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La F.1 annaspa tra licenziamenti, budget cap e calendario

Parigi.  La Formula 1 è ufficialmente in un letargo forzato  il cui termine è ancora tutto da stabilire. Tutti i team si trovano ad affrontare una situazione inedita  sotto tutti i profili a cominciare da quello finanziiario. Il coronavirus incide pesantemente sui conti in banca di molte squadre  che stanno vedendo  dissolversi  i fondi promessi da sponsor che ora  non sono più in  grado di far fronte agli impegni e senza gare si dissolvono anche i premi  di partecipazione.

A farne le spese sono soprattutto i dipendenti. Anche la Haas ha deciso infatti e di mettere in congedo o in disoccupazione parziale i dipendenti della sede europea come nei giorni scorsi avevano già fatto altri team come McLaren, Williams, Racing Point e Renault, in tutti i casi anche i piloti hanno accettato un taglio della loro retribuzione  in attesa di capire se la stagione 2020 potrà effettivamente avere inizio.

In effetti  sono almeno quattro i team che stanno rischiando di non  riuscire  a riprendere , se ripresa ci sarà,  l’attività  o  che rischiano di dover dichiarare forfeit  nel 2021.  Tra questi chi torna a respirare e a sperare è proprio uno dei team storici  della F.1 ovvero la Williams che per alleggerire i bilanci aveva già venduto la divisione Willams Advanced Engineering.  Claire , la figlia di Sir Frank Williams, ha comunicato  di aver ottenuto un finanziamento (prestito)  a fronte della messa  come garanzia della factory di Grove ,  da parte di un consorzio  in cui figura anche Michael Latifi attraverso la Latrus Racing. L’uomo d’affari canadese, padre di Nicholas, ha supportato Williams con varie sponsorizzazioni in vista di questo 2020 e   non è nuovo a investimenti in Formula 1, considerando l’operazione effettuata due anni fa in McLaren Group , del quale è diventato azionista con un impegno di 200 milioni di sterline.

Un pesante grido di allarme sulla situazione generale  è venuto proprio dal CEO  McLaren, Zak Brown: "C’è chi ha  compreso la situazione che stiamo vivendo. Altre squadre invece stanno giocando con il fuoco, devono fare attenzione, perché abbiamo bisogno di nove o dieci squadre per avere una F.1 vera con una  una griglia di partenza completa. Se si  continuerà a rendere il nostro sport insostenibile e un paio di team dovessero perdere l’interesse di esserci, o addirittura sparire nella peggiore delle ipotesi, allora gli altri team correranno tra loro".

Brown nel suo sfogo  si riferiva chiaramente al problema del budget cap ovvero al dover porre un limite alle spese/ investimenti.   La questione del budget cap è un punto fondamentale delle discussioni di queste settimane. Le scuderie di seconda fascia vorrebbero un limite calato a 100 milioni di dollari, mentre i big non intendono scendere sotto i 150, dopo essere già calati dai circa 175 previsti inizialmente.  La Ferrari, ma non solo lei, ha fatto sapere come le esigenze dei team siano differenti, soprattutto per i Costruttori che sono più impegnati nella ricerca, sviluppo e produzione  e che dunque un budget cap differenziato potrebbe essere una soluzione. Ovviamente  dal  taglio rimarrebbero esclusi gli ingaggi dei piloti  e dei top manager.

Da un lato Ferrari, Mercedes, Red Bull e Renault  sono schierati  e compatti  dall’altra lo schieramento è guidato dalla McLaren . Tocca ancora una volta a Jean Todt cercare di mediare ma in questo momento le carte in mano del Presidente FIA non sono molte  dal momento che ancora una volta è andato a cercarsi guai tornando sulla vicenda FIA-Ferrari  che il coronavirus  sembrava aver messo in secondo piano: “Mi piacerebbe poter dare tutti i dettagli della situazione, però la Ferrari si è opposta. Direi, sono stati sanzionati ma non possiamo fornire i dettagli di questa sanzione. Avremmo potuto restare in silenzio ma ritenevamo sarebbe stato il modo sbagliato di fare, non dire che era stato discusso il caso Ferrari e che vi era stata una sanzione”

