09/09/2026
Direttore: Franco Liistro

Al Guggenheim Bilbao c’è “Motion. Autos, Art, Architecture”

Il Museo Guggenheim Bilbao presenta Motion. Autos, Art, Architecture, patrocinata da Iberdrola e Volkswagen Group. L'esposizione mette in luce la dimensione artistica dell'automobile, vincolandola agli ambiti paralleli della pittura, della scultura, dell'architettura, della fotografia e del cinema. Con questo approccio integratore, la mostra mette in discussione la separazione tra le diverse discipline e offre un'esplorazione delle modalità in cui esse dialogano visivamente e culturalmente. L'esposizione analizza allo stesso tempo le affinità esistenti tra la tecnologia e l'arte. Viene mostrato, ad esempio, come l'uso delle gallerie del vento ha contribuito a dotare l'automobile di una forma aerodinamica, perché possa correre più velocemente utilizzando l'energia con maggiore economia; tale rivoluzione aerodinamica trova eco nelle opere del movimento futurista e in altri artisti della stessa epoca; e tutto ciò, infine, ha inciso anche sul disegno industriale di ogni tipo di prodotto, dagli elettrodomestici alle locomotive.

 Sono state riunite per l'occasione circa quaranta automobili, una selezione delle migliori auto di ogni tipo in quanto a bellezza, singolarità, sviluppo tecnico e visione di futuro. Ubicate al centro delle sale e circondate da importanti opere d'arte e di architettura, molte di loro vengono presentate per la prima volta davanti a un vasto pubblico, dato che non avevano mai abbandonato le collezioni private o gli enti pubblici a cui appartengono. Motion si estende in dieci spazi del Museo. Ognuna delle sette gallerie affronta un tema, secondo un ordine quasi cronologico che parte dagli inizi, continua con le sale intitolate Sculptures, Popularising, Sporting, Visionaries e Americana, e conclude con ciò che il futuro della mobilità ci può riservare.

Future include i lavori di una giovane generazione di studenti di sedici scuole di design e architettura di quattro continenti, invitati dalla Norman Foster Foundation a immaginare come sarà la mobilità alla fine del presente secolo, in coincidenza con il momento in cui si compirà il bicentenario della nascita dell'automobile. I quattro spazi restanti includono un corridoio che presenta una cronologia e un'esperienza sonora immersiva, un laboratorio pratico di modellazione dell'argilla e una zona dedicata ai modellini.

Più di ogni altra invenzione, l'automobile ha causato una trasformazione radicale del paesaggio urbano e rurale del nostro pianeta e, a sua volta, del nostro stile di vita. Alle soglie di una nuova rivoluzione dell'energia elettrica, questa esposizione potrebbe essere considerata come un requiem per i combustibili nei loro ultimi giorni.

 PERCORSO ESPOSITIVO

Beginnings

Questa sala dedicata alla nascita dell'automobile esplora la transizione che porta dalle vetture senza cavalli disegnate specificamente per il cliente alla loro produzione in serie, un processo inquadrato nella concezione del movimento sviluppata alla fine del XIX secolo sotto l'influenza delle nuove tecnologie della fotografia e del cinema. La forma delle macchine evolve dal suo primitivo aspetto angoloso, simile a una scatola, alle stilizzate forme aerodinamiche che presenta attualmente, ottenute grazie all'impiego delle gallerie del vento. Tali forme aerodinamiche furono anticipate dalle opere realizzate da artisti e architetti nei primi decenni del XX secolo, e nell'automobile sono diventate il simbolo stesso della modernità.

Nei suoi primi tempi di vita, l'automobile ha salvato le città dai cattivi odori, dalle malattie e dalla sporcizia provocati dai veicoli trainati da cavalli. Eppure, nell'attuale epoca di cambiamento climatico, ha assunto il ruolo del cattivo che inquina l'ambiente. Tuttavia, l'energia elettrica ha avuto una presenza dominante anche nei primi tempi dell'automobilismo. È stato incluso in questa esposizione un modello della Porsche Phaeton, del 1900, dotato di motori elettrici nei mozzi delle ruote, un concetto considerato rivoluzionario quando fu incluso nel primo veicolo elettrico della NASA che perlustrò la superficie della Luna.

