenerlo ha dovuto “ricacciarlo” in uno pseudo campionato Europeo, con doppie gare sullo stesso circuito causa il Covi 19 che ha bloccato sul nascere le trasferte aeree per il gigantesco carrozzone.
Il vero capolavoro, Ezpeleta lo ha fatto inventando la “bolla” sanitaria che ha praticamente ridotto a pochissimi piloti e qualche decina di tecnici gli uomini trovati positivi. E questo proprio mentre nel calcio,come ben sapete, ci sono intere squadre ancora adesso decimate.
Sarà per questo che domenica scorsa a Portimao, tutti gli addetti ai lavori si sono radunati in pista per tributargli gli onori che si merita. Bravo Don Carmelo, lo ammetto: altri al posto tuo avrebbero già alzato bandiera bianca e rimandato tutto al 2021 o a data da destinarsi. Tu non ti sei arreso e queste ti fa onore. Complimenti vivissimi, con la speranza però di vederti il prossimo anno circondato da migliaia di tifosi, purtroppo i grandi assenti quest’anno.(Enrico Biondi)