10/09/2026
Direttore: Franco Liistro

VERONA LEGEND CARS: LA GUERRA DEL FISCO CONTRO L’AUTO D’EPOCA

Verona. Quanto il peso del fisco determina le tendenze del mercato dell’auto e del collezionismo? Che scenari si prospettano a fronte delle nuove proposte del governo, come l’abolizione del bollo?

Se n’è discusso a Verona Legend Cars durante un corso di formazione dal titolo: " Nel cuore dell’Heritage: FISCO, AUTO E PASSIONE: REAZIONE A CATENA. Erario, collezionismo e le dinamiche che cambiano il settore"

L'incontro é stato coordinato da Pierluigi Bonora e vi hanno preso parte come relatori: Roberto Loi, Presidente ASI, Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre Fulvio Zucco, caporedattore di Ruote Classiche.

Paolo Zabeo ha illustrato nei dettagli la situazione attuale della fiscalità nel campo dell’automobile. «Nonostante promesse e proclami – ha constatato - il peso della tassazione sull’auto in Italia è tutt’ora ben superiore rispetto alla media europea».

Il caso esemplare è quello delle accise su carburanti e lubrificanti, che comprendono imposte create dal 1935 in poi per coprire “eventi straordinari” come guerre, missioni umanitarie, catastrofi naturali (ma anche un rinnovo contrattuale dei ferrotranvieri) che però continuano a incidere in modo permanente. Il risultato è che il prezzo alla pompa in Italia è determinato da iva e accise per quasi il 70%.

La CGIA di Mestre ha anche provato a fare i conti riguardo la promessa governativa di abolire il bollo auto. «Rischia di tramutarsi in una presa in giro – ha commentato Zabeo – visto che coloro che pagherebbero di meno potrebbero essere meno di quelli che pagherebbero di più».

Infatti, la prospettata abolizione della tassa di circolazione – che oggi rende alle Regioni ben 6 miliardi di euro – sarebbe compensata, di nuovo, da un ulteriore aumento delle accise sui carburanti.

In generale, a guadagnarci sarebbero i possessori di veicoli di grossa cilindrata che percorrono pochi chilometri. Nel dettaglio, le proiezioni degli artigiani di Mestre dicono che per veicoli benzina di 1,6 cc e diesel di 19,9 cc, la soglia sotto la quale ci sarebbe un risparmio è rappresentata da una percorrenza di 20 mila km all’anno, mentre per un’auto a benzina di 1,2 cc questo limite si abbassa a 15 mila km.

Per tutti coloro che invece di chilometri ne fanno di più, l’abolizione del bollo in questi termini rappresenterebbe un costo maggiore di oggi, oltre a contenere perfino qualche elemento di iniquità sociale, visto che penalizzerebbe proprio le cilindrate inferiori e in genere il mondo del lavoro, in un Paese dove l’80% dei trasporti avviene su gomma.

Un tema che sta a molto cuore ai collezionisti è ovviamente la paradossale situazione che si è creata dopo l’abolizione, nel 2015, dell’esenzione dal bollo per i veicoli storici. «Ne è seguito il caos e perfino conflitti istituzionali – ha ricordato Fulvio Zucco – con Regioni, come la Lombardia o l’Emilia Romagna, che continuano invece a non far pagare il bollo, altre che lo chiedono ma ridotto, altre ancora che lo pretendono intero; addirittura, nella stessa Regione, la Provincia di Trento e quella di Bolzano si comportano in modo diverso».

Le conseguenze, comunque, rischiano di essere pesantissime sul mondo del collezionismo, come ha illustrato Roberto Loi: «Il primo segnale che avvertiamo è il calo degli iscritti nei registri dei veicoli storici, che alla fine di quest’anno toccherà probabilmente il 10%. Sta succedendo quello che era facilmente prevedibile: pur con tutta la passione per il proprio “gioiellino”, non tutti possono permettersi di pagare anche qualche migliaia di euro all’anno e sono costretti a vendere».

Di questa tendenza stanno approfittando i compratori esteri, tedeschi in primis, che si accaparrano esemplari rari talvolta a prezzi di realizzo.

«Addirittura – ha aggiunto Loi – come ASI siamo stati contattati da una società cinese che è nata in ambito governativo appositamente per comprare veicoli storici. Ci hanno chiesto una consulenza sulle pratiche da svolgere per acquistare macchine e moto italiane».

Come del resto era già avvenuto con le supertasse sui veicoli di “lusso” e di grossa cilindrata, anche questo provvedimento rischia di essere un boomerang per il fisco, che a conti fatti incassa di meno. Ma soprattutto, un oggettivo impoverimento di un patrimonio storico e culturale così importante per l’Italia, come è quello dell’heritage, i cui esemplari più pregiati rischiano di finire all’estero.(F.L.)