La storia ha chiuso il cerchio, ci troviamo infatti alle soglie di una nuova rivoluzione in cui la propulsione elettrica si unisce alla “mobilità come servizio” —esemplificata dalle applicazioni per dispositivi mobili dedicate agli spostamenti o alla condivisione di auto—, alla quale va sommata la prospettiva dei veicoli autonomi.

Sculptures

Al principio degli anni Cinquanta, Arthur Drexler descriveva le automobili come “sculture vuote con ruote”. In questa sala riaffermiamo il suo enunciato, giustapponendo quattro automobili, tra le più belle del XX secolo, alle sculture di due dei più grandi artisti dello stesso periodo: Figura distesa, di Henry Moore, definita dalle sue dolci curve, e il colossale mobile di Alexander Calder 31 gennaio, caratterizzato dal suo movimento incessante e fluido. Ciascuna di queste automobili si distingue per l'eccellenza tecnica —due di loro sono considerate come i veicoli di serie più veloci della strada—, ma qui rimarchiamo la bellezza delle loro linee fluide.

Al pari delle grandi opere d'arte, la Bugatti Tipo 57SC Atlantic, la Hispano-Suiza H6B Dubonnet Xenia e la Pegaso Z-102 Cúpula assumono un valore eccezionale come edizioni limitate destinate agli intenditori. Anche la Bentley Serie R Continental, pur se fabbricata in serie, è stata prodotta solamente in circa 200 esemplari. Un'altra analogia tra le case automobilistiche e i laboratori d'arte si riflette nelle carrozzerie di queste vetture, modellate una a una da artigiani che hanno piegato il metallo a mano per creare le loro curve composite.

L'Atlantic, creata da Jean Bugatti, era legata a una famiglia immersa nel mondo dell'arte e dell'architettura da diverse generazioni. Assieme all'automobile, viene presentata qui la scultura Pantera in agguato, opera dello zio di Jean, l'artista Rembrandt Bugatti. Così, è possibile osservare come entrambe le creazioni evochino il movimento.

Popularising

La sala mostra il seguente passo nell'evoluzione dell'automobile: i tentativi di produrre una “macchina del popolo” moderna, affidabile e alla portata di tutti. Il processo ebbe inizio negli anni Trenta, con l'affermarsi delle fabbriche a livello nazionale, spesso marcato da connotazioni politiche. Dopo la Seconda guerra mondiale, durante un periodo di ripresa economica e carenza di forniture, l'automobile divenne il simbolo di rigenerazione e di orgoglio nazionale.

Le limitazioni di dimensioni, costi e disponibilità di materiali imposte dall'austerità del dopoguerra non intaccarono la creatività dei designer; al contrario, funsero da sprone per fomentare l'innovazione e l'ingegno, e per riuscire a fare di più con meno.L'arte e la moda dell'epoca si fusero con il fascino che la mobilità risvegliava nelle masse. A modo di esempio di questa tendenza, potremmo citare l'Austin Mini e la minigonna Op Art, oltre al logo disegnato da Victor Vasarely per Renault. Le automobili esposte come il Maggiolino e il VW Microbus sono esempi di come aziende come la Volkswagen hanno reso possibile la democratizzazione dell'automobile. Durante quest'epoca, la proliferazione di veicoli compatti in Europa e dei loro parenti di maggiori dimensioni negli USA amplificò l'impatto delle automobili nel paesaggio urbano e rurale dei due continenti.

