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ROSSI - MARQUEZ....UN CALCIO AL MOTOCICLISMO

Sepang. Com’era prevedibile, i social si sono scatenati dopo il contatto Rossi-Marquez di domenica in Malesia. E il mondo motoristico, manco a dirlo, si è subito diviso tra innocentisti e colpevolisti. Se la bottiglia mezza piena la vedi dal lato italiano, poco ci manca che Valentino Rossi sia dipinto come un santo mentre Marc Marquez sia additato al pubblico ludibrio come uno spietato terrorista delle piste di mezzo mondo, al punto che contro di lui bisognerebbe usare la garrota e farla finita una volta per tutte.

Dall’altro lato del Mediterraneo, nella penisola Iberica, l’altra bottiglia mezza vuota racconta l’esatto contrario, dove Marc è un angioletto e Valentino un demonio. E avanti così con i media e i giornali che ci sguazzano sondaggiare mezzo mondo mentre ci si inventa petizioni per evitare sanzioni al Dottore..

C’era da aspettarselo e quindi a questo giochetto, almeno noi di Corsanews.it, non ci prestiamo giudicando la cosa non solo pericolosa, ma di nessun aiuto. Ci sono gia Twitter e Facebook, per citare i più noti, che con i loro iscritti non fanno che alimentare violenza. Meglio tenersi fuori e astenersi. anche, dal commentare quanto abbiamo sentito alla tv, da Sky che detiene i diritti a Cielo, ad altre trasmissioni pseudo-regionali dove i commenti da bar la fanno da padrona.

Capiamo che qualcuno con Valerossi ci vive, si nutre, viene nutrito e ci lavora, ma dimenticare che occorre fare anche del buon giornalismo ogni tanto non sarebbe male. Troppe volte, domenica, ho sentito bacchettare all’inizio il Dottore per quello che aveva fatto e poi, dopo una sana pausa pubblicitaria (servita magari ai piani alti delle emittenti per riprendere i commentatori ricordando loro che non si può sparare troppo su un personaggio che magari sponsorizziamo pure), fare una frenata stile cartoni animati e andare a cercare frasi assolutorie per quanto accaduto al settimo giro.

Noi interessi di parte non ne abbiamo, facciamo il nostro mestiere serenamente proprio perché non dipendiamo da questo o quel potere economico. Ecco perchè ci sentiamo liberi di scrivere in tutta tranquillità il nostro pensiero su quanto successo e su quanto succederà nelle prossime settimane prima dell’8 novembre, scontro finale in quel di Valencia.

Lo faremo dando una specie di pagella a tutti i personaggi coinvolti nella vicenda, chiedendo scusa se non ci saranno sufficienze per nessuno perché questa volta a perdere sono stati in molti, non solo due piloti.

Motociclismo: 0

Era, sino a domenica, uno sport ancora “puro”, nel senso di pulito. Tanta, tantissima adrenalina nel sangue, grandi lotte, sportellate, quelle giuste, ma sempre all’insegna di sportività e soprattutto correttezza nei rapporti umani. Adesso il motociclismo mondiale è scaduto al livello più basso, quello da stadio del calcio, intendiamo, il livello più basso di abbruttimento sportivo che si conosca. Il guaio maggiore nel caso delle due ruote e che a portare questo mondo allo sbando totale sono bastati 7 giri e la cretinata di un campione aggiunta alla furbata sporca di un campione piccolo piccolo.

C’erano voluti anni e anni di duro lavoro per far salire le moto dall’anonimato al terzo posto degli sport più seguiti in Italia e nel mondo, dopo Formula 1 e calcio, l’ordine decidetelo voi. Adesso che la gente comincia a dire “ma allora anche nelle moto si fanno porcherie”, il movimento motoristico è sceso precipitosamente all’anno zero.

