LA FERRARI SF15 T: BASTERA' ESSERE... SEXY?

Maranello. Parlare di contenuti tecnici innovativi, di inversione di tendenza o, peggio ancora, della “monoposto della resurrezione”, dopo pochi frames di una presentazione “low-profile” sembra eccessivo, ma un dato è certo: dopo avere visto le prime immagini SF15-T i tifosi del Cavallino hanno tirato un bel sospiro. Per fortuna una vera Ferrari, bella innovativa e, come ha tenuto a sottolineare più volte Maurizio Arrivabene, anche “sexy”.
Una Ferrari accattivante, insomma che, almeno dal punto di vista estetico rappresenta un netto taglio col passato, con quella F14 T che non è stata solo una delle peggiori “rosse” della storia, ma anche una delle meno competitive o, se preferite, più problematiche di tutti i tempi.
Attenzione però, come era solito affermare Enzo Ferrari “...una vettura da corsa diventa bella solo quando vince” e nella storia abbiamo apprezzato rosse esteticamente discutibili, come la 312 T4, soprannominata “la ciabatta” del doppio mondiale del 1979, mentre altre, esteticamente decisamente più accattivanti, come la splendida 312 B del 1971, sono andate in archivio con un solo successo all’attivo.
Bello o “sexy” a parte, quello che ha sorpreso maggiormente nelle prime immagini della SF15-T sono state le sue dimensioni “diverse”, rispetto alla concorrenza, con un muso più lungo rispetto a Williams, Sauber e Force India, che hanno conservato, seppur minimizzandole, le appendici della passata stagione, per non parlare di Mercedes e Lotus, che hanno presentato frontali decisamente “minimalisti”.
Diversità anche nel disegno in pianta, dove la SF15-T denuncia una rastremazione superiore, rispetto alla macchina dello scorso anno, ma anche dimensioni più generose, se paragonate a quelle della neonata McLaren-Honda. Chi avrà avuto ragione?
Per capirne di più bisognerà attendere pochi giorni poi, dopo i primi test dell’anno, sapremo chi avrà lavorato meglio. Fino ad allora i tifosi del Cavallino potranno cullare sogni di gloria, corroborarti dal fatto che, ancora una volta, nell’ultima Ferrari di Formula 1 c’è lo zampino di Rory Byrne, quel geniale tecnico sudafricano che aveva firmato tutte le Ferrari dell’era Schumacher. Una garanzia, insomma, più delle forme “sexy”....
SOTTO IL VESTITO TANTE NOVITA’
Ma quali novità si nascondono sotto il vestito della rossa? La SF15-T è’ la seconda Ferrari dell’era “power-unit” e, almeno a prima vista, dovrebbe rappresentare un sostanziale passo avanti rispetto alla F14-T.
Mettendola a confronto con l’infelice vettura della passata stagione, la cosa che colpisce maggiormente è la completa rivisitazione della parte anteriore, dove l’orrendo musetto ad “aspirapolvere” della F14T è stato rimpiazzato da un elemento decisamente più appuntito, nonchè il più lungo tra tutti quelli che abbiamo visto fino ad ora.
Merito del nuovo staff tecnico del Cavallino, che ha rimpiazzato i giubilati Thombazis e Fry, ma anche e soprattutto delle nuove regole, varate dalla Federazione, per evitare la proliferazione degli antiestetici becchi, proboscidi o uncini, che caratterizzavano le Formula 1 della passata stagione.
Detto del telaio, che nella parte centrale non appare dissimile da quello della F14T, altri segni dell’inversione di tendenza che sta caratterizzando il nuovo corso tecnico di Maranello, si notano nella parte posteriore della SF15-T.
Il retrotreno della monoposto di Vettel e Raikkonen appare decisamente più compatto, rispetto alla macchina dello scorso anno, per generare un maggiore carico aerodinamico (nota dolente del Cavallino da tempo immemorabile) e significative modifiche sono state apportate anche all’ala posteriore, riprogettata per garantire una maggiore stabilità nella percorrenza delle curve, oltre a un maggiore effetto DRS lungo i rettilinei.
Sempre per migliorare le prestazioni della Ferrari grande attenzione è stata posta anche nella riprogettazione dell’impianto frenante e alle relative prese d’aria, rimodellate per assicurare un migliore raffreddamento delle pinze e dei dischi freno, ma anche per generare un maggiore carico aerodinamico, rispetto allo scorso anno. Vista frontalmente la SF15-T evidenzia inoltre due prese d’aria delle fiancate decisamente più grandi, per assicurare un miglior raffreddamento delle masse radianti che, stando alle prime indiscrezioni, dovrebbero avere una superficie più ampia, al fine di incrementare le prestazioni della “power unit”.
A proposito della quale pare che la Ferrari non abbia pedissequamente seguito lo schema costruttivo della Mercedes F1W05, ma mantenuto l’impostazione della passata stagione, con turbine e compressori di maggior diametro e scarichi molto corti, per evitare quelle problematiche dispersioni di calore, che nel 2014 avevano penalizzato le prestazioni della F14T.
Insomma, non una capitolazione tecnica alla superiorità tecnica delle stelle d’argento, ma un compromesso tra soluzioni Ferrari riviste e concetti Mercedes, rivisitati in chiave tricolore. Basteranno? E’ quello che a Maranello e milioni di tifosi del Cavallino in tutto il mondo si augurano, in ogni caso, dopo lo sblocco concesso dalla FIA, nel 2015 si potrà intervenire sul motore anche in corso d’opera, se non altro per cercare di ridurre il gap con gli avversari....
Ultima doverosa nota tecnica per le sospensioni: è stata rivista la cinematica su ambo gli assi della SF15-T ma, a differenza di quanto si era detto fino a poco tempo fa, per il quarto anno consecutivo la Ferrari rimane fedele allo schema pull-rod sull’asse anteriore.
IL PASSATO CHE RITORNA
Una Formula 1 non è fatta solo di parti meccaniche, più o meno esasperate, di soluzioni aerodinamiche estreme o profili alari ricercatissimi. C’è anche una componente estetica, che riveste un ruolo fondamentale perchè, a ben guardare, è quella che il grande pubblico percepisce, quella che gli spettatori vedono in televisione e per la quale gli sponsor spendono un mare di quattrini.
E cosa salta all’occhio sulla neonata Ferrari SF15-T? Un logo che avrebbe fatto sobbalzare sulla sedia un certo Enzo Ferrari: quello dell’Alfa Romeo. E così il cerchio si chiude. Quella Ferrari, che negli anni che vanno dal 1929, al 1937, aveva gestito l’attività sportiva della Casa milanese, e che il Drake aveva sconfitto per la prima volta nel Gran Premio di Inghilterra del 1951, dopo essersi messo in proprio, torna a legare indissolubilmente il suoi destini con quelli della Scuderia di Maranello.
In molti potrebbero leggere quest’accostamento come un romantico ritorno al passato, come un’esaltazione dell’italianità dei due marchi. Ma probabilmente le cose non stanno propriamente così: accostare i due simboli forti come Alfa Romeo e Ferrari vuole probabilmente sottolineare l’eccellenza dei due brand, e lanciare un messaggio a quel mondo intero che da anni attende il lancio del polo automobilistico del lusso.
E poi, d’altra parte, se un logo di famiglia doveva essere, non c’erano alternative: quello FCA non avrebbe avuto senso, mentre Fiat è ormai relegato nel dimenticatoio dei ricordi e la presenza del Tridente Maseratri sarebbe stata da molti considera un evidente caso di “lesa maestà”. Dunque...... (Paolo D'Alessio)