WEC: BMW spegne il sogno Ferrari. A Interlagos trionfa la M Hybrid V8, ma il Mondiale resta apertissimo

San Paolo. L'autodromo José Carlos Pace di Interlagos ha regalato ancora una volta una gara spettacolare, confermandosi uno dei circuiti più impegnativi e affascinanti del FIA World Endurance Championship. La quarta prova della stagione 2026 ha visto la BMW M Team WRT conquistare una vittoria pesantissima al termine di sei ore vissute sempre sul filo dei decimi, davanti alla Ferrari 499P numero 51 e alla Cadillac Hertz Team JOTA.
Per la casa bavarese si tratta del secondo successo stagionale e di un'iniezione di fiducia nella rincorsa al titolo mondiale. I protagonisti della vittoria sono stati Kevin Magnussen, Raffaele Marciello e Dries Vanthoor, impeccabili sia nella gestione del traffico sia nella strategia dei pit stop.
La gara era però iniziata sotto il segno della Cadillac. Le qualifiche avevano infatti sancito il dominio delle V-Series.R del team JOTA, con la numero 12 di Will Stevens e Norman Nato davanti alla gemella numero 38 di Earl Bamber, Sébastien Bourdais e Jack Aitken. In seconda fila la sorprendente Alpine numero 36 di Frédéric Makowiecki, Jules Gounon e Victor Martins, seguita dalla BMW numero 15 di Magnussen, Marciello e Vanthoor. Ferrari, invece, era chiamata a una difficile rimonta dopo una qualifica complicata, con la numero 51 relegata all'undicesima posizione.
Allo spegnimento del semaforo Magnussen è stato autore di una partenza perfetta. L'ex pilota di Formula 1 ha infilato immediatamente la Cadillac numero 38 portandosi alle spalle della vettura di Stevens e cambiando gli equilibri della corsa già nel primo giro.Cadillac ha provato a imporre il proprio ritmo, ma la superiorità mostrata sul giro secco non si è trasformata in dominio in gara.
La prima svolta è arrivata durante il ciclo iniziale dei rifornimenti. Un problema al cambio della gomma anteriore destra ha rallentato sensibilmente la Cadillac numero 12, consentendo alla BMW di prendere il comando. Poco dopo Norman Nato è stato protagonista anche di un testacoda che ha definitivamente compromesso la rincorsa alla leadership.
Da quel momento la BMW ha costruito la propria gara con precisione quasi chirurgica.Magnussen ha completato uno stint velocissimo, consegnando la vettura a Raffaele Marciello con un margine rassicurante. Il pilota ticinese ha amministrato pneumatici e consumi senza perdere competitività, mantenendo sempre sotto controllo Cadillac e Ferrari. L'ultimo stint è stato affidato a Dries Vanthoor, chiamato a respingere la rimonta della Ferrari.
La Scuderia di Maranello, infatti, ha disputato probabilmente la miglior gara dal punto di vista strategico. Antonio Giovinazzi, Alessandro Pier Guidi e James Calado hanno costruito pazientemente una rimonta straordinaria con la 499P numero 51. Partiti dall'undicesima casella, hanno sfruttato una diversa sequenza di soste, un'ottima gestione delle gomme Michelin e un passo costante che ha consentito loro di risalire progressivamente fino alla seconda posizione.
Negli ultimi quaranta minuti Pier Guidi ha ridotto il distacco dalla BMW, arrivando a poco più di due secondi, ma Vanthoor non ha mai perso la calma, amministrando perfettamente il vantaggio fino alla bandiera a scacchi. Il margine finale è stato di appena due secondi.
Più amara la gara dell'altra Ferrari ufficiale. La numero 50 affidata ad Antonio Fuoco, Miguel Molina e Nicklas Nielsen era rimasta stabilmente nella lotta per il podio, ma nelle fasi finali un contatto con la BMW numero 20 ne ha compromesso il risultato, facendo precipitare l'equipaggio fino all'ottavo posto. Un episodio che ha lasciato molto rammarico nel box Ferrari.
Cadillac può recriminare. La velocità della V-Series.R è stata evidente per tutto il fine settimana, ma gli errori operativi e alcuni episodi sfavorevoli hanno impedito alla squadra americana di concretizzare il potenziale mostrato nelle qualifiche. Il terzo posto rappresenta comunque un bottino importante in ottica campionato.
L'Alpine conferma invece la crescita iniziata già a Le Mans. La A424 numero 36 di Makowiecki, Gounon e Martins è rimasta a lungo nelle posizioni di vertice, dimostrando un passo gara estremamente competitivo. Anche la numero 35 di António Félix da Costa, Charles Milesi e Ferdinand Habsburg ha disputato una prova solida, pur senza riuscire a inserirsi nella lotta per il podio. Il lavoro svolto dalla casa francese nelle ultime gare inizia finalmente a produrre risultati concreti.