Tutto da buttare, tutto da rifare. Il danno di immagine è di quelli terribili, difficilmente quantificabile per il momento. Non vorremmo che abbonamenti tv e biglietti fossero venduti solo per vedere come si scannano i piloti in pista, anziché assistere a gare corrette e sportive. Il tempo delle sfide al Colosseo è finito da tempo, anche se qualcuno vorrebbe farle rivivere. La soluzione? Provare ad azzerare tutto, resettare il più possibile, mettere mano a regolamenti più duri e credibili e usare il bastone più della carota. Basta che si faccia in fretta.

Direzione gara: 0

Chi, domenica pomeriggio, ha combinato il più grande pasticcio che la storia del motociclismo ricordi è quella che pomposamente viene chiamata in inglese Race Direction. Per chi non la conoscesse, vi diciamo che la DG è formata da tre persone: Mike Webb (per l’Irta, International Racing Teams Association, la società che rappresenta i team), Franco Uncini (per la FIM, la Federazione Internazionale, ex campione del mondo e addetto anche alla sicurezza) e Javier Alonso (per la Dorna, la società che organizza il motomondiale).

Il fatto grave è che questi signori domenica hanno deciso… di non decidere. E questo nonostante avessero a disposizione oltre 60 monitor, immagini e riprese da tutte le posizione, angolature, elicotteri in cielo eccetera eccetera. Per prendere una decisione, come spesso hanno fatto per altre situazioni analoghe, ci si impiega al massimo un paio di giri, malcontati 6/8 minuti. Ebbene, i tre hanno rinviato tutto alla fine della gara. Motivo? “Volevamo ascoltare i piloti coinvolti” è stata la stravagante risposta di Webb. Incredibile! E una volta ascoltati cosa hanno deciso? Di non punire Rossi, ma di farlo partire dal fondo a Valencia.

Innescando un pericolosissimo precedente e spostando il problema di due settimane, quando la tensione salirà alla stelle e gestire un inferno con 200 mila spettatori (c’è già il tutto esaurito) pronti ad alitare e vomitare di tutto su Rossi potrebbe essere impossibile.

Complimenti davvero. Anche qui, la soluzione sarebbe stata rapida, dolorosa ma efficace: bandiera nera anche per Rossi che da +11 punti in classifica sarebbe sceso a -9 ma assolutamente in grado di recuperarli nella sfida con Lorenzo ad armi pari, anche se al Nostro la pista non piace. Invece nulla di nulla, con un bel calcio al buon senso. Ci stava anche un drive through, un passaggio dentro la pita lane a bassa velocità, che avrebbe sortito lo stesso effetto di fargli perdere punti. Ipotesi che non è stata nemmeno presa in considerazione.

I parenti: 5

La tv fa il suo mestiere e la carta stampata pure, cioè informa. Ma non hanno certo giovato a nessuno le esternazioni video da stadio del padre di Marquez che sembrava come morso da una tarantola alla caduta del figliolo, né quelle di Graziano Rossi alla carta stampata, che il giorno dopo si è messo a sbraitare contro la Dorna, accusandola, perché spagnola, di favorire apertamente Marquez mettendosi a capo di una congiura per abbattere Valentino.

Graziano dimentica (o fa finta di dimenticare), che per Dorna Valentino è stato, è, e sarà ancora per molto tempo la gallina dalle uova d’oro: se il motomondiale è salito così in alto gran parte del merito è stato di Valentino e della Dorna, che ha assecondato in tutti i modi la carriera di questo grande campione, compiacendosi quando passò da Honda a Yamaha e rammaricandosi per il suo passaggio su una Ducati non all’altezza della sua classe.

Un passaggio che preoccupò tantissimo il boss Carmelo Ezpeleta che temeva, come fu in realtà, un calo improvviso di audience. Ezpeleta sa benissimo che, nonostante la grande pattuglia di campioni spagnoli, non c’è nessuno di questi che possa rivaleggiare con Valentino in fatto di audience, fama e notorietà. Basta vedere la folla che attende il 46 all’uscita dal motorhome per scortarlo ai box, le migliaia di magliette, cappellini, asciugamani, felpe, bandiere e gadget vari che vengono vendute ad ogni Gp. Di una cosa siamo sicuri: le esternazioni di Graziano lasciano il tempo che trovano negli appassionati, ma in Dorna non le avranno sicuramente prese bene.