Sporting

Durante gli anni di benessere economico del dopoguerra, negli anni Cinquanta e Sessanta, le esigenze tecniche delle gare, soprattutto nella Formula 1, accrebbero ancor di più il divario tra il design di macchine "da corsa" e "da strada", fino a diventare due diverse discipline. Il mercato delle automobili "sportive" ad alta velocità si espanse e i fabbricanti adottarono la tecnologia dei loro omologhi da corsa. I cinque esempi selezionati per la mostra sono, ognuno a suo modo, una gioia per gli occhi, a prescindere dal fatto che siano nati o no come veicoli per correre su strada o in un circuito chiuso. Nel loro design convergono arte e moda, al fine di soddisfare la voglia di velocità e di avventura; sono oggetti della cultura contemporanea desiderati e pieni di glamour. Gli esempi più emblematici hanno proiettato la loro possente immagine sui grandi schermi, rubando il protagonismo alle stelle di Hollywood.

Queste automobili furono ritratte come oggetti di culto da artisti come Andy Warhol e da scenografi come Ken Adam. Durante la sua vita, l'architetto Frank Lloyd Wright collezionò più di ottanta auto, molte di loro modelli classici inclusi in questa esposizione. Automobile Objective, il suo progetto qui in mostra ideato nel 1925 per Gordon Strong, non fu mai realizzato ma rappresenta il primo uso architettonico di una rampa a spirale, elemento che in seguito sarà fondamentale per la concezione del Solomon R. Guggenheim Museum di New York.

Visionaries

La galleria Visionaries parte dalla metà del XX secolo, quando era già stato spianato il terreno per l'arrivo di veicoli utopistici, e artisti e designer si spingono all'esplorazione di forme radicalmente nuove legate alla velocità e al movimento. Molti di loro hanno preannunciato le possibilità del futuro della guida, anticipandosi di decenni ai loro tempi. Con lo stimolo del desiderio di andare sempre più veloci, le automobili trascendono i limiti della tecnologia del motore e delle forme aerodinamiche, sotto la spinta delle nuove tecnologie delle turbine, dei motori a reazione, dell'energia nucleare e dell'automatizzazione.Questo spazio rende omaggio a uno svariato gruppo di veicoli lungimiranti e ai loro designer, esaltando la bellezza delle forme fluide e i loro esiti in materia di aerodinamica. Le automobili sono esposte assieme a opere di alcuni rappresentanti del futurismo, artisti affascinati dal movimento e dalla velocità, tra le quali spicca Forme uniche della continuità nello spazio (1913), di Umberto Boccioni, con il suo vestito bronzeo che fluisce come se la figura fosse all'interno di una galleria del vento.

Esistono affinità visive tra i dipinti futuristi di Giacomo Balla e le macchine realizzate come prototipi unici, esemplificate nella sala da tre modelli degli anni Cinquanta della General Motors, che sono esposti insieme per la prima volta in Europa. In quel decennio furono concepite anche immagini di auto senza conducente, allora visioni da fantascienza, che oggi sono molto più vicine alla realtà. La visione utopistica del design di automobili si riflette nell'arte e nell'architettura del capolavoro moderno di Eero Saarinen: il Centro tecnico della General Motors, che è stato definito come una “Versailles industriale”.

Americana

In nessun altro luogo si è sentito l'impatto dell'automobile come negli USA. La macchina ha configurato la loro economia, il paesaggio e gli spazi urbani e suburbani, e ha definito la cultura popolare fino a un livello sconosciuto in qualsiasi altra parte del mondo. Gli USA sono stati il primo paese a percepire i benefici dell'uso di massa di automobili private e il primo a dovere affrontare le conseguenze ambientali di una società fondata sulle macchine, che risente dell'isolamento sociale e dello sfinimento generato dall'andirivieni quotidiano da casa al lavoro e dal lavoro a casa.

