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FAKE: l’automobile tra originalità e contraffazione

Torino. Il fenomeno della contraffazione - ovvero della “riproduzione illecita di un bene e la relativa commercializzazione in violazione di un diritto di proprietà intellettuale e/o industriale” - colpisce significativamente il sistema produttivo e rappresenta un moltiplicatore di illegalità. Nel mondo del collezionismo di automobili d’epoca, dove il valore delle vetture storiche registra tassi di crescita paragonabili a quelli delle opere d’arte, i casi di contraffazione sono sempre più numerosi.

Gli esperti di automobilismo storico e le aziende costruttrici sono impegnati nella ricerca di nuovi strumenti e tecnologie in grado di supportare l’individuazione dei falsi e la tutela dell’autenticità.

Questo il tema del convegno organizzato dal MAUTO in collaborazione con l’Agenzia Accise Dogane e Monopoli: tra gli ospiti, Cristiano Bolzoni – Manager di Maserati Classiche, Roberto Giolito – Stellantis Head of Heritage, Barbara Herlitzka – External Affairs Manager Martini & Rossi S.p.A., Adolfo Orsi –Storico dell’Automobilismo, Paolo Rezzaghi – Brembo Intellectual Property Rights Manager, Tomaso Trussardi – Chairman and CEO “Fast Cars Slow Food” e Membro del CDA Trussardi.

La contraffazione rappresenta una minaccia per le imprese, i consumatori e l’economia del nostro Paese e reca allarme sociale, ledendo contemporaneamente la fede pubblica, l’ordine economico, la salute e la sicurezza dei consumatori.

Se i prodotti maggiormente contraffatti riguardano il settore dell’abbigliamento, degli accessori e delle calzature, il settore dell’automobile non ne è affatto esente, anzi.Nel 2021 l’Agenzia ADM ha sequestrato – complessivamente tra autoveicoli, ciclomotori e le loro parti accessorie - oltre 36.000 pezzi contraffatti, con un incremento rispetto all’anno precedente di circa il 300%.

“Nell’esercizio delle sue numerose funzioni, ADM è impegnata nel contrasto dell’illecito e della piaga della contraffazione che colpiscono i settori merceologici dell’economia sana del nostro Paese. Un fenomeno che non risparmia nemmeno il collezionismo delle auto d’epoca a cui il tempo attribuisce un valore economico importante e nello stesso tempo un valore legato alla produttività e all’ingegno di chi ha fatto la storia della Nazione” (Marcello Minenna, Direttore Generale ADM).

“Il MAUTO mette al centro dei propri valori la tutela dell’autenticità dell’automobile storica, come principio culturale che riteniamo cruciale.  Il termine AUTENTICO è da noi interpretato in senso letterale: perché la contraffazione talvolta si nasconde in dettagli non originali, oppure riguarda modificazioni che in passato sono state giudicate marginali o secondarie. A nostro parere oggi l’autenticità deve dialogare con la trasparenza e con un’accurata ricerca storico-scientifica e con l’ausilio delle tecnologie più avanzate: eventuali integrazioni successive devono essere esplicitate e possono essere valore storico di un’auto non più completamente originale. Per affermare l’approccio storico-scientifico che caratterizza l’operato del MAUTO e del suo Centro di Restauro e in collaborazione con ADM presentiamo la mostra FAKE, dove sono esposti alcuni esemplari di “Ferrari” contraffatte, che incarnano un danno inaccettabile per un marchio che appresenta l’Italia nel mondo, di cui vengono evidenziati gli aspetti illegali, a fianco di vetture originali di cui viene esaltato il valore storico. La condanna incondizionata della contraffazione è espressa da un allestimento che mette in scena il giudizio punitivo nei confronti di chi ha progettato e prodotto il falso. In modo plateale abbiamo esposto anche il “cubo” simbolico di un’auto distrutta in una pressa e abbiamo concordato con ADM che uno dei falsi esposti sarà demolito alla fine della mostra”. (Benedetto Camerana, Presidente MAUTO)

LA MOSTRA

Mostra temporanea – dal 29 giugno al 28 agosto 2022

L’automobile ha contribuito a scrivere la storia del ventesimo Secolo. Ma c’è anche chi questa storia la deforma, la trucca, la cancella, per soddisfazioni e profitti illeciti. Esce da un’avventura epica per entrare in quella del malaffare. Il Museo Nazionale dell’Automobile - in collaborazione con l’Agenzia Accise Dogane e Monopoli - accende i riflettori sul lato oscuro del collezionismo. FAKE, l’automobile tra originalità e contraffazione è l’occasione di osservare una galleria di falsi di notevole interesse. Confrontarli con gli originali e riflettere su un fenomeno che, negli ultimi anni, è diventato globale. La contraffazione, parziale o totale, ha raggiunto livelli inauditi: gli esperti stimano che una vettura storica su quattro – nel mondo – sia falsa o gravemente manomessa. La falsificazione si allarga ai modelli recenti, al mercato dei ricambi e a quello delle motociclette. Il business dei falsi, talvolta con la connivenza di soggetti che dovrebbero essere garanti, parte dalle vendite online e arriva ai concorsi e alle manifestazioni più prestigiose. Oggi, chi falsifica e rottama la storia, merita di essere rottamato.

