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MARQUEZ E LA HONDA VOLANO, POI SMTH E IANNONE, ROSSI SOLTANTO 7°

Sachsenring. Il venerdì in terra di Sassonia, giro di boa del motomondiale, dà subito dei brividi e ci lascino addosso sensazioni importanti. Se c’era qualcuno che pensava di aver già ridotto a due le sfide della MotoGP, si ricreda in fretta.

La Honda ci ha messo un bel po’ di tempo a dare ragione al suo pilota di punta, Marc Marquez, che sin dalle prime gare sbraitava e schiumava rabbia dicendo che con quel telaio 2015 lui (e la Honda con lui) non andava da nessuna parte. Per farlo capire, è volato per terra due volte, gettando quasi il mondiale alle ortiche.

Poi a Tokyo lo hanno ascoltato, magari mordendosi gomiti e ginocchia perché un giapponese che riconosca di avere sbagliato è praticamente impossibile da trovare, gli hanno dato il vecchio telaio 2014 e Marquez è tornato là davanti. Con Rossi ha perso la sfida all’ultima curva di Assen, ma qui al Sachsenring davanti a tutti c’è di nuovo lui che regola a sorpresa Smith.

Al 3° posto c’è un italiano, Andrea Iannone, con una Ducati che però, sgombriamo subito il campo da facili entusiasmi, proprio un missile di guerra non è apparsa (Dovizioso è appena 10°). Discorso diverso per le Yamaha ufficiali: al mattino Rossi velocissimo, contento e sorridente e Lorenzo dietro a mugugnare un po’. Al pomeriggio l’esatto contrario, Lorenzo 4° e Rossi solo 7°.

Il problema? Sembra che per tenere la moto più bassa dietro, abbiano agito un po’ troppo, schiacciando il posteriore e alleggerendo troppo l’anteriore, con la conseguenza che la moto diventa meno guidabile. Tutte cose rimediabili domani, resta il fatto che ci sarà molto da lavorare in Yamaha, così come in Ducati che, come ha giustamente fatto notare Dovizioso, non è che ha fatto come i gamberi tornando indietro, ma “sono gli altri che stanno andando forte, prima di tutti la Honda, che si è ripresa la leadership oggi e non vuole mollare”.

Un mondiale riaperto quindi? Pensiamo di sì: il divario i punti tra Marquez e la coppia Yamaha è grande, ma nulla è impossibile per la Casa di Tokyo e per il suo pilota. E adesso vediamo la cronologia delle prove.

FP1. Che la pista poco gommata, con grip quasi a zero, fosse anche pericolosa, lo hanno capito subito anche i campioni della MotoGP che, seduti ai box, si godevano in un mattino pieno di sole le evoluzioni dei ragazzini della Moto3. E vederli cadere a grappoli, con high side, scivolate varie, anteriori che ti mollano in un attimo, non è stato un grande risveglio, soprattutto vedendo che le prove del portoghese Oliveira, vincitore ad Assen, sono durate lo spazio di quattro giri, prima di cadere rovinosamente, fratturarsi il quarto metacarpo della mano e volare subito a Lisbona per farsi operare nel tentativo di limitare i danni e prepararsi a rientrare in perfetta forma il 9 agosto a Indianapolis.

Le novità

Quando entrano in pista tutti a cercare le diavolerie portate in Germania. Spicca oltre la nuova livrea Suzuki-vintage, che ricorda i 30 anni di vita della moto giapponese, veramente bella, il nuovo codone sulle Ducati. Si è provveduto a rinforzarlo per evitare la sfiga che ha colpito Dovizioso in gara, quando in un sobbalzo si è rotto, compromettendo gli scarichi e la sella, che hanno costretto il Dovi lontano dai primi. Curiosità nel vedere Laverty in sella all’Aprilia che fu di Melandri, appiedato a metà campionato.

Marquez c’è

E poi come si svilupperà l’ennesima sfida Marquez-Rossi. Dopo 3 giri in testa c’era lo spagnolo, dopo 5 ecco Rossi mettersi davanti a tutti. Ma dopo 7 ecco arrivare Lorenzo, per nulla contento di fare da spettatore. Si gira intorno agli 1’22”5, (record della pista 1’20”937 di Marquez 2014) tempi ancora alti, ma c’è il modo di abbassarli in fretta: prova ne sia che dopo 8 giri e solo 13’ di prove, Marquez si rimette davanti, limando di 4 decimi il suo tempo a un filo dall’1’21”. Le Ducati? Per il momento nicchiano, nelle posizioni di rincalzo. Il migliore infatti è Hernandez con la Ducati 2014, 4° alle spalle dei tre big. Dopo 15’ tutti ai box per le prime regolazioni del caso. Il più lesto a rientrare è Valentino Rossi che piazza un 1’22”102, 80 millesimi su Marquez. Bravo Petrucci, settimo davanti a Pedrosa, con Iannone 12 e Dovizioso 16° con il debuttante Corti ultimo, alle prese con una moto che non conosce per nulla e quindi prende le prime prove come una scuola.