Il romanticismo della strada, il viaggio attraverso gli immensi spazi aperti del continente e il loro interminabile orizzonte, sono emblemi della cultura statunitense, con i tradizionali diner e benzinai on the road. I viaggi sull'asfalto sono protagonisti di fotografie, quadri, musica e trattati letterari dal New Deal degli anni Trenta fino al presente. In questa sala possiamo guardare attraverso l'obiettivo delle macchine fotografiche di Dorothea Lange, Marion Post Wolcott e O. Winston Link, e contemplare inoltre i dipinti di Ed Ruscha e Robert Indiana. Possiamo inoltre ammirare il contrasto tra la precisione di una scultura di Donald Judd e le vestigia automobilistiche schiacciate di un'opera di John Chamberlain, che fanno da sfondo ai veicoli. La vasta gamma di automobili qui esposte mette in rilievo i contrasti tra una gigantesca berlina di lusso, con stravaganti alettoni posteriori, una tipica auto sportiva ad alta potenza, un bolide truccato dai colori sgargianti e una jeep pensata per la guerra e caratterizzata dalla sua sobria funzionalità.

Future

L'ultima parte dell'esposizione è dedicata al lavoro di una giovane generazione di studenti, che sono stati invitati a immaginare come sarà la mobilità sul finire di questo secolo, momento che coinciderà con il bicentenario della nascita dell'automobile. Si chiude così il cerchio del percorso espositivo, affrontando le stesse difficoltà sperimentate dagli inventori della macchina più di cento anni fa: la congestione urbana, la scarsità di risorse e l'inquinamento —il tutto esacerbato attualmente dal cambiamento climatico— e presentate ora in una proiezione di futuro.Alle sedici scuole internazionali di design e architettura selezionate, ubicate in quattro continenti, è stata data totale libertà per condividere la loro visione sul futuro della mobilità. Le loro proposte sono mostrate in questa sala attraverso modelli, audiovisivi, rendering, disegni e scritti, in cui si riflette la collaborazione nata tra gli studenti e diversi membri del settore industriale, designer, artisti e architetti.Questa sala è stata realizzata in collaborazione con AIC-Automotive Intelligence Center.

Clay Modelling Studio

Questa sezione propone un laboratorio di modellazione che illustra la produzione di modelli d'argilla a dimensione reale, un processo ideato negli anni Trenta dal leggendario direttore creativo della General Motors, Harley Earl. Malgrado lo sviluppo della tecnologia informatica e della realtà virtuale, questo importante processo non può essere replicato e persiste oggi in tutto il settore nonostante i progressi della tecnologia informatica e della realtà virtuale. Il marchio Cadillac di General Motors ha permesso che una replica funzionante dello studio di modellazione in argilla con LYRIQ EV fosse un elemento vivo della mostra. Ci sono paralleli con gli studi degli artisti, sia nel passato che nel presente.

Modellini di automobili

In questo spazio si mostra come l'importanza culturale dell'automobile si estenda ben oltre gli stessi veicoli per inglobare il mondo dei giocattoli e dei modellini. Grazie alla Collezione Hans-Peter Porsche Traumwerk, viene presentata qui un'affascinante selezione di artefatti di un'epoca in cui gli oggetti meccanici erano particolarmente apprezzati. Fanno loro da complemento diversi modellini di automobili a scala che esibiscono la stessa maestria rintracciabile in dipinti e figurine in miniatura o in articoli di gioielleria.(Jorge Caceres)

 Motion Autos, Art, Architecture

 ----  8 aprile – 18 settembre 2022

---- Concetto e Design di Norman Foster, curata in collaborazione con Lekha Hileman Waitoller e Manuel Cirauqui, del Museo Guggenheim Bilbao, e un team della Norman Foster Foundation e suoi collaboratori

---- Mostra organizzata dal Museo Guggenheim Bilbao e dalla Norman Foster Foundation

---- Patrocinata da Iberdrola e Volkswagen Group

---- Collaborano: : AIC-Automotive Intelligence Center per Future, Cadillac per Clay Modelling Studio y Sennheiser per l’esperienza sonora inmersiva.

---- Benefattore: Gestamp