Valentino Rossi 3

Che è la somma di due voti: il 3 per le dichiarazioni del giovedì in conferenza stampa e lo 0 per quanto accaduto domenica. Solo in queste ore, ripensandoci a mente fredda, il Dottore ha capito che dire quelle cose giovedì scorso è stato una specie di boomerang che gli si è ritorto contro e lo ha abbattuto. I dati del Gp d’Australia che ha portato in conferenza stampa possono ingenerare dubbi, ma non sono una prova certa. O almeno ci sono almeno un’altra mezza dozzina di variabili dei quali non ha tenuto conto: risparmio delle gomme, temperature, vento, stanchezza. Che fosse il più veloce di tutti lo dimostra l’ultimo giro. Ma se avesse voluto danneggiare Rossi sino alla fine, perché ha fatto un giro mostruoso per vincere e rubare 5 preziosissimi punti a Lorenzo?

L’uscita di VR ha sortito esattamente l’effetto contrario: non ha smascherato il gioco di Marc e, anzi, lo ha fatto incazzare come una biscia. Lo spagnolo se la è legata al dito e alla prima occasione utile gli ha dimostrato di cosa fosse capace e di cosa intendesse lui con la parola “ostacolare un pilota in pista”. Cosa che è regolarmente accaduta domenica. Non lucido, Valentino, stranamente nervoso e battuto con le sue stesse armi. Insomma, un capolavoro di cose stupide che adesso rischiano di fargli perdere il mondiale n° 10. Occasione che, probabilmente, non gli si presenterà più nei prossimi anni (ci auguriamo di no, ovviamente), almeno con una Yamaha sotto il sedere, visto che il suo diretto rivale siede dall’altra parte del box. Se a questo aggiungete una frase sibillina quanto illuminante di Lin Jarvis, team manager Yamaha, (“Abbiamo la fortuna di avere in squadra il pilota più famoso e quello più veloce”) capite benissimo che futuro attende il Dottore.

Marc Marquez 3

Qui non ci sono somme da fare. Il voto è solo per la gara di domenica. Se il calcio di Valentino è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, il comportamento in pista di Marc è stata la ciliegina che ha fatto precipitare il motociclismo nel baratro.

Un provocatore nato, Marquez, andato in pista con un solo scopo: rompere le scatole a Valentino, rallentandolo ad arte tutte le volte che lo superava. Della gara, domenica, allo spagnolo non fregava assolutamente nulla: sapeva che Pedrosa e Lorenzo “ne avevano di più” e allora ha deciso di fare esattamente quello di cui lo accusava Valentino: ritardare lui per far scappare Jorge. Ha iniziato a farlo al 3° giro e lo ha portato avanti con studiata meticolosità sino al settimo giro quando Valentino, esasperato e sull’orlo di un esaurimento nervoso, ha combinato il patatrac.

Che Marquez sia stato scorretto lo hanno capito anche i neonati. Che la Direzione Corsa non abbia pensato di intervenire (Webb: “Marc ha sbagliato, però non ha compiuto nessuna manovra scorretta, non è andato oltre il regolamento, quindi non è sanzionabile”) è ancora più incredibile.

Da oggi in poi, purtroppo, abbiamo qualche certezza in più che ci fa rabbrividire. Dopo la non decisione della Direzione Gara, in pista ci potrà essere sempre un pilota che butta giù gli altri (esempio: Crutchlow con Dovizioso) un altro che compie scorrettezze e non è sanzionabile e altri ancora che se non picchia o non prende a calci qualcuno non è contento.

Ma è questo, è realmente questo che gli sportivi vogliono? (Enrico Biondi)

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