Tra Lewis Hamilton e l’ing Riccardo Adami la Ferrari ha scelto Hamilton…parte il toto nomi: Luca Diella?

Modena. La notizia è fresca, e onestamente, nell'ambiente se ne sentiva l'odore da un po', ad Abu Dhabi era più che un mormorio anche se tutti hanno sempre fatto finta di niente e che che tra Lewis Hamilton e Riccardo Adami non fosse scoccata quella scintilla magica lo avevano capito tutti ascoltando i team radio del 2025. E ora come logica conseguenza è arrivata l'ufficialità di una separazione che sembrava inevitabile.
Non è stato un taglio netto, violento, stile "Game of Thrones". È stata piuttosto una riorganizzazione chirurgica, tipica della gestione Vasseur, per risolvere un problema che rischiava di diventare una zavorra nella caccia all'ottavo titolo.
Il punto cruciale non è mai stato la competenza di Riccardo Adami che è l'ingegnere che ha gestito Sebastian Vettel e Carlos Sainz, un professionista cristallino. Il problema è che Lewis Hamilton è un pilota che vive di simbiosi.
Per dodici anni, la voce di Peter "Bono" Bonnington è stata la sua coperta di Linus, il suo psicologo, il suo stratega. Bono sapeva quando parlare, quando tacere e come dire le cose. Con Adami, nel 2025, questa fluidità è mancata. Troppe volte abbiamo sentito Lewis nervoso, chiedere silenzio, o lamentarsi di informazioni arrivate nel momento sbagliato del giro. Quella frazione di secondo di incomprensione, a 300 all'ora, fa la differenza tra la fiducia cieca e il dubbio. E Lewis, per vincere, non deve avere dubbi.
Va dato atto alla Ferrari di aver gestito, una volta tanto la cosa con stile. "Licenziare" Adami sarebbe stato ingiusto e dannoso. Spostarlo a capo della Ferrari Driver Academy e dei test con le vecchie monoposto è la classica mossa "win-win" anche se per uno che ha vissuto da sempre di muretto e di vita al box….
Adami porta la sua enorme esperienza ai giovani (e chi meglio di lui può insegnare a un ragazzino come si lavora in F1?), e allo stesso tempo libera quella sedia bollente accanto a Hamilton senza creare drammi o disoccupati. La Scuderia protegge i suoi uomini, ma al contempo accontenta la sua stella, d’altronde non aveva scelta non potendo tenere Adami e allontanare Hamilton che oltretutto è stato voluto, e imposto, dal presidente John Elkann.
Ora però si apre il vero giallo di questo inizio 2026: chi si siederà al muretto? Hamilton ha bisogno di un ingegnere "sarto", qualcuno che gli cucia la macchina addosso e che sappia gestire i suoi umori via radio.
Potrebbe esserci un clamoroso arrivo dall'Inghilterra (qualcuno che magari non poteva muoversi l'anno scorso per vincoli contrattuali) o Vasseur promuoverà un giovane talento interno, più malleabile e pronto a plasmarsi totalmente sul metodo-Hamilton?
Quello che è certo è che il 2026 per la Ferrari non ammette errori. Se cambi l'ingegnere di pista al sette volte campione del mondo, il messaggio è uno solo: non ci sono più scuse, quest'anno si punta tutto sulla vittoria.
Ovviamente è partito il toto nomi….la Ferrari mantiene, per ora, il massimo riserbo ma analizzando l'organigramma e il mercato, i profili plausibili si contano sulle dita di una mano.
Probabile una soluzione “in casa” ed allora il favorito è Luca Diella attuale Performance Engineer di Hamilton in Ferrari nel 2025. È l'uomo che conosce meglio Lewis nel box, non è un "prodotto" puramente Ferrari avendo lavorato in Mercedes, proprio nel team di Hamilton prima di essere ingaggiato da Maranello. A detta di chi vive nel box Lewis si fida di lui. Hanno già trascorso un anno a lavorare sui dati fianco a fianco. Promuovere il Performance Engineer a Race Engineer sarebbe la mossa più naturale e logica (come fece la Red Bull con Lambiase per Verstappen). Sarebbe una scelta di continuità che garantisce però quel feeling "ex-Mercedes" che a Lewis è mancato terribilmente con Adami.
Vasseur ci ha abituato ai colpi di scena e molto spesso a scelte in controtendenza…. . Potrebbe esserci un ingegnere esperto in uscita da un altro top team (Red Bull o McLaren) che è stato bloccato dal gardening leave fino ad ora. Un esterno porterebbe aria fresca e un metodo di lavoro completamente diverso, slegato dalle "vecchie abitudini" di Maranello che Lewis ha criticato nel 2025.
Vasseur, però, potrebbe decidere di replicare l'operazione fatta con Leclerc e Bryan Bozzi, ingegnere 36enne, italo-danese che, eliminato Xavi Marcos, è diventato subito un punto fermo per Charles. La Ferrari dovrebbe non avere problemi ad individuare uno dei suoi talenti ingegneristici trentenni pronti al salto. Indubbiamente mettere un esordiente, nel ruolo di ingegnere di pista, a gestire un sette volte campione del mondo ferito nell'orgoglio è un azzardo enorme. Forse troppo grande per un anno in cui si deve vincere per forza.
L’unica certezza è che non sarà Bono. Bonnington è rimasto fedele alla Mercedes e, la scorsa stagione, ha fatto da chioccia a Kimi Antonelli. Quel treno è passato e sicuramente non tornerà. (Ale.Fanin.)