Toyota torna sul trono di Le Mans con Kobayashi-De Vries-Conway; Ferrari spettatrice, sprofonda la Peugeot, bene BMW, Cadillac e Alpine

Le Mans. La 94° edizione della 24 Ore di Le Mans 2026 si è chiusa con il ritorno al successo di Toyota, che torna a dominare il gradino più alto del podio grazie alla GR010 Hybrid numero 7 guidata dal trio Kobayashi, Conway e de Vries. È un successo che sa di rivincita dopo quattro anni di attesa, costruito con la precisione chirurgica che ha sempre contraddistinto la casa giapponese, capace di capitalizzare al massimo l'affidabilità della propria vettura in un'edizione condizionata da un Balance of Performance (BoP) che ha fatto discutere.
Sul podio anche Frijns-Rast-S.Van der Linde (BMW M Hybrid V8) e la seconda Toyota con Buemi-Hartley-Hirakawa
La gara era partita sotto il segno dell’incertezza. Nelle fasi iniziali, la pole position conquistata dalla BMW #15 aveva illuso, ma la corsa si è rapidamente trasformata in un serrato testa a testa tra le Toyota, le Cadillac e la BMW #20. Mentre Cadillac ha sognato il colpaccio per gran parte della corsa – con la #12 di Nato, Délétraz e Stevens che ha dettato il ritmo per diverse ore – il team giapponese ha preferito una condotta di gara conservativa, attendendo il momento propizio per sferrare l’attacco decisivo.
La notte, come tradizione, ha eliminato diversi protagonisti. La Ferrari #50, attesa come una delle grandi favorite, ha visto sfumare ogni ambizione a causa di un guasto all'impianto antincendio che ha costretto l'equipaggio a una lunghissima sosta ai box, seguito da problemi elettronici nella mattinata. La Ferrari #51, con Pier Guidi, Calado e Giovinazzi, ha chiuso quinta, un risultato che gli addetti ai lavori definiscono "eroico" visto il divario prestazionale imposto dal regolamento.
Il momento decisivo è arrivato all'alba, favorito da un provvidenziale ingresso della Safety Car che ha rimescolato le distanze. La Toyota #7 ha preso il comando, mentre la gemella #8 (Buemi, Hartley, Hirakawa) ha completato il podio con un terzo posto che sigilla il dominio di Toyota. La BMW #20, costante e veloce, ha strappato una meritata seconda posizione, tenendo testa alle Cadillac nel finale.
Questa 24 Ore sarà ricordata, oltre che per la vittoria Toyota, per la pesante influenza del Balance of Performance. Il fatto che le vetture di Maranello, dominatrici delle passate stagioni, siano apparse depotenziate e costantemente in affanno sul passo gara, ha sollevato dubbi sulla trasparenza del regolamento attuale. Nel paddock, il sentimento prevalente è che il BoP, diventato segreto, stia togliendo credibilità allo spettacolo, cristallizzando le prestazioni in modo artificiale.
Se Toyota ha vinto con merito, grazie a una strategia impeccabile e una vettura (la TR010) capace di adattarsi perfettamente al tracciato, resta l'amaro in bocca per una gara che, secondo molti osservatori, è risultata meno "combattuta" rispetto al passato. La 24 Ore di Le Mans 2026 ci lascia una casa giapponese che festeggia un risultato strategico magistrale e una Ferrari che esce dal circuito francese non sconfitta dai rivali ma frenata da una gestione tecnica che ha spento il talento dei suoi piloti.