Weekend decisamente più difficile per Toyota. Dopo il trionfo alla 24 Ore di Le Mans, le GR010 Hybrid di Mike Conway, Kamui Kobayashi, Nyck de Vries e dell'altro equipaggio con Sébastien Buemi, Brendon Hartley e Ryō Hirakawa non sono mai riuscite a trovare il ritmo necessario per inserirsi nella lotta per la vittoria. Interlagos ha evidenziato le difficoltà della vettura giapponese su un tracciato dove il degrado degli pneumatici e la trazione hanno fatto la differenza.
Anche Peugeot lascia il Brasile con il sorriso dei delusi e degli sconfitti. Le 9X8 numero 93 e 94 di Jean-Éric Vergne, Mikkel Jensen, Paul Di Resta, Stoffel Vandoorne, Loïc Duval e Malthe Jakobsen hanno vissuto una gara anonima, senza mai riuscire a entrare nella lotta per il podio. Poca prontezza nella diversificazione delle strategie ma la vettura in pista è ben lontana dalle vetture vincenti della Casa francese e, forse, la factory del motorsport della Casa del Leone è avviato verso …il tramonto.
La Porsche Penske Motorsport ha limitato i danni con una prestazione regolare. Kevin Estre, Laurens Vanthoor, Matt Campbell, Mathieu Jaminet, Michael Christensen e Julien Andlauer hanno costruito una gara lineare ma priva dello spunto necessario per contendere il successo a BMW e Ferrari.
Continua invece il percorso di crescita dell'Aston Martin Valkyrie. Le vetture del team THOR hanno mostrato segnali incoraggianti soprattutto sul passo gara. L'equipaggio della numero 009 con Marco Sørensen, Alex Riberas e Roman De Angelis ha chiuso nella top ten, raccogliendo dati preziosi per lo sviluppo del nuovo prototipo.
Da seguire con interesse anche Genesis Magma Racing. La giovane squadra coreana, con Dani Juncadella, Nico Pino e Pipo Derani sulla numero 19 e André Lotterer, Logan Sargeant e Jamie Chadwick sulla seconda vettura, continua ad accumulare esperienza nella categoria Hypercar. Juncadella è stato penalizzato nel corso della gara e ha chiuso lontano dalle posizioni di vertice, ma il progetto continua a mostrare progressi incoraggianti. Si vede lontano un miglio la mano e l’esperienza di Gabriele Tarquini
Le sei ore di Interlagos hanno confermato quanto il WEC 2026 sia probabilmente il campionato endurance più competitivo degli ultimi anni. BMW, Ferrari, Cadillac, Toyota, Porsche e Alpine dispongono ormai di vetture capaci di vincere, mentre Peugeot, Aston Martin e Genesis stanno riducendo progressivamente il divario. La vittoria della BMW rilancia la corsa ai titoli iridati, ma la rimonta Ferrari dal centro gruppo rappresenta forse il segnale più importante della giornata: la 499P continua a essere una delle Hypercar più complete dell'intero schieramento.
Il Mondiale ripartirà ora con una classifica più corta e con almeno cinque costruttori ancora pienamente in corsa per il titolo. Se Interlagos doveva fornire indicazioni sui valori in campo dopo Le Mans, la risposta è arrivata forte e chiara: nel World Endurance Championship 2026 nulla è scontato e ogni gara può riscrivere gli equilibri del campionato.
Lente di ingrandimento
BMW, la vittoria della maturità. Più che la velocità assoluta, a impressionare è stata la qualità della prestazione. Negli ultimi due anni la BMW aveva spesso mostrato un potenziale elevato senza riuscire a concretizzarlo con continuità. A Interlagos, invece, il Team WRT ha disputato una gara praticamente perfetta.
Kevin Magnussen ha confermato di essere ormai perfettamente integrato nel mondo dell'endurance. L'aggressività che lo aveva caratterizzato in Formula 1 è stata sostituita da una guida più razionale, fondamentale nella gestione del traffico.
Raffaele Marciello ha probabilmente disputato il proprio stint migliore della stagione. Sempre veloce, mai sopra le righe, ha mantenuto costante il ritmo senza stressare la vettura.
Dries Vanthoor ha completato il lavoro con freddezza, resistendo alla pressione esercitata dalla Ferrari negli ultimi chilometri. È stata una vittoria di squadra.
Ferrari: una sconfitta che lascia sperare…. Se BMW festeggia, Ferrari torna dal Brasile con la consapevolezza di avere probabilmente la vettura più completa del campionato. La 499P numero 51, con Pier Guidi, Calado e Giovinazzi, ha confermato ancora una volta una straordinaria capacità di adattamento a piste profondamente diverse tra loro. Secondi assoluti, a poco più di due secondi dal successo, i tre piloti hanno costruito una gara di altissimo livello.
