10/09/2026
Direttore: Franco Liistro

SPECIALE MONZA: la Red Bull RB 15, la sorpresa

 

Monza. Doveva essere la Cenerentola del 2019, un team costretto ad inseguire da lontano Mercedes e Ferrari. Invece, dopo il clamoroso passaggio dalla power-unit Renault, alla criticatissima Honda, la Red Bull è risorta e ora ambisce al ruolo di seconda forza del mondiale.

Comunque vada a finire la stagione 2019, fin d’ora si può dire che la Red Bull ha vinto la sua battaglia. o, se preferite, l’azzardo giocato a metà stagione 2018, quando, su pressione di Helmut Marko, il team di Dieter Mateschitz decise di abbandonare lo storico partner Renault, per passare alla Honda.

Una scelta criticata da molti, non tanto per la credibilità tecnica del nuovo partner, quanto per le quattro devastanti stagioni vissute al fianco della Mercedes e per i risultati non certo lusinghieri che aveva caratterizzato questa scomoda convivenza. Con questa mossa, da team pagante la Red Bull diventava partner privilegiato della Casa nipponica, anche se le affermazioni pre-campionato di Horner, che si dichiarava esterrefatto per i progressi compiuti dalla power-unit del Sol Levante, sembravano fatto ad uso e consumo del morale della squadra e soprattutto per non distrarre l’attenzione della stella Verstappen, al centro di mille voci di mercato.

Invece, come detto, in soli cinque mesi la motorizzazione Cenerentola della Formula 1 si è trasformata in una solida realtà e anche se sul fronte delle prestazioni Ferrari e Mercedes continuano ad essere il punto di riferimento della Formula 1 “ibrida”, due vittorie (Austria e Germania) sono un bottino più che soddisfacente per la Red Bull 2019 che, udite, udite, si candida con autorevolezza al ruolo di seconda forza del mondiale.

Un traguardo inimmaginabile fino allo scorso anno, e per giunta con i motori Honda, ma reso possibile da una power-unit in costante crescita e da una monoposto che ha nell’aerodinamica, nel passo relativamente corto, nella grande compattezza e nel suo accentuato “assetto rake” i suoi grandi punti di forza. Che la rendono praticamente imbattibile su quelle piste misto-lente, dove a contare sono soprattutto la deportanza, la reattività nei transitori e lo sfruttamento ottimale della coperture Pirelli 2019 che, come noto, hanno una finestra di utilizzo alquanto ristretta.

EVOLUZIONE NEL SEGNO DELLA TRADIZIONE

Se, sul fronte delle prestazioni, il passaggio dalla power-unit Renault a quella Honda ha fatto indubbiamente bene alla Red Bull, il cambio di motorizzazioni non ha influito più di tanto sull’impostazione tecnica della RB 15  che, a grandi linee, riprende i concetti tecnici introdotti da Adrian Newey nel 2018, che avevano dimostrato di funzionare molto bene.

A partire dalla conformazione aerodinamica della vettura, che conserva un musetto piuttosto alto e l’ormai classico foro sulla punta, utilizzato o meno dal team anglo-austriaco, a seconda delle caratteristiche dei circuiti da affrontare. Discorso a parte va fatto invece per l’ala anteriore, sulla cui complessità, come noto, si è abbattuta la scura del legislatore.

 

Quella della RB15 è senza dubbio una delle più complesse del lotto: i due profili anteriori presentano dimensioni decisamente più grandi, rispetto ai tre flap superiori, dall’andamento arcuato . Come nel caso della Mercedes svolgono la funzione di convogliare i flussi d’aria che investono l’anteriore della monoposto all’esterno delle ruote direttrici.

Non meno raffinata e complessa la forma dei deviatori di flusso laterali a “zanna”, che hanno subito continui aggiornamenti nel corso della stagione per aumentare la deportanza a centro vettura e velocizzare i flussi diretti all’asse posteriore.