Seguendo il percorso della mostra è possibile osservare alcuni falsi di particolare interesse (si tratta di vetture confiscate, difficilmente visibili).  Tra le altre, una Ferrari 250 SWB falsa ed una vera, una Dino 196 SP costruita da zero e una Ferrari 750 Monza autentica. In alcuni casi la contraffazione è di buon livello, sia pur imperfetta. In altri il lavoro è approssimativo e tutta la natura del progetto addirittura bizzarra.

 Vetture esposte

 LE ORIGINALI

Mercedes Benz 540 K   (Germania 1936)

Vettura sportiva di gran lusso, dalla linea possente e dinamica. Motore a 8 cilindri in linea, sovralimentato da compressore volumetrico inseribile dal posto di guida, sospensione a 4 ruote indipendenti. Le prestazioni erano elevatissime per l’epoca. Questo modello venne costruito negli stabilimenti Daimler Benz di Mannheim, in limitato numero di esemplari, nelle versioni berlina, torpedo, coupé, cabriolet, roadster. Le grandi Mercedes dell’epoca diventarono un’icona della Germania nazista e furono guidate da gerarchi, celebrità e grandi ricchi dell’epoca. Il modello esposto, nel dopoguerra, divenne proprietà dell’avvocato Giovanni Agnelli, e venne da questi donata al Museo nel 1960.

Motore: 8 cilindri

Cilindrata: 5401 cc

Potenza: 180 CV a 3500 giri/min.

Velocità: 170 km/h

Peso: 2235 kg

Anni di produzione: 1936-1939.

Ferrari 750 Monza (Italia 1954)

La 750 Monza ed il suo atipico motore a quattro cilindri progettato da Augusto Lampredi furono una meteora che dominò le competizioni tra il 1952 e il ‘56.  L’importanza della vettura si deve anche alla sua linea, al cui disegno collaborò Alfredo Ferrari. La carrozzeria era realizzata da Scaglietti. Il nuovo propulsore 3 litri, ispirato forse da un analogo “straight four” che Ferrari aveva visto sulle HWM Alta, consentiva di ridurre i consumi in gara rispetto al classico V12. La costruzione era in lega leggera, ed era apprezzato per la notevole coppia. Anche nelle versioni di 2 e 2,5 litri risultò vincente. La “750” debuttò a Monza conquistando le prime due posizioni. Salirono al podio la coppia Umberto Maglioli e Mike Hawthorn, seguiti da José Froilán González e Maurice Trintignant.

Motore: longitudinale anteriore 4 cilindri

Cilindrata: 2999,62 cc

Potenza: 260 cv a 6000 giri/min.

Velocità: 250 km/h

Ferrari 250 GTE 2+2  (Italia 1963)

La 250 GT 2+2 fu la prima autovettura Ferrari a quattro posti prodotta in larga scala. Ne furono costruiti 957 esemplari, equipaggiati con il motore Tipo 250 V12 tre litri a singolo albero a camme in testa. Questi modelli avevano il cambio di velocità a quattro marce più “overdrive”. La carrozzeria, disegnata da Pininfarina, teneva conto degli ultimi studi condotti sull’aerodinamica, abilmente trasferiti su di una linea molto elegante.

Anni di produzione 1960 – ‘63

Motore: 12 cilindri a V

Cilindrata: 2953,21 cc

Potenza: 176 cv a 7000 giri/min.

Velocità: 230 km/h

Ferrari 312T5    (Italia 1980)

Dopo la vittoria di Jody Schekter nel Campionato Mondiale Costruttori 1979, la Casa di Maranello presentò nel 1980 la versione T5, in attesa di schierare la “126 C” con propulsore fornito di turbocompressore. La vettura contrassegnata con il n. 2 (il n. 1 era stato assegnato a Jody Schekter) era di Gilles Villeneuve, valoroso pilota, tragicamente scomparso nel 1982 durante le prove del G. P. del Belgio. Questa monoposto è la continuazione della filosofia di progettazione della serie di vetture con cambio trasversale (da cui la sigla T). La carrozzeria è rappresentativa della tecnica dell’effetto suolo con le bandelle laterali (le cosiddette minigonne).

Motore: posteriore 12 cilindri a 180°

Cilindrata: 2992 cc

Potenza: 515 CV a 12300 giri/min.

Velocità: 290 km/h

Peso: 595 kg

Ferrari Testarossa (monodado)  (Italia 1987)

Presentata al Salone di Parigi del 1984 come l’erede della fortunata 512 BB, la Testarossa fu la prima vettura nella storia del cavallino a non portare nessuna sigla numerica. È ricordata per la sua linea, in cui spiccano la coda notevolmente allargata, con l’imponente fanaleria rettangolare, dissimulata da una fitta serie di barre orizzontali di colore nero. Molto riconoscibili anche le ampie griglie laterali, un insieme che suscitò subito consensi. La meccanica era mutuata dal modello precedente, con il celebre 12 cilindri boxer, che venne ulteriormente affinato. Ne furono prodotte in totale 7177 esemplari.