Sul budget cap Todt sembra avere  idea chiare e definitive ma trovare un accordo in questa settimana non sarà molto facile:” In ogni catastrofe, in ogni crisi, ci sono tante cose negative ma anche alcune positive e fra queste c’è la possibilità di rendere le cose migliori per il futuro, soprattutto in F1 dove abbiamo raggiunto certe vette in termini di costi che per me non sono ragionevoli. Spero che restino tutti e per questo dobbiamo prestare ascolto a ciascuno. Vale anche per i big, non si deve mai dare niente per scontato, per cui dobbiamo considerare tutto, essere umili. Dovremo essere sicuri di fare le scelte giuste, di prendere le decisioni giuste, ci vorrà del tempo ma si tornerà. Sono però certo che molti team, fornitori e costruttori dovranno rivedere i propri programmi". Parole giuste e sacrosante , viene però da chiedersi dove era  il Presidente  quando al comando della Scuderia permise, se non ne fu persino il promotore, l’ escalation  in termini di dipendenti, sfiorando quota 800,  e permettendo  la realizzazione  di una hospitality  dai costi gestionali esorbitanti.

Ma si correrà ancora nel 2020? Media Liberty, anche per salvare un bilancio disastroso avendo perso gli introiti di ben otto Gran Premi ( diritti televisivi e impegni contrattuali dei vari circuiti) oltre ad aver accusato in borsa  un segno rosso  di oltre tre miliardi di  dollari, sta esaminando tutte le possibili soluzioni immaginando uno  start ai primi luglio con un ventaglio di gare che prevede un minimo di otto gare  e un massimo di 19.

Sulla carta  in parallelo ai problemi logistici si sta esaminando la percorribilità di due gare sullo stesso circuito: un gara il sabato e una  la domenica in senso di percorrenza invertito ;  un’altra soluzione ricalcherebbe il format della Formula 2: una gara lunga con 1 pit stop  obbligatorio il sabato e una gara sprint senza pit stop la domenica.  Anche la soluzione di correre a porte chiuse  non è da scartare dal momento che la massima parte di chi segue la F.1 lo  fa comodamente seduta davanti agli schermi della tv, magari si correrà anche a Natale e Capodanno.

Tutto è nelle mani, meglio nella testa di Ross Brawn  che passa il tempo  tra le video conferenze con team e organizzatori  calendario alla mano: "La nostra idea è che un inizio in Europa del Mondiale sarebbe possibile e potrebbe esserci a porte chiuse.  L'obiettivo è quello di correre il prima possibile, magari creando un ambiente il più possibile chiuso e attento anche negli spostamenti. Otto gare sono il minimo per un campionato del mondo secondo gli statuti della FIA. Potremmo raggiungere otto gare a partire da ottobre. Abbiamo esaminato tutta la logistica - e pensiamo di poter organizzare una stagione da 18-19 gare, se ci sarà la possibilità d'iniziare all'inizio di luglio".

E come al solito ha detto la sua anche Bernie Ecclestone che non ha fatto mancare  anche una stoccata alla Ferrari:" Binotto è un  bravo ingegnere  ma credo che alla Ferrari manchi un leader.  Schumacher un giorno mi disse: ‘Sono io il verso capo della squadra’. In parte era vero, ma dietro a lui c’era Jean Todt che aveva costruito un team formidabile. Dovremmo fermare questa stagione  e ricominciare l'anno prossimo, perchè non vedo come potremmo arrivare ad avere un numero corretto di gare per il campionato. Se nel 2020 si riuscissero a fare otto Gp e Lewis Hamilton diventasse campione del mondo, eguaglierebbe il record di titoli vinti  che appartiene a Michael Schumacher. Non credo che faccia una grande differenza per Lewis  vincerebbe indipendentemente dal numero di gare. Ma sarebbe terribile se vincesse correndo solo otto gare, non sarebbe un gran campionato. (Marc Canone)

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