Rossi non molla

Fa piacere vedere Rossi già in grande forma sin dalle prime prove: Valentino si diverte a spingere e dopo aver cambiato metodo di lavoro, si capisce benissimo che ha tutta l’aria di scavare un gap tra lui e Lorenzo, dietro di 4 decimi. Come fa piacere vedere Marquez veloce e deciso a rendere la vita dura al tavulliese. Non mancano le scivolate anche in MotoGP: la Yamaha di Pol Espargarò si distrugge in una curva a destra per la classica chiusura dell’anteriore: un bel po’ di lavoro per i suoi meccanici.

A 20’ dalla fine delle prove, ecco la zampata di Marquez, che piazza un 1’21”838, mette Rossi 2° a 264 millesimi e manda segnali importanti per il weekend. Pedrosa intanto, lemme lemme, si migliora portando al 3° posto davanti a Lorenzo a mezzo secondo dal suo compagno di squadra e molto positivo.

Ingiudicabili le Ducati nei primi 20’ di prove: tante fermate ai box, tanti interventi sulle moto e gran confabulare tra piloti e tecnici. Iannone è il primo a migliorarsi, 12°: il problema per i piloti di Borgo Panigale è trovare lo pneumatico giusto per evitare spiacevoli sorprese, visto che nessuno vuole usare le nuove asimmetriche della Bridgestone lasciando questo compito ad altri.

Gomme asimmetriche

E Marquez è il primo ad usare le terribili asimmetriche con la banda azzurra al posteriore e allora tutti a vedere i tempi dello spagnolo, per capire se la si potrà usare. E dopo un paio di giri lenti, ecco i primi due caschi rossi a meno di 3’ dalla fine e tempo finale di 1’21”766, 336 millesimi su Rossi e 579 su Pedrosa. A una manciata di secondi, nell’ultimo giro utile, Dovizioso segna un casco rosso e poi sale al sesto posto. Podio virtuale, a tempo scaduto, per Redding davanti a Pedrosa, Hernandez, il Dovi e Lorenzo solo 7° a 679 millesimi. Iannone è 10°, Petrucci 14° e Corti buon ultimo.

Un paio di note: l’unico a scendere sotto l’1”22 è stato Marquez, tutti gli altri sopra. Laverty 19° a 4 decimi dall’Aprilia del suo compagno Bautista, 18°, e distrutta dallo spagnolo in una scivolata lunghissima. Così vicino Melandri non c’era mai arrivato: solo un caso o questa volta Aprilia ha preso la decisione giusta?

FP2. Il caldo aumenta nel pomeriggio, ma c’è anche un po’ di vento che magari può complicare la vita ai piloti alle prese con una pista che non tutti amano perché stretta, tortuosa e dannatamente lenta. Insomma, non il massimo per chi fa della velocità lo scopo della vita. Se nella mattinata era stato Valentino Rossi a dare subito un’impronta alle prove, andando subito al comando e restandoci per gran parte del turno finché Marc Marquez non ha pensato bene di dare una zampata scendendo sotto il muro dell’1’22”, nelle prime battute del pomeriggio è Lorenzo a imporre il ritmo davanti a un bravo Petrucci e alla Suzuki di Aleix Espargarò.

Mentre Rossi fa il sornione e resta coperto, ecco che Marquez dopo appena 3 giri è già 2° ma scende subito 3° perché Pedrosa gli si mette davanti. Per Dani, finalmente a posto, è tempo di attaccare e difatti ci riesce al sesto giro, si mette davanti ma non può gioire perché Marquez, come al mattino, è il primo a scendere sotto il muro dell’1’22” (1’21”823) subito emulato da Pedrosa che nel giro successivo gli si mette a 66 millesimo. Insomma, il fuoco alle polveri è stato dato, adesso non bisogna che aspettare cosa può succedere.

Ducati rebus

E’ tutto un fiorire di gomme anteriori asimmetriche (doppia mescola, con spalla morbida a destra, dura a sinistra) soprattutto dopo il primo break a 29’ dalla fine delle prove. Le Ducati? Miglior tempo di Dovizioso (8°) a 968 millesimi dal primo, Iannone 12°appena dietro Hernandez poi però, con una delle sue classiche zampate, ecco Iannone portarsi 6° dietro Smith, ma con un ritardo si doli 0,778 da Marquez.