Pier Guidi è stato ancora una volta il riferimento della squadra. Calado ha svolto il consueto lavoro silenzioso ma efficace. Giovinazzi, il migliore dei tre, continua invece a dimostrare una crescita impressionante nella gestione delle gare endurance. La nota meno positiva arriva dalla Ferrari numero 50.
Antonio Fuoco, Miguel Molina e Nicklas Nielsen hanno concluso soltanto ottavi. Per una vettura che negli ultimi anni aveva rappresentato il punto di riferimento del progetto 499P, il risultato è deludente. La prestazione non è stata all'altezza della vettura gemella e il distacco finale evidenzia come qualcosa, tra strategia, episodi e rendimento, non abbia funzionato.
Molto positiva invece la gara della Ferrari AF Corse numero 83. Yifei Ye, Robert Kubica e Philip Hanson hanno conquistato un prezioso quinto posto, confermandosi ancora una volta il miglior equipaggio privato del campionato.
Cadillac: velocissima, ma manca ancora qualcosa, Terzo e quarto posto rappresentano un buon risultato.Ma per Cadillac resta inevitabilmente un pizzico di rammarico. La V-Series.R dispone probabilmente della miglior velocità sul giro secco del lotto quando però la gara entra nella sua fase decisiva, la squadra americana continua a perdere qualcosa rispetto ai migliori. Il Team JOTA ha ormai raggiunto un livello organizzativo elevatissimo, manca soltanto quell'ultimo passo necessario per trasformare il potenziale in vittorie con maggiore continuità.
Aston Martin, finalmente una svolta. La vera sorpresa di Interlagos è probabilmente Aston Martin. La Valkyrie continua il proprio percorso di crescita e conquista uno straordinario settimo posto con Harry Tincknell e Tom Gamble. Ancora più significativa la nona posizione dell'altra vettura con Alex Riberas e Marco Sørensen. Per un progetto al debutto assoluto nella categoria Hypercar, due vetture nella top ten rappresentano un risultato incoraggiante. La vettura inglese inizia finalmente a mostrare affidabilità oltre che velocità.
Alpine: il podio resta lontano. Decimo e undicesimo posto non possono soddisfare completamente il costruttore francese. Da Costa, Milesi e Habsburg hanno limitato i danni. Makowiecki, Gounon e Martins hanno invece pagato un ritmo meno competitivo nella seconda metà della gara. L'impressione è che Alpine abbia ancora bisogno di qualche sviluppo per inserirsi stabilmente nella lotta con Ferrari, BMW e Cadillac.
Toyota, il campanello d'allarme: dodicesima e diciassettesima. Bastano questi numeri per descrivere il fine settimana della casa giapponese. La GR010 Hybrid ha vissuto probabilmente uno dei weekend più difficili degli ultimi anni. Conway, Kobayashi e De Vries hanno chiuso con un giro di ritardo. Ancora peggio Buemi, Hartley e Hirakawa, addirittura dodici giri dietro ai vincitori. Per un marchio che ha dominato il WEC per quasi un decennio è un risultato che deve far riflettere. Che sia il Balance of Performance, un assetto poco efficace o semplicemente una pista poco favorevole, Toyota dovrà reagire rapidamente.
Peugeot, la crisi continua. Anche Peugeot lascia il Brasile con molte domande. Quattordicesimo e sedicesimo posto rappresentano un bilancio insufficiente. La 9X8 continua a mostrare sprazzi di competitività senza però riuscire a sostenere il ritmo delle migliori Hypercar. Il progetto sembra aver imboccato una strada tecnica difficile da correggere, opinione comune è che il progetto sia stato sbagliato e nato per soddisfare la vanità di “qualcuno”.
Genesis cresce. La nuova GMR-001 continua il proprio apprendistato. Tredicesimo e quindicesimo posto non fanno notizia, ma rappresentano chilometri preziosi per una squadra ancora giovane. L'obiettivo, oggi, non è vincere. È imparare.
Le pagelle dei costruttori
BMW 9,5 – Gara praticamente perfetta. Nessun errore, strategia impeccabile e vittoria meritata.
Ferrari 8– La #51 sfiora il successo, la #83 conferma il proprio valore. Peccato per la #50.
Cadillac 8 – Velocissima, ma ancora non abbastanza concreta.
Aston Martin 8 – Il miglior risultato da quando è iniziato il progetto Valkyrie.
Alpine 6,5 – Sufficienza piena, ma il podio resta distante.
Genesis 6 – Cresce senza clamore.
Toyota 5 – Weekend da dimenticare. Serve una reazione immediata.
Peugeot 4,5 – Ancora troppo lontana dai migliori.
