SICUREZZA STRADALE: PER ACI MILANO DIMEZZARE I MORTI SULLE STRADE SI PUO'!!

Milano. Dimezzare i morti per incidenti stradali entro il 2020 e rispettare così gli obiettivi europei. Parafrasando il celebre film “Frankestein Junior” si può fare, sostiene l’ottavo incontro in due anni organizzato dalla Commissione Mobilità di ACI Milano, tenutosi in questi giorni nella sede meneghina dell’automobile Club. Come? Armonizzando tutti i dati raccolti dai vari uffici statistici di Istat, ACI, Anfia, Ania (le aziende assicuratrici) Comune di Milano e Regione Lombardia, oltre alle forze dell’ordine preposte al controllo della sicurezza sulle strade. La cura proposta sta nella tecnologia, nella diffusione della scatola nera e un domani nelle auto a guida autonoma.
In alcune ore di interventi il grande assente è ancora una volta la situazione delle strade, della loro manutenzione, e della segnaletica spesso incomprensibile quando non incongrua. Gli unici riferimenti ambientali, peraltro solo sfiorati, servono per capire se un tratto di strada dove si verificano più incidenti necessitano di correttivi, tra i quali di nuovo qualcuno avanza la riduzione della velocità in tutta l’area urbana ai 30 km orari (lo ha fatto esplicitamente l’ex assessore di Milano Goggi).
Di strade ridotte a calabrodo spacca gomme e sospensioni nessuno dei relatori si preoccupa. E tanto meno si considera l’effetto dei semafori che nei grandi incroci regolano la svolta a sinistra. Per restare a Milano la maggioranza consentono il passaggio al massimo di un veicolo e mezzo: il “verde” è talmente veloce che il secondo veicolo si ritrovi a metà incrocio quando è già scattato il “rosso”. La sensazione è che tali semafori siano tarati per elargire multe salatissime in termini pecuniari e punti patente, più che per tenere conto dei reali flussi di traffico. E quanto sono pericolose le strade urbane con il fondo a lastroni, spesso e volentieri non allineati (così come a Roma tutto il centro storico con i sampietrini!).
Altrettanto si può dire per chi ha disegnato, probabilmente sotto l’influsso dell’alcool, la posizione dei tombini, ormai infossati di parecchi centimetri nel susseguirsi di asfaltature. Per evitarli preservando il buono stato dei veicoli si è costretti a una gimcana. Non meno produttori dei rischio incidente sono le improvvise imposizioni di limiti anche assurdi nell’ingresso di paesi coinvolti da lavori in corso: capita di passare dai 90 orari delle strade extraurbane non ai 50 km/h ma ai 10 l’ora!!! Anche peggio è quanto si vede in autostrada, dove i lavori protratti fino alle calende greche, inducono a traiettorie a zig-zag oppure a brusche frenate foriere di tamponamenti anche gravi. Insomma, tanto per cambiare la strada e ciò che ne regola l’uso non è mai colpevole.
Con tutto ciò, il continuo sviluppo della ricerca in elettronica e telematica, nonché il riconosciuto da tutti grande sforzo delle Case automobilistiche per proporre vetture sempre più sicure, fanno ben sperare nel possibile raggiungimento dell’obiettivo UE. Per la cronaca, 2016, secondo Istat, L’Italia è 14esima nella classifica europea sul tasso di mortalità per milione di abitanti. I più coinvolti in incidenti stradali mortali o con feriti gravi sono gli utilizzatori di due ruote a pedali e a motore e i pedoni per lo più anziani.
Quanto conta il comportamento alla guida non è supportato da dati certi, ma secondo Silvia Bruzzone responsabile statistica Istat, il primo fattore negativo è la distrazione seguita dall’uso improprio del cellulare e “ancora molto alti, sono l’assunzione di alcool e di stupefacenti”. In Lombardia (32.785 incidenti,di cui un terzo a Milano città, 434 i morti e 45.435 i feriti nel 2016), dove la bicicletta si è molto diffusa, si registra un forte aumento di decessi di ciclisti nel 2016 rispetto al 2010. La rete stradale con la maggiore incidentalità, pari a 5,1 eventi per km, è quella della provincia Monza-Brianza, nella rete extraurbana l’Oscar spetta alla Milano Giovi.
In conclusione, per dirla con le parole del presidente della Commissione Mobilità, il professor Stevan, ex rettore del Politecnico di Milano, la sicurezza stradale oggi va affrontata con nuovi criteri in termini di mentalità, tecnologie e comportamenti in una società in profondo cambiamento. Siamo d’accordo purché non ci si limiti all’adozione della scatola nera e agli algoritmi del “tutti connessi”. (Rossella Dallò)