Rossi intanto le prova tutte per riportarsi davanti, guida forte ma fa anche qualche errore di troppo perché esce largo su alcune curve rischiando di finire oltre i cordoli e sulla terra. Non è per nulla contento, Valentino, anche perché non riesce a capire come possa cambiare in questo modo la sua Yamaha dalle prove del mattino. Ha provato ad attaccare ma, è assai probabile, che gli pneumatici non lo assecondino troppo. Per lui problemi alla curva 2 e alla curve 7 con appunto le gomme che non lo aiutano proprio. Che la Yamaha abbia abbassato troppo la moto al posteriore diminuendo il carico sull’anteriore? Probabile.

Lorenzo davanti

A -19’ Lorenzo rompe gli indugi e viaggia a tempi record: non si schioda dal 3° posto ma anche lui va sotto l’1’22” (1’21”957). Dopo le buone prove del mattino invece, Michael Laverty mette la sua Aprilia nella terra e rovina una giornata che era iniziata bene.

A 13’ dalla fine, Pedrosa continua a martellare tempi sull’1’21” alto, subito imitato da Marquez che si diverte ad accendere caschi rossi, spara tempi pazzeschi e al suo 17° giro scende a 1’21”666 lasciando Pedrosa a 223 e Lorenzo a 291 millesimi. Più distante Rossi (691) passato anche da Hernandez, con Iannone 9° e Dovizioso 14°, troppo indietro anche con i tempi. Quando mancano 6’ alla fine, è un fiorire di gomme soft al posteriore, segno che tutti cercheranno di strappare i tempi migliori per restare sin da oggi nei primi 10.

Honda imprendibili

Che Honda faccia sul serio lo dimostra Redding che sale 4°. Ultimi 3 minuti e caschi rossi per Smith, Iannone e Dovizioso, con Smith che sale 2°, Iannone 3° mentre il Dovi si migliora ma resta 9°. Lorenzo e Rossi si portano al 4° e 6° posto stringendo Pedrosa in una morsa. Non male, il passo sembra essere tornato quello giusto.

Iannone 3°, Rossi indietro

Bandiera a scacchi e la Honda di Marquez vola a chiudere in bellezza: -61 millesimi al T1, -49 al t2, uguale al T3 e poi lima altri 45 millesimi al traguardo con un impressionante 1’21”611. Sull’ipotetico podio anche Smith a 119 millesimi e il sempre positivo e ormai decisamente felice di essere lì Andrea Iannone, che regala solo 203 millesimi a Marquez. Ipotetica seconda fila per Lorenzo, Pedrosa e Aleix Espargarò. In terza Rossi (7°), Redding e Hernandez. Solo 10° oggi Dovizioso, Petrucci 15° e ultimo Corti con la Open Yamaha a 3” dal primo. Tanto? Provate voi a stare fuori dal giro per 8 mesi, andare al massimo “al mare con uno Scarabeo” (sono parole sue, ndr) e poi fiondarsi in pista contro piloti con il coltello tra i denti… (Enrico Biondi)

La parola ai piloti

Marquez

“La verità? Ho usato lo stesso setup dello scorso anno, quando avevo vinto. E mi sono trovato subito bene sula moto, ho spinto e anche i tempi sono arrivati naturalmente. Dobbiamo migliorare in qualche punto della pista, ma se il bel tempo tiene so che domani tutti scenderanno con i tempi il giro e farà molto caldo in pista. Dalla mia c’è il fatto che la Honda qui al Sachsenring ha sempre lavorato molto bene e il circuito si adatta perfettamente al mio stile di guida e vedrò di divertirmi in questo weekend.

Iannone

“Sono soddisfatto a metà, nel senso che ho sicuramente ottenuto complessivamente un buon risultato, ma alla fine dobbiamo ancora capire quanto realmente riusciamo ad essere competitivi con la gomma più dura. Anche oggi stiamo facendo un po’ di fatica in più rispetto a quello che mi aspettavo: ero convinto di poter andare più forte con facilità e di essere più vicino ai primi. In ogni caso stiamo lavorando con metodo e abbiamo trovato un assetto con cui riesco ad essere piuttosto veloce. Questo sicuramente è un aspetto importante in previsione di domani.”