Oltre al dominio strategico di Toyota e al podio della BMW, la 94ª edizione della 24 Ore di Le Mans 2026 ha regalato un mosaico di prestazioni contrastanti per gli altri protagonisti del mondiale Endurance. Ecco una sintesi del loro comportamento in pista:
Cadillac: la Cadillac è stata probabilmente la vera protagonista "spirituale" della gara. Il team JOTA ha interpretato magistralmente il ritmo di gara, guidando gran parte della competizione e dimostrando che la V-Series.R possiede una velocità di punta e un’agilità impressionanti. Il trionfo finale è sfumato solo nel finale, lasciando l'amaro in bocca per una vittoria che sembrava a portata di mano. Cadillac ha confermato di essere ormai una potenza consolidata, capace di tenere testa ai giganti giapponesi, ma è mancato quel pizzico di fortuna (e forse di gestione nelle fasi caotiche di Safety Car) necessaria per il gradino più alto.
Alpine: le Alpine A424 avevano entusiasmato il pubblico durante le qualifiche tuttavia, la gara si è rivelata più complessa del previsto. Nonostante una buona competitività iniziale, il ritmo costante sulla distanza delle 24 ore ha mostrato i limiti di affidabilità e gestione del consumo energetico rispetto ai veterani. Il sesto posto finale è un risultato solido, ma che lascia una sensazione di incompiuto: la velocità c'è, ma la costanza di rendimento per l'intero arco della giornata resta l'obiettivo da centrare per il futuro.
Peugeot: per Peugeot, questa edizione di Le Mans ha rappresentato il punto più basso di una stagione già complicata. Dopo una qualifica da incubo (entrambe le 9X8 sono state eliminate prematuramente), la gara non ha riservato riscatti. Le vetture francesi hanno sofferto costantemente per mancanza di passo e problemi di bilanciamento, chiudendo nelle retrovie della classe Hypercar (11ª e 13ª posizione). Il progetto 9X8, nonostante le evoluzioni, appare sempre più in seria difficoltà nel confrontarsi con una concorrenza che ha fatto passi da gigante sia sul piano aerodinamico che ibrido. Dove è finito il glorioso Motorsport Peugeot che per anni ha visto la Casa del Leone dominare nel Campionato Endurance?
Aston Martin: la Valkyrie ha attirato molta attenzione, ma il suo debutto a Le Mans ha confermato che il percorso di apprendimento è ancora lungo. L’ottava posizione finale è un segnale incoraggiante per l'affidabilità, ma la velocità pura in gara è stata inferiore alle aspettative.
Genesis: la comparsa della casa coreana è stata una delle novità più interessanti. Pur non essendo mai stata in lizza per la vittoria, ha mostrato sprazzi di buon potenziale, accumulando chilometri preziosi e dimostrando di poter insidiare la parte centrale dello schieramento.
La Le Mans 2026 ha cristallizzato un equilibrio precario: il Balance of Performance ha finito per appiattire le prestazioni in alcuni casi, penalizzando chi (come Ferrari) aveva dominato in precedenza, e creando un gruppo di testa molto compatto dove a vincere non è stato necessariamente il più veloce in assoluto, ma chi ha saputo gestire meglio i variabili equilibri imposti dal regolamento.
Soddisfazione più che meritata in casa Michelin: «Per Michelin, questa edizione della 24 Ore di Le Mans rimarrà incisa nella storia come uno dei nostri più grandi successi sportivi e tecnologici», ha sottolineato Pierre Alves, responsabile Endurance di Michelin Motorsport, «Abbiamo completamente rinnovato la nostra gamma di pneumatici Endurance sulla base di un capitolato particolarmente ambizioso e i risultati sono stati all'altezza delle nostre aspettative. In termini di messa in temperatura, prestazioni e longevità, registriamo miglioramenti significativi rispetto alla gamma 2025, che era già ampiamente apprezzata dalle nostre squadre partner. Al di là del miglioramento delle prestazioni, Michelin ha compiuto un nuovo passo avanti integrando il 50% di materiali rinnovabili e riciclati in questi pneumatici. Si tratta di una sfida tecnologica e industriale considerevole. Con il contributo di Michelin Motorsport, questo percorso accompagna l'ambizione del Gruppo di produrre, entro il 2050, pneumatici composti al 100% da materiali rinnovabili o riciclati.»
