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MELBOURNE 2016: UNA CERTEZZA, TANTI INTERROGATIVI

Susa.Il tanto sospirato primo Gran Premio della stagione c’è dunque stato e, almeno in apparenza, nulla sembra essere cambiato, rispetto allo scorso anno. Sui due gradini più alto del podio troviamo le solite, imbattibili, Mercedes di Rosberg e Hamilton, che nel 2016 si sono invertite le posizioni, rispetto a un anno fa, mentre su quello più basso ritroviamo la Ferrari, con Vettel.

Ma mai, come in questa circostanza, l’ordine d’arrivo è bugiardo. Se c’erano un pilota e una macchina che dovevano vincere la gara di Melbourne, questi erano sicuramente Vettel e la sua “Margherita”, floreale nomignolo col quale il quattro volte campione del mondo ha ribattezzato la sua Ferrari SF16-H.

Una monoposto che, se non in prova, almeno in  gara ha dimostrato di avere recuperato buona parte del gap che nel 2015 la separava dalle stelle d’argento. Non ci fosse stato il drammatico, quanto per fortuna innocuo, incidente di Alonso, la bandiera rossa che ne è seguita e una scelta troppa azzardata di gomme, da parte del Cavallino, probabilmente saremmo qui a festeggiare la prima vittoria di Maranello nel 2016.

Invece la Ferrari se ne va dall’Australia col bicchiere mezzo vuoto, con la certezza che lassù, in alto, c’è ancora la Mercedes F1 W07 (nel disegno lo spaccato della monoposto 2016 di Hamilton e Rosberg), ma la consapevolezza di essere molto più forte dello scorso anno, e la speranza di poter contrastare il passo alle stelle d’argento su piste meno atipiche di quella australiana (a proposito, la prossima gara, in Bahrain, dovrebbe darci il vero valore delle forze in campo).

Per il momento archiviamo la prima tappa del nuovo mondiale come una gara movimentata, sotto tutti i punti di vista, con macchine e piloti che la domenica ci hanno fatto dimenticare quanto di brutto ed incomprensibile si era visto nei giorni precedenti. A partire dall’insensata decisione di modificare il format delle prove.

UNA CRISI ANNUNCIATA

Per capire cosa è accaduto in Australia bisogna fare un passo all’indietro, per l’esattezza all’intervista rilasciata lo scorso 10 Dicembre da Bernie Ecclestone, nella quale Mr. E dichiarava: “...stiamo distruggendo la Formula 1”. Alla vigilia dei test invernali di Barcellona, col Daily Mail, il Supremo (como lo hanno ribattezzato i connazionali) rincarava poi la dose, sostenendo che quella attuale “...è la peggiore Formula 1 di sempre”.

Le critiche di Mr. E erano principalmente rivolte al presidente della Fia, Jean Todt che, secondo lui  “...dovrebbe delegare la Formula 1 ad altri”. “Penso di poter dire di essere un’eccezione in Formula 1- sosteneva ancora Ecclestone - non ho bisogno di lavorare e di soldi, al contrario della maggior parte dei partecipanti, che pensa solo al loro bene e, per giunta, nel breve periodo. Il risultato è la Formula 1 peggiore di sempre. Non spenderei mai i miei soldi per portare la mia famiglia a vedere una gara“.

Non mancano poi le critiche a Ferrari e Mercedes, che “... esercitando il diritto di veto, che è stato loro riconosciuto, possono bloccare le riforme. “Questo genere di cose è comunemente noto come un cartello. E i cartelli, si sa, sono illegali. Ci troviamo dunque di fronte a qualcosa di illegale e soprattutto di anti-competitivo”

Considerazioni in parte giuste, che non tengono però conto del fatto che in questi anni è stato lui il primo a beneficiare della gallina dalle uova d’oro, con scelte non sempre condivisibili, come la questione dei diritti televisivi, lo spostamento della Formula 1 ad oriente, con risultati spesso disastrosi, o la richiesta di ingaggi sempre più onerosi per gli organizzatori, che rischiano il fallimento (vedi Monza).

Lotta Fia-Fom a parte, il vero problema della Formula 1 moderna è la sua crisi di identità, l’autoreferenzialià di un sistema che ha ripudiato anima e tradizione, a vantaggio del business fine a se stesso. Per non parlare delle regole tecniche, introdotte in questi anni, che hanno trasformato i Gran Premi in un gioco virtuale, per pochi addetti ai lavori, con sorpassi artificiali, motori ibridi, norme tecniche comprensibili dai soli addetti ai lavori. 

Per risolvere, almeno in parte questi problemi, su cosa si è pensato di intervenire? Sul format delle qualifiche, naturalmente, che era forse una delle poche cose valide, varate negli ultimi anni. La modifica è stata imposta a piloti e team nella convinzione che una formula ad eliminazione diretta, tipo “rollerball”, avrebbe potuto catturare l’attenzione dei telespettatori di mezzo mondo e del pubblico assiepato sulle tribune dei vari circuiti.

Invece, dopo un solo tentativo, il nuovo format è stato rigettato e dal Bahrain si tornerà all’antico. Non solo la nuova formula era l’ennesimo compromesso cervellotico degli ultimi tempi, ma la Q3, che si sarebbe dovuta concludere con una sfida diretta tra gli ultimi due sopravvissuti, per la conquista della pole, non c’è mai stata, perchè i piloti sono stati invitati dalle rispettive scuderie a non uscire dai box, per risparmiare un treno di gomme. Il primo a rendersi conto di avere toppato è stato lo stesso Ecclestone, che ha definito il nuovo format delle prove “una schifezza”, mentre Vettel è stato ancora più esplicito, giudicandole “una vera me....a”.

Più chiari di così si muore, ma la sintesi più esaustiva sull’attuale stato di forma della Formula 1 è arrivata da Giulio Delfino, la voce della radio nazionale che, commentando il disastro delle prove del Gran Premio d’ Australia 2016, ha parlato del Circus della velocità come di un ambiente “..gestito da menti sopravvalutate”.

Parole dure che mai, prima d’ora, avevamo sentito pronunciare. Una cosa è certa, in un mondo dove la tecnologia ha preso il sopravvento su tutto, anche sul buon senso, non si può correre il rischio di cadere nel ridicolo, introducendo dall’oggi al domani un format di prove così innovativo, come quello visto a Melbourne, senza averlo testato prima.

Non si può predicare professionalità e poi scivolare sulla classica buccia di banana. Quando se ne renderanno conto, quanto tempo dovrà ancora passare perchè il buonsenso abbia la meglio su interessi di bottega e decisioni sconclusionate?

E’ da anni che i media di mezzo mondo lo stanno predicando: andando avanti di questo passo il giocattolo Formula 1 è sempre più a rischio. Come ammoniva una vecchia battuta  “pensateci, signori, pensateci...”. Prima che sia troppo tardi. (Paolo D'Alessio)  

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