Il verdetto
La BMW è ormai una seria candidata al titolo, Ferrari continua a essere il punto di riferimento per continuità di rendimento, Cadillac è pronta a vincere, Toyota non può più permettersi altri passi falsi e mentre Aston Martin e Genesis iniziano finalmente a vedere la luce, Peugeot resta il vero rebus tecnico del Mondiale 2026.
Se il campionato aveva bisogno di una gara capace di ridisegnare le gerarchie, il Brasile ha assolto perfettamente il proprio compito. La lotta per il titolo è più aperta che mai, ma da Interlagos emerge una certezza: oggi, per battere BMW e Ferrari, servirà una prestazione senza sbavature. (Amerigo Vespa)
Così all’arrivo dopo 6 Ore:
1 - Magnussen-Marciello-D.Vanthoor (BMW M Hybrid V8) - WRT - 242 giri
2 - Pier Guidi-Calado-Giovinazzi (Ferrari 499P) - Ferrari AF - 2"254
3 - Stevens-Nato (Cadillac V-Series.R) - Jota - 6"687
4 - Bamber-Bourdais-Aitken (Cadillac V-Series.R) - Jota - 12"666
5 - Ye-Kubica-Hanson (Ferrari 499P) - AF Corse - 32"351
6 - Frijns-Rast-S.Van der Linde (BMW M Hybrid V8) - WRT - 35"047
7 - Tincknell-Gamble (Aston Martin Valkyrie) - Thor - 35"566
8 - Fuoco-Molina-Nielsen (Ferrari 499P) - Ferrari AF - 39"952
9 - Riberas-Sørensen (Aston Martin Valkyrie) - Thor - 45"523
10 - Da Costa-Milesi-Habsburg (Alpine A424) - Alpine - 56"996
11 - Makowiecki-Gounon-Martins (Alpine A424) - Alpine - 1'17"818
12 - Conway-Kobayashi-De Vries (Toyota TR010 Hybrid) - Toyota - 1 giro
13 - Jaminet-Chatin-Juncadella (Genesis GMR-001) - Genesis - 1 giro
14 - Duval-Jakobsen-Pourchaire (Peugeot 9X8) - Peugeot - 1 giro
15 - Lotterer-Derani-Jaubert (Genesis GMR-001) - Genesis - 1 giro
16 - Di Resta-Vandoorne-Cassidy (Peugeot 9X8) - Peugeot - 2 giri
17 - Buemi-Hartley-Hirakawa (Toyota TR010 Hybrid) - Toyota - 12 giri
18 - Dempsey-Yoluç-Eastwood (Corvette Z06 GT3) - Turkey by TF - 23 giri
19 - McIntosh-Thompson-Harper (BMW M4 GT3) - WRT - 23 giri
20 - Shahin-Pera-Lietz (Porsche 911 GT3) - Manthey - 24 giri
21 - Cottingham-Boguslavskiy-Güven (Porsche 911 GT3) - Manthey - 24 giri
22 - Gattuso-Levorato-Sargeant (Ford Mustang GT3) - Proton - 24 giri
23 - Berry-Andrade-Martin (Mercedes AMG GT3) - Iron Lynx - 24 giri
24 - Umbrarescu-Schmid-López (Lexus RC F GT3) - Akkodis ASP - 24 giri
25 - Keating-Edgar-Varrone (Corvette Z06 GT3) - TF Sport - 24 giri
26 - Hériau-Mann-Rovera (Ferrari 296 GT3) - AF Corse - 24 giri
27 - Powell-Tuck-Priaulx (Ford Mustang GT3) - Proton - 24 giri
28 - West-Gehrsitz-Goethe (McLaren 720S GT3) - Garage 59 - 24 giri
29 - Leung-Gelael-Farfus (BMW M4 GT3) - WRT - 24 giri
30 - James-Robichon-Drudi (Aston Martin Vantage GT3) - HoR - 25 giri
31 - Van Rompuy-David-Masson (Lexus RC F GT3) - Akkodis ASP - 25 giri
32 - Zelger-Cressoni-Hodenius (Mercedes AMG GT3) - Iron Lynx - 25 giri
33 - Au-Fleming-Kirchhöfer (McLaren 720S GT3) - Garage 59 - 25 giri
34 - Flohr-Castellacci-Rigon (Ferrari 296 GT3) - AF Corse - 25 giri
35 - Newell-Pauwels-Adam (Aston Martin Vantage GT3) - HoR - 26 giri
Classifica piloti (top 15):
1.René Rast, Robin Frijns, Mike Conway, Nyck de Vries, Kamui Kobayashi 75, 6.Sheldon van der Linde 65, 4.James Calado, Antonio Giovinazzi, Alessandro Pier Guidi 57,5.Sébastien Buemi, Brendon Hartley, Ryō Hirakawa 56, 6.Kevin Magnussen, 6.Raffaele Marciello 50