La classe LMP2 ha offerto, come da tradizione, uno degli spettacoli più intensi e imprevedibili dell'intera 24 Ore, confermandosi la vera palestra di talento puro dove la gestione del traffico e l'affidabilità delle Oreca 07 sono state determinanti se non devastanti.
La vittoria di classe è andata alla #43 di Inter Europol Competition con Nick Yelloly,Tom Dillmann e Jakub Smiechowski. Questo trio ha saputo capitalizzare al meglio la sfortuna degli avversari, in particolare il cedimento tecnico dell'Oreca #30 del team Duqueine (guidata da Doriane Pin, Julien Andlauer e Richard Verschoor), che aveva condotto la gara per gran parte della competizione prima di ritirarsi per un guasto ai freni durante la mattinata di domenica. È stato un successo costruito sulla solidità e sulla capacità di non commettere errori nelle fasi cruciali della nottata. Mentre molti team hanno pagato dazio in termini di contatti nei doppiaggi o piccoli problemi tecnici, il team ha mantenuto un ritmo costante che si è rivelato vincente sul lungo periodo.
Il cuore della cronaca LMP2 è però legato alla #30 del Duqueine Team, che ha occupato la vetta della classifica per gran parte della gara. L’equipaggio – che vedeva al volante la giovane stella Doriane Pin insieme a Julien Andlauer e Richard Verschoor – ha dominato la scena, attirando su di sé l'attenzione globale. Pin ha confermato un talento cristallino, gestendo la vettura nel cuore della notte con una maturità che ha impressionato veterani e addetti ai lavori. Purtroppo, un problema tecnico (guasto ai freni) nel finale ha negato loro il trionfo, lasciando il testimone proprio alla #43.
Le qualifiche infuocate: la pole position di classe conquistata in Hyperpole dalla #29 del Forestier Racing by Panis, con il prodigioso giro di Etienne Masson, aveva fatto sperare in un dominio francese. Nonostante il passo gara veloce, la costanza sulla distanza ha premiato chi ha saputo gestire meglio l'usura delle coperture e il traffico intenso con le Hypercar. (Marc Canone)
Così all’arrivo:
1 - Conway-Kobayashi-De Vries (Toyota TR010 Hybrid) - Toyota - 381 giri
2 - Frijns-Rast-S.Van der Linde (BMW M Hybrid V8) - WRT - 10"913
3 - Buemi-Hartley-Hirakawa (Toyota TR010 Hybrid) - Toyota - 20"417
4 - Delétraz-Stevens-Nato (Cadillac V-Series.R) - Jota - 32"381
5 - Pier Guidi-Calado-Giovinazzi (Ferrari 499P) - Ferrari AF Corse - 2'22"423
6 - Da Costa-Milesi-Habsburg (Alpine A424) - Alpine - 2'30"205
7 - Ye-Kubica-Hanson (Ferrari 499P) - AF Corse - 2'35"573
8 - Tincknell-Gamble-Gunn (Aston Martin Valkyrie) - Thor - 2 giri
9 - R.Taylor-J.Taylor-Albuquerque (Cadillac V-Series.R) - WTR - 2 giri
10 - Makowiecki-Gounon-Martins (Alpine A424) - Alpine - 2 giri