Motore: 12 cilindri a 180°

Cilindrata: 4.943 cc

otenza: 390 cv – 6.800 giri/min.

Velocità: 290 km/h

Ferrari 360 Challenge Stradale  (Italia 2003)

La Challenge Stradale si affianca alla 360 Modena e alla 360 Spider con l’obiettivo di fornire ai piloti le prestazioni che solo una vettura da corsa per uso stradale può dare. Le esperienze provenienti dai Campionati Internazionali Ferrari Challenge e dalle gare FIA GT hanno permesso ai tecnici di sviluppare soluzioni adatte alle aspettative di una clientela di veri sportivi. Questo forte legame con le corse è evidente non solo nella significativa riduzione di peso, ma anche nell'assetto del motore, l'aerodinamica, l'impianto frenante e il cambio in stile F1.

Motore: 8 cilindri V 90°

Cilindrata: 3.586,2 cc

Potenza: 425 CV – 8.500 rpm

Velocità: 300 km/h

LE CONTRAFFATTE

Replica Ferrari 250 Berlinetta SWB

La vettura è stata costruita negli Stati Uniti da uno specialista di auto d’epoca e poi ceduta ad un esponente della criminalità organizzata italiana. E’ stata fermata all’arrivo presso il porto di Genova: controlli sui dati tecnici non congruenti hanno portato al sequestro.

  • Telaio

Il telaio è certamente derivato da altra vettura Ferrari (probabilmente una 330 o 365) in quanto sono visibili le tracce di asportazione della numerazione originale.

  • Motopropulsore

il motore è un 12 cilindri 4 litri (l’originale sarebbe un 3 litri) con numero progressivo e numero interno abrasi, equipaggiato con 3 carburatori doppio corpo e presa aria sotto cofano, in vasca.

  • Scocca

Ricopia grossolanamente le forme di una vettura originale, vi sono però differenze macroscopiche, e tra queste:

- il tappo di rifornimento carburante posizionato sul parafango posteriore sinistro, anziché in zona laterale sinistra del cofano bagagliaio;

- gli scendenti laterali delle portiere sono in plexiglass, mentre dovrebbero essere in cristallo.

- la strumentazione è coerente, ma sia la tipologia degli strumenti che le distanze sulla plancia sono errate.

- I sedili e gli interni non sono conformi

Replica Ferrari 312T “Niki Lauda”

La vettura è di fattura artigianale, realizzata da un laboratorio sito in Brianza, che cedeva i suoi prodotti a un rivenditore svizzero.

  • Motopropulsore

Il motore è elettrico. Tutta la meccanica, pertanto, non ha nulla a che fare con la F1 autentica.

  • Scocca

Le dimensioni sono molto vicine all’originale. È realizzata in vetroresina. il cruscotto monta un tachigrafo con impresso il logo Ferrari, pur non essendo ovviamente autorizzato.

Replica di Ferrari 196 S

La vettura è stata costruita artigianalmente da una carrozzeria lombarda specializzata in auto storiche, ed è stata venduta – come originale – ad un collezionista americano. All’imbarco presso il porto di Genova il valore dichiarato – irrisorio rispetto alle stime – ha insospettito i funzionari che hanno chiesto una verifica alla Ferrari. La perizia si è comunque rivelata laboriosa perché, pur essendo chiaro che non poteva trattarsi dell’unica 196 S autentica, la buona tecnica costruttiva e l’epoca in esame rendevano complesse alcune valutazioni.

  • Telaio

Il telaio non presenta numerazioni e probabilmente è derivato da altra vettura Ferrari.

  • Motopropulsore

È installato un 6 cilindri a V tipo Dino, a doppia accensione (probabilmente Fiat Dino 2000 0 2400

modificato), equipaggiato con tre carburatori doppio corpo con trombette retinate.

  • Scocca

Riproduce grossolanamente le forme di una vettura originale.

Vi sono differenze macroscopiche nell'assemblaggio, nei materiali, nelle forme e soprattutto negli accoppiamenti dei lamierati.

Non vi è presenza di alcuna marcatura telaio e neppure di targhette identificative.

La strumentazione è pessima e in pessime condizioni, il volante non è conforme, lo stemma centrale posticcio.

I sedili e gli interni non sono coerenti al modello Ferrari di cui si eseguita la copia.

Replica Ferrari 360 Modena

  • Pianale e motopropulsore

È stata utilizzata la meccanica completa di una Toyota MR2 1.8, priva di targa e con libretto di circolazione annullato.

  • Carrozzeria

Pur mantenendo alcuni elementi dell’abitacolo della vettura Toyota, la carrozzeria in materiale plastico è stata rimodellata secondo le forme approssimative della Ferrari Modena.  A conclusione della mostra FAKE, si è stabilito che questo falso verrà distrutto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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