Lorenzo

“Questa mattina è stato difficile andare forte e avere un bel passo, perché la moto in curva 1 frenava troppo. Poi abbiamo modificato assetti e centralina elettronica e siamo riusciti al pomeriggio ad andare su tempi più vicini a quelli di Marquez che, al momento, è quello che ha il ritmo migliore di tutti. Sono ovviamente soddisfatto ma so benissimo che c’è da lavorare perché abbiamo ampi margini di miglioramento. Sulle gomme non ho trovato grosse differenze, all’anteriore, tra gonne normali e asimmetriche. Dietro invece abbiamo le stesse coperture di Assen, ma qui si comportano meglio”.

Rossi

“Di solita qui, al mattino, la mia moto va molto meglio ed è più facile da guidare. Poi al pomeriggio le temperature si alzano bisogna usare delle coperture un po’ più dure e diventa difficile fare dei tempi migliori. La soddisfazione è che il mio passo non è malissimo, sono abbastanza costante, riesco a girare sull’1”22 basso. Però dobbiamo fare meglio, scendere sull’1’21” alto che qualcun altro riesce a tenere comodamente. Sono indietro solo perché qualcuno ha usato le soft e le supersoft, io invece ho girato sempre con le solite. Però non mi nascondo che ci sia ancora molto da lavorare”.

Dovizioso

“Speravo di migliorarmi un po’ di più oggi pomeriggio e invece avevamo in programma due o tre prove che però non hanno dati i risultati sperati e non abbiamo fatto dei gran tempi. Comunque siamo nei primi 10 e quindi in condizioni di maltempo domattina siamo dentro. Ora non ci resta che lavorare a fondo: non riesco a girare la moto facilmente e spero che tutti insieme si riesca a trovare delle idee migliori. Questa è una pista talmente particolare che è sempre difficile trovare un setup buono. Qualcuno pensa che Ducati abbia fatto in questi ultimi Gp dei passi indietro. Non è vero. Noi proseguiamo a progredire, semmai diciamo che sono gli altri Yamaha e soprattutto Honda, che stanno migliorando molto. Del resto che Marquez si sarebbe accontentato non ci credeva nessuno”.(Enrico Biondi)

I tempi del venerdì

Pilota

Team

Moto

Km/h

Tempo

Gap

Marc MARQUEZ

Repsol Honda Team

Honda

291.3

1'21.621

 

Bradley SMITH

Monster Yamaha Tech 3

Yamaha

293.7

1'21.740

0.119

Andrea IANNONE

Ducati Team

Ducati

296.0

1'21.824

0.203

Jorge LORENZO

Movistar Yamaha MotoGP

Yamaha

290.2

1'21.886

0.265

Dani PEDROSA

Repsol Honda Team

Honda

293.4

1'21.889

0.268

Aleix ESPARGARO

Team SUZUKI ECSTAR

Suzuki

283.3

1'22.095

0.474

Valentino ROSSI

Movistar Yamaha MotoGP

Yamaha

288.9

1'22.159

0.538

Scott REDDING

EG 0,0 Marc VDS

Honda

287.9

1'22.170

0.549

Yonny HERNANDEZ

Octo Pramac Racing

Ducati

290.8

1'22.196

0.575

Andrea DOVIZIOSO

Ducati Team

Ducati

298.2

1'22.340

0.719

Hector BARBERA

Avintia Racing

Ducati

291.2

1'22.413

0.792

Cal CRUTCHLOW

CWM LCR Honda

Honda

292.0

1'22.425

0.804

Pol ESPARGARO

Monster Yamaha Tech 3

Yamaha

293.0

1'22.436

0.815

Maverick VIÑALES

Team SUZUKI ECSTAR

Suzuki

285.7

1'22.507

0.886

Danilo PETRUCCI

Octo Pramac Racing

Ducati

291.0

1'22.546

0.925

Nicky HAYDEN

Aspar MotoGP Team

Honda

282.6

1'23.008

1.387

Mike DI MEGLIO

Avintia Racing

Ducati

286.4

1'23.185

1.564

Alvaro BAUTISTA

Aprilia Racing Team Gresini

Aprilia

284.8

1'23.286

1.665

Loris BAZ

Athinà Forward Racing

Yamaha F

284.5

1'23.344

1.723

Jack MILLER

CWM LCR Honda

Honda

286.3

1'23.427

1.806

Alex DE ANGELIS

E-Motion IodaRacing Team

ART

280.3

1'23.821

2.200

Hiroshi AOYAMA

AB Motoracing

Honda

282.4

1'23.925

2.304

Eugene LAVERTY

Aspar MotoGP Team

Honda

284.3

1'23.952

2.331

Michael LAVERTY

Aprilia Racing Team Gresini

Aprilia

283.3

1'24.594

2.973

Claudio CORTI

Athinà Forward Racing

Yamaha F

280.0

1'25.160

3.539

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