11 - Duval-Jakobsen-Pourchaire (Peugeot 9X8) - Peugeot - 4 giri
12 - Di Resta-Vandoorne-Cassidy (Peugeot 9X8) - Peugeot - 5 giri
13 - Jaminet-Chatin-Juncadella (Genesis GMR-001) - Genesis - 9 giri
14 - Riberas-Sørensen-De Angelis (Aston Martin Valkyrie) - Thor - 9 giri
15 - Smiechowski-Dillmann-Yelloly (Oreca 07 Gibson) - Inter Europol - 20 giri
16 - Garg-De Gérus-Müller (Oreca 07 Gibson) - Inter Europol - 21 giri
17 - Rousset-Masson-Gray (Oreca 07 Gibson) - Forestier Panis - 21 giri
18 - Cullen-Lomko-Fittipaldi (Oreca 07 Gibson) - Vector - 21 giri
19 - Closmenil-Aguilera-Jensen (Oreca 07 Gibson) - CLX - 21 giri
20 - Lafargue-Rinicella-Van Uitert (Oreca 07 Gibson) - IDEC - 22 giri
21 - Kurtz-Quinn-Heinrich (Oreca 07 Gibson) - APR - 23 giri
22 - Lindh-Saucy-Jensen (Oreca 07 Gibson) - United Autosports - 23 giri
23 - Perrodo-Vaxivière-Barnicoat (Oreca 07 Gibson) - AF Corse - 24 giri
24 - Hyett-Allen-Cameron (Oreca 07 Gibson) - AO by TF - 25 giri
25 - Ried-Ohta-King (Oreca 07 Gibson) - Proton - 25 giri
26 - Jensen-Trulli-Hughes (Oreca 07 Gibson) - APR - 25 giri
27 - Lutke-Beche-Estre (Oreca 07 Gibson) - TDS - 26 giri
28 - H.Felbermayr-H.Felbermayr-Fluxa (Oreca 07 Gibson) - Proton - 27 giri
29 - Schneider-Hanley-Jarvis (Oreca 07 Gibson) - United Autosports - 27 giri
30 - Poordad-Vautier-Dumas (Oreca 07 Gibson) - RD Limited - 28 giri
31 - Farano-Alvarez-Van der Zande (Oreca 07 Gibson) - DKR - 37 giri
32 - Heinemeier Hansson-Pearson-Doohan (Oreca 07 Gibson) - Nielsen - 40 giri
33 - Keating-Edgar-Catsburg (Corvette Z06 LMGT3.R) - TF Sport - 45 giri
34 - Van Rompuy-David-Hawksworth (Lexus RC F LMGT3) - Akkodis ASP - 46 giri
35 - Newell-Barrichello-Adam (Aston Martin Vantage LMGT3) - HoR - 46 giri
36 - Umbrarescu-Schmid-López (Lexus RC F LMGT3) - Akkodis ASP - 46 giri
37 - Hériau-Mann-Rovera (Ferrari 296 LMGT3 Evo) - AF Corse - 46 giri
38 - Dempsey-Yoluç-Eastwood (Corvette Z06 LMGT3.R) - Turkey by TF - 46 giri
39 - Leung-Gelael-Farfus (BMW M4 LMGT3 Evo) - WRT - 47 giri
40 - Toledo-Wadoux-Agostini (Ferrari 296 LMGT3 Evo) - Richard Mille AF Corse - 47 giri
41 - Blattner-Patrese-Marschall (Ferrari 296 LMGT3 Evo) - Kessel - 47 giri
42 - Kimura-Laursen-Serra (Ferrari 296 LMGT3 Evo) - Kessel - 47 giri
43 - Mateu-Fossard-Hasse Clot (Aston Martin Vantage LMGT3) - Racing Spirit of Léman - 49 giri
44 - Au-Fleming-Kirchhöfer (McLaren 720S LMGT3 Evo) - Garage 59 - 49 giri
45 - Shahin-Pera-Lietz (Porsche 911 GT3 R LMGT3) - Manthey - 51 giri
46 - Ibrahim-Hanafin-Green (Corvette Z06 LMGT3.R) - TF Sport - 51 giri
47 - West-Gehrsitz-Goethe (McLaren 720S LMGT3 Evo) - Garage 59 - 52 giri
48 - Al-Khelaifi-Hanses-Alesi (Mercedes-AMG LMGT3) - Team Qatar by Iron Lynx - 57 giri
49 - Gattuso-Levorato-Sargeant (Ford Mustang LMGT3) - Proton - 58 giri