FIAT: “CIAO TURIN,MI VADU VIA, VAD LUNTAN A TRAVAIE’, CIAO TURIN , MIA BELA TERA”

Torino. All’inizio del ‘900 a Torino era di moda il refrain di un motivo popolare:” Ciau Turin, mi vadu via, vad luntan a travaié. Ciau Turin, mia bela tera,……” .
Probabilmente la dozzina di aristocratici e imprenditori torinesi che oltre 100 anni fa firmarono l’atto costitutivo della FIAT (Fabbrica Italiana Automobili Torino) mai più avrebbero immaginato che il motivetto sarebbe tornato di moda e cantato proprio dal discendente di uno dei fondatori e firmatari dello storico accordo.
Seduti a un tavolino del Caffè di Madame Burello c’erano Emanuele Cacherano di Bricherasio, Cesare Goria Gatti, Aristide Faccioli, Roberto Biscaretti, Alfonso Ferrero di Ventimiglia, Michele Ceriana Mayneri, Carlo Racca, Lodovico Scarfiotti , Lodovico Damevino , Michele Lanza e Giovanni Agnelli. Tutti furono immortalati in un celebre quadro dai pennelli di Lorenzo Delleani.
Era l’11 luglio 1899……….il 29 gennaio del 2014 l’erede , prescelto dal nipote del fondatore, John Elkann, presidente da quattro anni della Fu Industria Automobili Torino, e Sergio Marchionne hanno riportato in auge quel refrain.
Da oggi c’è una nuova sigla FCA (Fiat Chrysler Automobile): neppure un lampo di grande fantasia e un minimo sforzo di realizzazione grafica !!!
Per carità probabilmente questa è solo il frutto della logica industriale della globalizzazione ed anche della sommatoria degli errori commessi al terzo piano di Mirafiori ed ai piani alti della palazzina del Lingotto negli ultimi 20 anni.
E così la “feroce” , così era chiamata, nell’immediato dopoguerra, Mirafiori è diventata solo una pedina su uno scacchiere che vede in pole position Detroit, Belo Horizonte, Shanghai. Torino e l’Italia, sono in teoria il caposaldo in Europa. Peccato che oramai in Europa l’ex Gruppo occupi posizioni di rincalzo: Fiat è al decimo posto, Lancia al venticinquesimo mentre l’Alfa e’ addirittura al ventottesimo !!!
Dietro le aride cifre di bilancio snocciolate nell’ultimo CdA, ci sono verità che i protagonisti stentano ad ammettere.
Torino è fuori dai giochi? Per carità Elkann si è premurato sul giornale di famiglia di ribadire…” Il mio ufficio è questo, quello in cui mio nonno ha passato gli ultimi 5 anni della sua vita, e non si sposterà, resta qui, al Lingotto. Non ci sono scatoloni in giro perché nessuno ha mai pensato di traslocare. Vivo a Torino, i miei figli sono nati qui, qui vanno a scuola e qui hanno gli amici». E che vuol dire? Il vero cervello FCA non sarà in Via Nizza ma a Detroit e da Detroit saranno dettate le strategie.
Dinnanzi a questo trasloco, impreziosito da una “sede legale” in Olanda, Paese terzo rispetto a Italia e agli USA (parole di Elkann), e da una sede fiscale in Inghilterra, lascia perplessi il silenzio del mondo politico, industriale e pure dei media.
Insomma la FCA, se ce n’era ancora bisogno, ha insegnato ai pochi industriali italiani che pervicacemente continuano a far funzionare i loro stabilimenti in Patria, qual é la via da seguire…..
Forse ci si dimentica dei costi che la ex Fiat ha scaricato sui conti del Ministero del Lavoro e dell’Inps con la Cassa Integrazione. E quindi sulla comunità intera.
Forse ci si dimentica persino degli 800 miliardi di lire che il Governo Craxi anticipò a Fiat per ammorbidire l’acquisto dell’Alfa Romeo a patto di realizzare un’automobile ecologica (e chi l’ha vista?)
Forse ci si dimentica di tutte le infrastrutture a carico dell’Ente Pubblico per facilitare certi insediamenti (Melfi ad esempio).
Non sarebbe il momento da parte dello Stato di presentare il conto?

E Marchionne tanto per cambiare, ma anche questo è un refrain che torna periodicamente di moda dall’aprile 2010, si appresta a presentare , con calma....tra qualche mese, un piano industriale, uno nuovo ovviamente.
A Torino rimarrà forse un parte del centro stile e poi si punterà sul lusso, il famoso segmento Premium, di cui tutti, dal sindaco Fassino ai sindacati, si stanno riempiendo la bocca.
Certo la sfida è interessante ma avrà dei costi talmente elevati che forse saranno inevitabili dei ripensamenti.
E’ in grado la Maserati, che non è nelle prime 20 posizioni europee e che in Italia, nel 2013, ha venduto solo 257 vetture (39° posto in Italia) di raggiungere le fatidiche 50.000 unità vendute? Difficile !!
Potrebbe risorgere sì l’Alfa Romeo ma con la sola 4C non si va di certo lontani e per nuovi modelli si dovrà attendere almeno tre anni. La Giulietta da sola di certo non può reggere il peso d un brand.
Intanto riaprirà, forse, Melfi destinata a sfornare le Jeep……
E allora meglio chiudere quel libro dei sogni che ha già regalato flop del livello della Thema, della Flavia Cabriolet, della Lancia Voyager e della Freemont che, pure questa, da mesi è scomparsa dalle classifiche persino in Italia.
Nulla da fare!! Dovremo morire di 500, di Panda, di Punto di Ypsylon….”Ciao Turin, mi vadu via…..”(Franco Liistro)