Come sulla Red Bull del 2018, anche la RB15 è dotata di un sistema S Duct, anche se l’ingresso dell’aria è stato spostato leggermente più in alto e lo sfogo collocato alla sommità del telaio, in prossimità dello scalino che carena il terzo elemento della sospensione anteriore.

A proposito di quest’ultima, la sospensione anteriore della Red Bull RB15 è sempre di tipo push-rod e molto curata aerodinamicamente, col puntone ancorato al telaio in una posizione piuttosto alta, mentre il braccio dello sterzo mantiene una posizione abbassata. Passando alle fiancate, vale il discorso fatto in precedenza: i pontoni laterali della RB15 sono un’evoluzione del modello 2018, con la presa d’aria per il raffreddamento delle masse radianti collocata in alto, al fine di ottenere un’importante svasatura nella parte bassa.

Questa particolare conformazione è indispensabile per velocizzare il flusso diretto all’asse posteriore e generare il cosiddetto “effetto di downwash”, che serve a migliorare le prestazioni del retrotreno della vettura. Anche nel 2019 Adrian Newey ha riproposto fiancate molto corte, con una rastremazione posteriore talmente accentuata che nella parte terminale , a monte delle ruote motrici, si può notare la presenza del tirante della sospensione posteriore, che conserva lo schema pull rod e fuoriesce leggermente dalla carrozzeria.

Altra particolarità della RB15 il pilone unico per il supporto dell’ala posteriore mentre, tra i team di punta, sia Ferrari, che Mercedes utilizzano la soluzione del doppio pilone. Altri particolari degni di nota nel progetto RB15 sono la sospensione posteriore e la collocazione degli scarichi.

Come si può ben vedere nel disegno del retrotreno e dell’estrattore posteriore, nel 2019, per poter alzare il braccio superiore della sospensione posteriore, i due “piccoli” scarichi della valvola wastegate sono stati modificati e c’è molta distanza tra loro e lo scarico principale. Quest’ultimo è piuttosto inclinato per ottimizzare il funzionamento dell’ala posteriore e per incrementare il carico aerodinamico prodotto dalla stessa.

IL MIRACOLO HONDA

E veniamo a quello che molti definiscono il miracolo Honda, ovvero alla crescita esponenziale della power-unit nipponica, dopo quattro anni da incubo trascorsi in partnership con la McLaren. Ad inizio stagione si parlava di un sorpasso nei confronti della Renault, ma con divario di ben 38 cavalli rispetto a Mercedes e Ferrari. Tanti, troppi, solita indiscrezione di radio box?

Di certo nelle prime gare del 2019 la Red Bull non poteva ancora tenere il passo di Mercedes e Ferrari e beneficiare di quel surplus di potenza che fin dal 2014 caratterizza le prestazioni della stella a tre punte in determinate fasi di gara o in qualifica. C’era ancora parecchio da fare, dunque, fino alla prima significativa svolta del campionato a Baku, dove la Honda introduce la “Spec 2”, migliorata nell’affidabilità e accreditata di una decina di CV in più.

Poche gare ancora ed ecco pronta la “Spec 3” , sulla quale, secondo Toyoharu Tanabe, direttore tecnico di Honda F1”...è stato aggiornato il turbo, sfruttando le conoscenze del dipartimento dei motori di aerei e degli aerodinamici.

I dati del banco prova mostrano un aumento di potenza rispetto alla versione precedente della nostra power unit, anche se sappiamo che non abbiamo ancora raggiunto i valori dei nostri rivali.

Si tratta però di un passo nella giusta direzione e continueremo il nostro sviluppo per tutto il resto della stagione, sfruttando le risorse dell'intera azienda". Non contenti dei risultati ottenuti, entro fino anno la Honda ha in programma di fare esordire un quarto aggiornamento, anche se questo vorrà dire andare in penalità. Ma poco importa: per il grande capo della Honda, Masashi Yamamoto in questo momento è importante “... spingere sull’incremento della cavalleria, a livelli di affidabilità invariati”.

Obiettivo: superare la Ferrari, diventare la seconda forza del mondiale, per poi insediare la leadership Mercedes. (testi e disegni di Paolo D’Alessio)